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Chi è senza peccato scagli la prima pietra

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di Pasquale Scarpati
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“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” (Giov. (8,1-11)

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, così, a suo tempo, disse Qualcuno che sta molto più in alto di noi.
In effetti, se ci si pensa un po’, le violenze e gli abusi di qualsiasi tipo avvengono perché qualcuno pensa di essere senza peccato per cui, pensa, di potere a ben diritto lanciare pietre, fare cioè violenza sugli altri.
Di casi simili se ne contano a iosa a cominciare dagli attentati per finire agli uxoricidi (non mi piace il termine feminicidio) o ai ‘donnicidi’ (da domina, signora della casa e della vita) usato a man bassa perché tale termine mi dà un senso di animalesco.
Altri, i soliti sardonici, pensano che molti ci fanno sentire perennemente colpevoli per il giusto fine di scagliare o per meglio dire scagliarsi le pietre.

Peraltro attenersi alle normative di qualsiasi natura è oltremodo difficile se non impossibile, per cui si può incorrere facilmente in multe e sanzioni.
Una normativa, a mio avviso, nasce così: alcune persone si siedono intorno ad un tavolo per decidere sul da farsi. Si stende un canovaccio a cui, a mano a mano che questo gira intorno al tavolo, ognuno aggiunge qualcosa di nuovo che può essere anche utile e necessario. Concettualmente bello a vedersi e a scriversi, ma spesso difficile, se non impossibile, da attuare.
Poi la detta normativa viene promulgata. Il cittadino che la deve mettere in pratica però, pur volendo rispettarla, trova enormi difficoltà. Pertanto giocoforza diviene: un evasore (se trattasi di tasse), un trasgressore o nelle migliore delle ipotesi un disubbidiente, comunque sempre passibile di sanzioni.

A sua volta può succedere che lo Stato, inteso come entità esterna o estranea ai cittadini, che propone la legge sia esso stesso inadempiente. Spesso, infatti, per attuare queste norme ci vogliono soldi, molti soldi, per cui rimangono letteralmente lettera morta o si attuano a metà o vengono del tutto disattese salvo poi riprenderle se in quel momento se ne avverte la necessità (soprattutto per fare cassa).

Una volta un esercente un’attività commerciale all’apparire della “tributaria” se faceva ’a croce c’a mana scemmerza (sinistra). Sapeva bene, infatti, che quelli avrebbero trovato comunque un qualcosa, anche un’inezia, per stilare un verbale e quindi sanzionare (anche, ad esempio, un prezzo esposto ma scritto in modo poco visibile). Un altro sentenziò: Se i’ vach a pile e a penn’, me ne vang’ cu’ ’na man’annanz’ e ’nat’areta! Cioè se osservo scrupolosamente la legge non solo lavoro per lo Stato senza guadagnare nulla ma addirittura mi riduco in povertà.

Tornando ai nostri giorni cito soltanto due esempi (…ce ne sono a iosa).
Qualcuno può pensare, nel suo piccolo, di non aver mai trasgredito o per meglio dire, di non essere mai stato mai costretto, suo malgrado, a trasgredire una norma; quindi di essere diventato, suo malgrado, un… “peccatore” (sic!)…
Ma chi di noi, ad esempio, riesce a rispettare scrupolosamente, dovunque e sempre, il codice della strada? Se facesse questo rischierebbe di coprire 30 Km. in appena… due ore. Infatti può accadere che su strade di grande comunicazione o semideserte, ci si imbatta in limiti massimi di velocità a dir poco ridicoli (50 Km o addirittura 30 Km. l’ora).
Poiché non si vedono mai i limiti minimi di velocità, può succedere, altresì, che si sia costretti (dico costretti) a seguire veicoli che procedono lentamente (trattori, furgoncini o qualcuno che, per vari motivi, gradisce o deve andare a velocità molto lenta). E infatti spesso vi sono strisce continue o addirittura doppie oppure quando vi è la linea tratteggiata sopraggiungono veicoli dal lato opposto oppure in caso di sorpasso si supererebbe, comunque, il limite di velocità.
Così basta un nonnulla per trasgredire il codice delle strada e a volte essere anche “immortalato” da eventuali autovelox (fissi e mobili) e divenire un “cattivo cittadino e trasgressore del suddetto c.d.s.” avendo superato su dette strade il limite massimo di velocità di ben di ben 7 Km orari di cui 5 di “bonus”. L’ignaro e “ cattivo” automobilista, nell’arco di “appena” 90 gg. si vede arrivare una multa salata come il Mar Morto. Deve avere memoria di ferro per ricordare “l’attimo fuggente”, seppure si trovava altrove in quel momento e, se, dopo tutte le peripezie e lo stress, riesce a dimostrare la sua “innocenza”, non riceve neppure le scuse formali da chi ha commesso l’errore.

