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ApPonza-La via del confino

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di Rita Bosso

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Il palazzo di via Dante in cui visse Cesare Rossi

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La tessera annonaria rilasciata a Benito Mussolini durante il suo soggiorno a Ponza

Via via che procede la realizzazione della app apPonza-La via del confino, mi rendo conto che la parte più impegnativa non è la ricerca, non è l’implementazione informatica; il difficile sarà convincere il turista-utente, non al corrente della storia locale, che i fatti citati non sono le esagerazioni di una guida turistica fantasiosa e inattendibile.
La realtà si concede libertà che la letteratura non potrebbe permettersi, scrive Gabriel Garcia Marquez; ad esempio collocare in due palazzetti sul mare, distanti un centinaio di metri l’uno dall’altro, Benito Mussolini e il suo ex braccio destro Cesare Rossi e pazienza se, quando arriva il duce, Rossi è già partito da qualche mese, in via Umberto c’è pur sempre Pietro Nenni  che controlla i movimenti dell’ex compagno di partito e li descrive nel suo diario mentre Tito Zaniboni, autore di un attentato fallito al duce, coltiva l’orto e scrive poesie.

ApPonza-La via del confino è un progetto di alternanza scuola-lavoro condotto dalla Pro Loco Ponza e dal Liceo Scientifico Volterra di Ciampino; gli alunni e i docenti che a novembre hanno fatto lo stage a Ponza hanno avuto la fortuna di ascoltare i racconti dei testimoni: nitidi, precisi, rigorosi, essenziali. Frequenti, nei racconti del Cancelliere, della signora Carmela Bello Perrotta, la precisazione: “Questo so, questo racconto, altro non ho visto”. Attenti a ripescare nella memoria il particolare, a dare la risposta precisa e, in caso di dubbio, propensi a sottrarre anziché infiocchettare.

Alla signora Carmela Bello, che compie tra qualche giorno ottantasei anni, ho domandato se ricordasse il soggiorno di Mussolini; ha risposto di aver percepito voci, mezze notizie sussurrate ma di non aver acquisito, nell’estate del ’43, alcuna informazione certa. Non poteva essere diversamente. I tedeschi, evidentemente molto interessati a conoscere le sorti del loro alleato, brancolavano nel buio. Il duce sbarcò a Ponza il 29 luglio e solo il 2 agosto l’ufficiale tedesco Kappler, comandante della Gestapo a Roma, poté telegrafare, peraltro con qualche imprecisione:

Da Roma a Berlino,
2 agosto 1943,
ore 14.57.4

All’attenzione del comandante delle Ss, urgente. Tramite Pagnozzi (che è in contatto con
una fonte affidabile all’interno dell’Arma dei carabinieri), Dollman ha appreso che il Duce
si trova dall’altro ieri nell’isola di Ponza, tra Gaeta e Napoli. Informerò immediatamente il
generale Student.

F.to: Kappler.

Il 6 agosto Kappler telegrafa: Donna Rachele Mussolini non si trova a Ponza, come riferisce Dollman, ma a Rocca delle Caminate, nei pressi di Forlì. Evidentemente i tedeschi ignorano che il duce sia prigioniero e non conoscono le circostanze dell’arresto. Il 7 agosto Mussolini è trasferito a La Maddalena; il 10 Kappler  comunica a Berlino che “Il Duce si trova sicuramente a Ponza, malgrado circolino voci in senso contrario”.

Il giorno successivo Kappler conferma: “Un monsignore del Vaticano ha incontrato ieri Del Re (che egli  conosce come fascista) per comunicargli la seguente informazione: l’ambasciatore inglese in Vaticano è stato informato che il Duce si trova nell’isola di Ponza. […].” Non solo i tedeschi ma tutta la diplomazia europea ha notizie lacunose e tardive. Nel telegramma che invia a Berlino il 14 agosto, Kappler scrive:

Il Duce è stato evacuato da Ponza il 12 agosto. Stiamo indagando in ogni direzione per  scoprire dove si trovi attualmente. Le nostri fonti sono i commissariati di polizia, Piscitelli e Dollman. F.to Kappler.

I telegrammi sono tratti da: L’Italia del ’43 nei telegrammi nazisti (Roma- Berlino, luglio-novembre), National Archives, Kew Gardens, Surrey, Gran Bretagna, A cura di Mario J. Cereghino, 2007.

 

 

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