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La casa del Santo Natale

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di Silverio Lamonica

 

Per formulare a tutti gli Auguri di Buon Natale, quest’anno ho scelto i versi del poeta inglese Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936) che fu, tra l’altro, il creatore di “Padre Brown”, protagonista di una serie di racconti polizieschi, adattati al piccolo schermo italiano negli anni ’70 – 71: “I Racconti di Padre Brown”, con la magistrale interpretazione del grande Renato Rascel.

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Questa poesia di Chesterton ci ricorda “La Notte Santa” di Guido Gozzano, suo contemporaneo, anzi, per molti aspetti penso che possiamo considerarla sua logica prosecuzione. Infatti in “La Notte Santa” la ricerca affannosa di un tetto “decente” da parte di Maria e Giuseppe, per consentire al Bambino di nascere in un ambiente “confortevole”, si conclude con il precario ricovero in una stalla:

(…)
“La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.
(…)
Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto;”
(…)

 

Chesterton parte proprio da questo dato: mentre “All men are at home” tutti gli uomini se ne stanno comodamente a casa, questa mother è costretta dall’egoismo umano a far nascere il proprio bambino in “The crazy stable close at hand” in una “stalla precaria a portata di mano” .

È un atto di accusa all’egoismo e all’indifferenza umana nei confronti del prossimo senza mezzi e bisognoso di aiuto, purtroppo sempre attuale.

The House of Christmas by G. K. Chesterton

There fared a mother driven forth

Out of an inn to roam;

In the place where she was homeless

All men are at home.

The crazy stable close at hand,

With shaking timber and shifting sand,

Grew a stronger thing to abide and stand

Than the square stones of Rome.

 

For men are homesick in their homes,

And strangers under the sun,

And they lay on their heads in a foreign land

Whenever the day is done.

Here we have battle and blazing eyes,

And chance and honour and high surprise,

But our homes are under miraculous skies

Where the yule tale was begun.

 

A Child in a foul stable,

Where the beasts feed and foam;

Only where He was homeless

Are you and I at home;

We have hands that fashion and heads that know,

But our hearts we lost – how long ago!

In a place no chart nor ship can show

Under the sky’s dome.

 

This world is wild as an old wives’ tale,

And strange the plain things are,

The earth is enough and the air is enough

For our wonder and our war;

But our rest is as far as the fire-drake swings

And our peace is put in impossible things

Where clashed and thundered unthinkable wings

Round an incredible star.

 

To an open house in the evening

Home shall men come,

To an older place than Eden

And a taller town than Rome.

To the end of the way of the wandering star,

To the things that cannot be and that are,

To the place where God was homeless

And all men are at home.

.

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Natività con i santi Francesco e Lorenzo. Caravaggio, 1609

.

La casa del Santo Natale

Finì là una madre respinta

da una locanda fuori a vagare,

senza alcun tetto rimase in quel luogo

dove tutti stan comodi a casa.

La stalla precaria a portata di mano

di legno sconnesso e mobile sabbia,

fu molto più dura quale dimora

rispetto alle pietre di piazze romane.

Nostalgici sono gli uomini a casa

ma poi sotto il sole son tutti stranieri,

convinti di stare in terra straniera

ogni qualvolta il giorno svanisce.

Qui abbiamo battaglie ed occhi di fiamme

la sorte, l’onore e grandi sorprese,

ma sovrastan le case i prodigi dei cieli

là dove la storia del ceppo iniziò.

In una lurida stalla è un Bambino

dove bestie si nutron sbavando;

però mentre Egli fu senzatetto

io e te stiamo comodi a casa;

con le mani lavoriamo

e apprendiamo con la testa

ma il cuore perdemmo in tempi lontani!

Né carta poteva mostrare la rotta

né nave sotto la volta celeste .

Senza freni va il mondo, di chiacchiere

preda di vecchie comari

e le cose più strane appaiono chiare;

di terra ed aria ne abbiamo abbastanza

per tutte le guerre e per tutti i portenti,

ma tanto lontano è il nostro riposo:

qual frenetiche lucciole siamo;

in cose impossibili è la nostra pace

nell’urto tuonante di battiti d’ala

attorno a una stella che ci sorprende.

Ad una casa accogliente nel vespro,

ad un luogo più vecchio dell’Eden,

ad una città più insigne di Roma,

gli uomini tutti tornare dovranno.

Dopo il cammin della stella che vaga,

alle impossibili cose esistenti

al luogo di Dio senza alcun tetto,

gli uomini tutti stan comodi a casa.

(traduzione a cura di Silverio Lamonica)

 

Proprio di recente, è piombata su tutti la tristissima notizia di Berlino. Quel tir dirottato da menti insane, ha spento tante vite, fiaccando in noi la speranza di un mondo migliore, di un mondo di pace. È l’ultimo vile attentato di una serie purtroppo lunghissima, di una guerra sotterranea e strisciante, portata avanti da individui perversi e malsani, che dura già da troppi anni.
Ma allo sgomento non deve mai seguire la rassegnazione. Dopo lo sgomento deve venire lo sdegno e la forza di reagire con decisione e con razionalità, senza cedere a facili tentazioni di preclusioni nei riguardi del diverso, di chi fugge dai territori in guerra, vittime – soprattutto loro – di quel cieco fanatismo pseudo-religioso. Siriani, libici e altri popoli la pace l’hanno perduta, da noi la pace è seriamente minacciata, ma non possiamo salvaguardarla elevando muri e barriere, rintanandoci nell’egoismo tanto biasimevole, così ben delineato dal poeta Chesterton: “…our hearts we lost – how long ago!” (“il cuore perdemmo, tanto tempo fa!”).
È compito delle forze dell’ordine prevenire gli atti insani degli infiltrati tra le schiere dei rifugiati e dei richiedenti asilo, individuandoli e fermandoli tempestivamente; nel loro lavoro riponiamo la massima fiducia.
È compito di tutti lavorare per la pace accogliendo chi è in difficoltà, amando il nostro prossimo come noi stessi.
Questo è in fondo il Messaggio Cristiano, il vero messaggio di pace.
Solo così può avere un valore ed un significato il seguente, tradizionale augurio:

Frohe Weihnachten! Joyeux Noel! Merry Christmas! Buon Natale!

 

Di Silverio Lamonica

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