La raccolta differenziata: altra mannaia che si abbatte sui cittadini. Ottima cosa la raccolta differenziata ma, in molte parti, vi sono moltissime regole ma solo e soltanto al fine di agevolare chi la raccoglie non chi la attua. Queste, poi, risultano astruse: al di fuori della realtà, non attuabili o solo in parte. Comunque l’unica certezza sono le sanzioni per chi non le rispetta.

Mi limito a questi due semplici esempi. Alla luce di tutto ciò, quindi, è facile pensare che il nostro sia un Paese di: evasori, trasgressori, inadempienti, disubbidienti, cattivi cittadini e di conseguenza peccatori incalliti che devono essere sistematicamente solo e soltanto essere puniti pur senza offrire quasi nulla in cambio. Qualcuno, saggiamente, asserisce che ciò viene attuato per evitare il lancio delle pietre tra noi!

Ma alcuni sono talmente incalliti trasgressori da trasgredire anche il precetto che quel Qualcuno aveva osato proporre. Pertanto, pur essendo peccatori, amano lanciare pietre in tutte le direzioni.

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C’è, però, una ed una sola località, nell’universo intero, dove tutti si ritengono senza peccato… e pertanto a loro è lecito scagliarsi, a vicenda, non solo grossi macigni (come avvenne una volta in un film grottesco in cui i protagonisti erano i quattro famosi nerboruti: Ercole, Sansone, Maciste ed Ursus) simili a quelli della Scarrupata ma anche le pietruzze quelle, per intenderci, piccole piccole che giocano sulla battigia con l’onda marina. Alcuni asseriscono che quelle fanno più male perché, tra l’altro, si possono incuneare dappertutto anche nei più piccoli pertugi…
Esperti asseriscono che questo fatto, oltretutto, è contagioso perché persone che non appartengono a detta località, giunti per caso in quel luogo, sono presi dalla medesima frenesia anzi agiscono in modo molto peggiore (oggi si dice così).
Addirittura persone deputate a porgere l’orecchio al flebile lamento della gente e quindi ad abbassarsi un pochino per cui dovrebbero avere la propensione ad essere costruttori di pace e di concordia, si ergono, invece, come Colosso di Rodi o come Giove tonante. Armati di catapulte ed onagri scelgono con cura vari obiettivi a seconda dei tempi e dei luoghi, scatenando, a volte artificiosamente, una zuffa che, come tutte le zuffe, non porta nulla di produttivo per i più.

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D’altronde ricordo che a noi bambini piaceva guazzare nella confusione e più si menavano le mani più eravamo contenti senza pensare alle conseguenze. Queste venivano dopo… Forse, in fondo in fondo, si rimane sempre un po’… puer.
Gli altri si difendono come possono, anche con la tirolastica (fionda: un elastico attaccato alla biforcazione a Y di un tratto di ramo).
Ma qualcuno, il solito maligno, dice che queste zuffe hanno l’aria di essere pretestuose perché si sa bene che alla fine della gran confusione non si risolve un bel nulla anzi tutto ciò serve per impigliare persone ed idee come quando si usava una rete chiamata “schiett”. La si stendeva, a semicerchio, vicino ad un tratto di costa e poi i pescatori ponendosi al suo interno usavano ogni mezzo per fare confusione e spaventare i pesci che, presi dal panico, andavano ad impigliarsi in essa.
Quali erano codesti mezzi “confusionari”? I remi, i “ pagliuoli” e, udite udite, una solita grossa pietra a cui era legata una robusta corda che veniva ripetutamente buttata in acqua..

Ma ciò, come al solito, appartiene al passato!

