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L’albero della libertà (9), ovvero Le promesse so’ tabbacchere ‘i legno

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di Francesco De Luca

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“Mah … – borbotta Franchino – io, quest’albero, da zì Ntunino non l’ho visto!”
Rispondo: “Franchì… l’albero della libertà è una metafora, non è un albero vero. E’ una immagine che suggerisce pensieri”.

Stiamo salendo, io e lui, la stradina dei Conti per unirci a zì Ntunino. Non pare tempo di Natale. Non c’è freddo e nemmeno vento.
Fra queste case snodate lungo la strada l’aria ristagna. Si adagia nel pomeriggio. Voci di bambini filtrano dalle porte e anche il profumo dei roccocò. Come ti sbagli… stiamo infatti da zì Ntunino, e Assuntina, la moglie, sicuramente sta infornando i dolci.
Entriamo. Non c’è l’albero di Natale. “Zì Ntunì… tu non fai l’albero! Diglielo a Franchino che gli alberi possono anche essere simboli…”
Parole al vento, le mie, perché Franchino si sta beando vicino al Presepe, realizzato sulla credenza. Piccolo ma “chino ‘i devozzione“ – suggerisce Assuntina.

“Di questi tempi – si insinua zì Ntunino – bisogna stare attenti alle suggestioni, alle promesse infondate. In televisione quello che appare sembra tutto improntato alla pace, alla serenità, e invece ‘u munno è chino ‘i ‘uerre, se spare e s’ accide ‘a tutt’i parte.

A Ponza in questi tempi è risolto il problema dell’acqua, quello delle scuole, quello d’ i vapure. Tutte chiacchiere e tabbacchere ‘i legno. L’albero della libertà ha messo foglioline su, in alto, le vedi Franchì?”
A chi parla? Franchino sta sgranocchiando un roccocò, mentre l’aspetta sul tavolo un bicchierino di passito.

Buone Feste.

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