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Dissalatore per Ventotene: una scelta inopportuna

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di Antonio Impagliazzo
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Si premette una breve sintesi che ripercorre le vicende dell’approvvigionamento di acqua potabile dell’isola di Ventotene dal dopoguerra in avanti.

Due leggi del Parlamento Italiano (la n° 307 del 09-05-1950 e n° 378 del 19-05-1967) ancora vigenti, avevano stabilito che l’acqua destinata ai cittadini delle piccole isole fosse loro concessa, con costi a totale carico dello Stato.

Nell’anno 1958 fu installato nell’isola di Ventotene dalla Cassa per il Mezzogiorno un impianto pilota per la produzione di acqua potabile, utilizzando il principio dell’evaporazione dell’acqua di mare (riscaldamento con evaporazione e condensa).

Dopo circa due (2) anni di funzionamento, nottetempo, l’impianto fu avvolto da un violento incendio determinato dal surriscaldamento del bollitore principale. Il guardiano dell’impianto fu rinviato a giudizio e dovette emigrare in America, per non essere coinvolto nel danno come principale responsabile.

Negli anni ’90, la Regione Lazio inviò presso il Comune di Ventotene una folta delegazione di tecnici e funzionari regionali per illustrare un “moderno progetto per la dissalazione basato sul principio dell’osmosi inversa”. La presentazione e il colloquio furono apprezzati; i funzionari, in via riservata, comunicarono che la costruzione sarebbe stata a totale carico della Regione Lazio, ma alla domanda del Sindaco Beniamino Verde, se i costi per la gestione e per la manutenzione dell’impianto (apparsi esorbitanti sin dal primo approccio) sarebbero rimasti a carico della R. L., fu risposto che sarebbero andati a carico dell’Ente Comune. Il Sindaco rifiutò l’offerta.

Il 26.05.2005 il Comune di Ventotene, in sede di Conferenza dei servizi, espresse parere contrario alla costruzione di un impianto per la desalinizzazione dell’acqua di mare; tale parere contrario venne ribadito anche nella successiva Conferenza dei Servizi del 31.01.2007 in quanto il progetto presentava problematicità di ordine tecnico, quelle relative all’impatto ambientale ed in particolare sull’ indicazione del luogo della realizzazione.

Motivazioni che sconsigliano la realizzazione dell’impianto
Una scelta progettuale, quella del dissalatore, che la Regione Lazio, volle stimolare e porre in essere circa trenta anni fa, pur sapendo che i territori delle isole, in cui si prevedeva la realizzazione dei dissalatori, non possedevano quello “status” di condizioni oggettive ottimali che tale decisione imponeva. Ancora oggi, questa scelta appare foriera di pesanti perplessità ed inopportuna per i motivi che di seguito tenterò di rappresentare:

a) Costi di gestione
Il consumo di nafta su base annua per la produzione di energia elettrica necessaria al processo di dissalazione è pari se non superiore a quello utilizzato per il trasporto dell’acqua con nave cisterna.
I costi della manutenzione ordinaria, dei ricambi, dell’acquisto degli additivi per il pretrattamento e per il lavaggio e contro-lavaggio delle membrane, nonché per il personale addetto al processo ed ai controlli incidono in maniera significativa sul costo di produzione dell’acqua.

b) Produzione di acqua potabile
Il quantitativo di acqua potabile prodotta nel periodo di punta estivo (vedi caratteristiche impianto di progetto) è inferiore alla domanda attuale con zero previsione per uno sviluppo turistico potenziale di medio-termine (sono previste cisterne integrative nei periodi estivi).

c) Inquinamento ambientale
La realizzazione del previsto progetto, significa per l’isola di Ventotene, creare un disastro ambientale senza precedenti e senza paragoni.
Un territorio di ridotte dimensioni, particolarmente fragile (con presenza nelle zone costiere dell’isola di una ricca flora e fauna mediterranea, e con specie protette come la Posidonia oceanica, la Pinna nobilis ed il Corallo rosso) rischia di avere serie conseguenze sull’ambiente marino dallo scarico della salamoia prodotta dell’impianto e dai reflui chimici provenienti dai pretrattamenti, dai lavaggi e contro-lavaggi dei filtri e delle membrane adoperate nel processo di dissalazione.
Non va inoltre trascurato il maggiore inquinamento dell’aria prodotto dallo scarico nell’atmosfera isolana di CO2 proveniente dal funzionamento dei gruppi diesel di alimentazione elettrica delle varie apparecchiature del processo di dissalazione e quello acustico prodotto dai macchinari.
Considerazioni conclusive
Per le ragioni sopra esposte, si ritiene che il previsto impianto di dissalazione debba essere considerato inopportuno ed inadeguato per il piccolo territorio dell’isola di Ventotene, per l’incidenza e l’impatto ambientale (in area SIC ed Area Marina Protetta) che l’impianto è in grado di determinare sull’habitat marino ed atmosferico, per i costi ordinari e straordinari eccessivi che lo stesso comporta [vedi al punto a)].

A tal fine, si ritiene opportuno proseguire l’approvvigionamento idrico dell’isola di Ventotene con navi cisterne dal porto di Formia o Gaeta (con costi quasi dimezzati rispetto all’approvvigionamento dal porto di Napoli) e destinare gli attuali oneri aggiuntivi previsti per gli investimenti “de quo” allo scopo di migliorare la qualità delle acque reflue provenienti dall’impianto di depurazione ed ottimizzare la funzionalità delle reti e degli impianti idrici e fognari comunali, purtroppo non più oggetto di programmazione e di investimenti significativi negli ultimi due decenni dopo la cessazione del finanziamento della Legge Regionale n. 53/1978 (legge regionale speciale per le isole Pontine).

Altresì, per dare voce alle popolazioni delle isole che rappresentano in sede di votazione nell’assemblea dei Sindaci dell’ATO4 meno dello 1,2%, e l’opportunità della costituzione di un “Sub-Ambito delle isole Pontine”, allo scopo di poter selezionare le priorità del territorio, sembra altamente raccomandabile coniugare le scelte tecniche e promuovere idonee iniziative in linea con i bisogni.

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