 

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3 commenti per Chi è senza peccato scagli la prima pietra

  • Luisa Guarino

    Simpatico il tuo intervento, caro Pasquale, che mescola con sapienza qualche luogo comune alle considerazioni sul presente, con qualche digressione nel passato, come sai fare tu. Ma non è di questo che voglio parlare. Mi riferisco invece a quando, parlando di violenza, dici che il termine ‘femminicidio’ non ti piace “perché mi dà un senso di animalesco”. E preferiresti sostituirlo con ‘uxoricidio’ che alla lettera significa uccisione della moglie, o ‘donnicidio’, ricordando addirittura la parola latina ‘domina’ da cui deriva (“signora della casa e della vita”). Ebbene, per quanto brutta ti possa sembrare, femminicidio è proprio la parola giusta. Infatti quando parliamo di genere, come lo distinguiamo? In femminile e maschile: e sul vocabolario troviamo indicato f. o m. E nelle classi come vengono distinti gli alunni? In femmine e maschi. Semplice ed evidente. E’ quindi perfettamente inutile cercare parole che ci piacciono di più: quelle corrette ci sono, basta usarle. E poi, come si sa, spesso il bello e il brutto sono solo negli occhi di chi guarda.

  • Pasquale Scarpati

    Cara Luisa
    A seguito del tuo commento consentimi di esternare il mio pensiero in merito alla parola feminicidio o femminicidio che, penso, si faccia derivare dal latino foemina più che dal francese femme.
    Io non la gradisco per vari motivi.
    Il primo perché si rapporta al mondo degli animali quando i maschi lottano per arrogarsi il diritto esclusivo dell’accoppiamento e di conseguenza per il dominio sulle femmine.
    Il secondo perché mi fa ricordare epiteti oltremodo oltraggiosi nei confronti delle donne che forse, dico forse, si usavano una volta. Anch’essi si rapportavano al mondo delle femmine degli animali tipo “vacca, scrofa o peggio ancora cagna”. Il solo pensiero mi fa venire la pelle d’oca.
    Il terzo motivo è che la parola femmina mi sembra molto riduttiva in quanto con tale termine si parla solo di una parte della donna: il corpo. Si suole o si soleva dire, infatti, ’na bella femmena per indicare una bella donna ma solo dal punto di vista corporale. Quando, invece, la donna è tale ma con la D maiuscola.
    In alternativa preferirei la parola uxoricidio (dal latino: uccisione della moglie) che può essere intesa anche in senso più estensivo. D’altronde la maggior parte dei delitti, dei soprusi, delle violenze avvengono in ambito familiare o quasi (moglie, conviventi, fidanzate, amanti o semplici conoscenze). Ma forse tale termine è troppo soft oppure non si potrebbe capire, come avvenne una volta in uno spot pubblicitario con la parola “svelto” che fu pronunciata nell’accezione del participio passato del verbo svellere cioè con l’accento grave (svèlto).

    Credo che si preferisca adoperare il termine femminicidio perché tutti lo usano. Ma chi per primo l’ha coniato non ha certamente pensato che esso poteva risultare quasi riduttivo nei confronti delle donne, al limite offensivo. Per questi motivi io non mi adeguo e preferisco altri termini.
    Ma bando a questi discorsi “accademici”, il dato di fatto è che il delitto come il sopruso o come il dominio e la violenza specialmente quando sono subdoli o striscianti (se vuoi) sono sempre un obbrobrio perché fanno parte del mondo animale, nel senso dispregiativo del termine.
    Ciao Pasquale

  • Silverio Guarino

    Eppure, c’è qualcuno che se lo può permettere…

    Ai tempi del liceo circolava una barzelletta “irriverente” nei confronti della religione cattolica, che suonava così:

    Mentre Gesù tuonava il:”Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!”, ecco che sulla sua testa vola un “sanpietrino”, indirizzato alla “peccatrice”, che non lo colpisce solo per puro caso.

    Girandosi verso il “lanciatore”, Gesù scopre che è sua madre, la Madonna e, con accento romanesco (nella barzelletta, ovviamente) Le si rivolge dicendo:

    “…A ma’! Nun te posso mai porta’ co mme, che te fai sùbbito arriconòsce!”

    In realtà, a quei tempi forse la sola Madonna poteva sapere di essere stata concepita senza peccato, perché poi ci sarebbero voluti ben 1854 anni prima che il beato Papa Pio IX promulgasse il dogma dell’Immacolata Concezione l’8 dicembre del 1854.

    E oggi?

    E’ come allora. Nessuno come Lei. O no?

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