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Il bastimento di Alberico

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di Francesco De Luca
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La morte rimanda a ricordi e i ricordi si proiettano nell’infanzia.

Da sopra la ‘loggia’ dove abitavo, fui attratto da sempre dai ‘sandolini’. Li vedevo rasentare la scogliera nera, loro bianchi. Immaginavo di andare a ispezionare ogni angolo della costa, ogni grotticina. Ero un fanciullo e non arrivavo a capire il vanto di portare a spasso una ragazza. Eppure questo vedevo fare da quei due sandolini che circolavano nel piccolo specchio del porto. Uno era quello di Luigi Di Monaco. Ne parlavamo spesso con Luigi Ambrosino tanto che lo costruì pure lui. E su quello ci sono andato.

Ma avvenne che un’ estate si materializzò fra le acque di santa Maria e il Lanternino un piccolo bastimento. Non così piccolo come ‘i varcelle con cui noi si giocava dietro la Caletta, non così perché aveva un posto per chi remava e un altro. Ma, volete mettere, era un bastimento vero, con albero di prua, poppa arcuata e murate alte.

Per me un’apparizione fantastica, da associare alle avventure di Roland Eagle (eagle dicevamo noi) dell’Intrepido, fra gli scogli della Parata o del Caciocavallo. Nu bastimentuccio delizioso e irreale, vero e fantastico insieme.

Ad anni di distanza chiesi a Paolo, alunno della mia classe, quale fosse stata la sua fine. Mi rispose che per tanto tempo era rimasto abbandonato nel laboratorio del padre a Santa Maria. Il padre era Alberico e quel piccolo bastimento era stato un capriccio. Una deviazione inusuale del suo mestiere di mastro d’ascia.

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