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L’albero della libertà (7), ovvero L’uomo della provvidenza

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di Francesco De Luca
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Ho ricevuto una telefonata da zi’ Ntunino. Capisco… devo andare da lui. Sono sicuro che queste camminate sui Conti faranno bene alla mia salute, ma non vorrei apparire un intruso in quella contrada. Perciò, come a giustificazione, a chi incontro dico: “devo andare da zi’ Ntunino…” Nessuno me lo ha chiesto, nemmeno me lo chiede, ma io ancora non mi sono liberato di quella ‘territorialità’ infantile, secondo la quale ciascuno doveva razzolare nel suo rione. Che volete fare… sono di coccio !

Trovo zi’ Ntunino già pronto. “ Che vo’ dice l’omme della provvidenza ?

Assuntina, la moglie, ha porto il caffè e, sorseggiando, gli rispondo che l’uomo della provvidenza è una favola nata in ambito cattolico, dove tutto ciò che giunge inaspettato e realizza i fini dell’interessato, è attribuito alla Provvidenza ossia alla volontà di Dio che vede e provvede.

Ci sono stati illustri Santi che hanno goduto di circostanze favorevoli ai loro progetti e li hanno intestati alla Provvidenza. San Giovanni Bosco, san Filippo Neri e altri, hanno additato nella Provvidenza la fonte della fortuna, tramite la quale hanno visto crescere le loro opere di carità.

Quando poi queste circostanze favorevoli si sono verificate nelle vicende politiche, in ambito cattolico, si è incarnata in un uomo la fonte della fortuna. E’ nato l’uomo della Provvidenza, colui che nel contrasto degli eventi riesce a realizzare gli obiettivi prefissati. Prefissati da chi ? Dalla Chiesa cattolica e dalle forze politiche ad essa ossequienti.

Un disastro! L’uomo della Provvidenza, osannato come tale, si è investito di una volontà “divina”, ha ridotto con la forza i fattori divergenti e oppositivi, realizzando gli obiettivi favorevoli a lui e alla parte religiosa.

I dittatori, quasi sempre nella fase di ascesa, si sono ammantati di un disegno divino di cui loro erano esecutori. Per disgrazia del popolo e sulla testa del popolo.

Manco a dirlo… zi’ Ntunino ingurgita tutto questo come fosse vino.

“Sì, però – questa volta sono io a incalzare -, io voglio sapere da dove è scaturita questa curiosità, cosa l’ha generata ?”

Alla domanda zi’ Ntunino risponde che ne ha sentito parlare in giro.

Non mi diletto di pettegolezzo per cui non spreco tempo ad elaborare ipotesi. Ribadisco all’amico, che invece mi sciorina una serie di nomi con relativi curriculum di chiacchiere, quanto sia deleterio ingolfare i colloqui fra i paesani con interrogativi del genere. Perché? Perché nell’uomo della provvidenza si proiettano le responsabilità e i doveri di tutti. Tutti liberi da compiti e uno solo ad affrontare le incombenze. Finisce che costui si scrolla ogni dipendenza, ogni rappresentanza e decide quello che vuole lui. In assoluto capriccio.

“Azzò – interviene zi’ Ntunino – succede chello c’amma visto tanti vote… È inutile allora c’annaffiammo l’arbero d’a libbertà. Simme nuie ca ce tagliammo ’a possibbilità d’esse libbere”.

Subentra Assuntina: “Allora è comme si ce pisciassemo attuorno”.

Sto per dare ragione alla donna quando il marito la rimprovera con lo sguardo.
E io taccio.

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