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27-07-2005 v-2-20 h-23 ss16-1 105 aragoste

Galapagos, le isole senza tempo (3). Nel mare di Seymour

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di Adriano Madonna

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per la seconda parte (leggi qui)

In una giornata di cielo velato da una compatta coltre di nuvole raggiunsi in barca Seymour, un’isola ad un’ora di navigazione da Santa Cruz. Avevo a bordo bombole e apparecchi per l’immersione e la mia monumentale fotocamera subacquea. Sapevo che sui fondali delle Galapagos avrei trovato sorprese dietro ogni scoglio, ma ero consapevole che non sarebbero state immersioni di tutto riposo per le forti correnti e per la probabilissima presenza di squali di diverse specie, tra cui alcune da cui guardarsi.

La barca ancorò a una discreta distanza dalla costa dell’isola. Scesi in acqua e aprii gli occhi sulla straordinaria dimensione sottomarina di quell’angolo del Pacifico. Raramente avevo visto una biodiversità tanto grande, con rappresentanti di ogni philum biologico. In particolare, fui colpito dalla vista di schiere compatte di migliaia di pesci, veri “muri viventi” di colori ora tenui ora forti oppure di cromatismi metallici e cangianti, come quelli dei pesci grugnitori. Fui sovrastato dal volo di cento aquile di mare; osservai corpulenti trigoni adagiati sul fondo e mi incantai davanti a grandi tartarughe marine dagli occhi incredibilmente espressivi.
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Mi muovevo lungo il bordo di una voragine sottomarina che si perdeva nel nero del profondo, forse il cratere di un vulcano sommerso. Di tanto in tanto, veloci corse di grandi pelagici, sagome scure che si materializzavano lontano e poi… pesci pappagallo, pesci scoiattolo, pesci soldato, banchi serrati di pesci chirurgo codagialla e tutta la gamma delle specie proprie delle scogliere tropicali. Notai una particolare abbondanza di pesci scatola, i fish box, che devono questo nome proprio alla loro forma con spigoli ben evidenti, come se sotto la pelle fosse racchiuso un parallelepipedo. Il pesce scatola è una specie per certi versi ingannevole: infatti dà l’apparenza di un pesce lento e indifeso. In realtà non è così, perché quando decide di premere sull’acceleratore riesce a farlo benissimo, raggiungendo velocità inimmaginabili grazie al forte battito delle piccole pinne. Di diverse varietà cromatiche (una diversità intraspecifica), il pesce scatola sa difendersi molto bene dai potenziali aggressori, perché proprio questi colori segnalano la tossicità delle sue carni: infatti, il pesce scatola produce un muco contenente pahutossina, una forte sostanza tossica, e mangiarlo significherebbe morire. Nel grande mondo del mare, così come sulla terraferma, si assiste spesso a questa strategia difensiva osservabile anche in molti nudibranchi, che prende il nome di mimetismo mulleriano e si basa proprio sui segnali espressi da questa speciale colorazione, la cosiddetta colorazione aposematica.

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pesce chirurgo
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pesce scatola

Durante la mia immersione nel mare di Seymour e nelle altre che seguirono prestai molta attenzione a non toccare accidentalmente il corallo di fuoco, che laggiù si trova con frequenza, così come evitavo i tagli di forte corrente, cercando occasionali ridossi dietro pareti e grossi scogli.

Discostandosi dalla linea di costa e raggiungendo le acque aperte, si incontrano con facilità le aquile di mare e qualche tartaruga. Queste ultime, dopo un breve tragitto in immersione vanno ad acquattarsi all’ombra di rocce e coralli, le aquile di mare, invece, mi incantavano con i loro stupendi ricami. Spesso si materializzavano dal mare profondo in banchi di decine di individui, componendo una sorta di disegno geometrico, come pattuglie di aerei acrobatici. Il lato dorsale di questi pesci cartilaginei appare scuro, con una miriade di macchie puntiformi rotonde e bianche. Il lato ventrale, invece, è di colore chiaro. L’appendice caudale è lunghissima e filiforme e conferisce all’aquila “in volo” un’eleganza senza pari.

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aquila di mare

A fine immersione, mentre stilavo una serie di appunti sulla mia esperienza subacquea nelle acque delle Galapagos, considerai che queste isole costituiscono un unico, grande ecosistema sopra e sott’acqua, conservando caratteri sopravvissuti alla corsa del tempo.

 

[ Galapagos, le isole senza tempo (3) – Continua ]

Nota: la foto di apertura dell’articolo è dell’autore

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