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Viaggi. (6). Aiuto… Mi sono perso in Cina! (parte prima)

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di Sandro Russo
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Come tanti altri, anche quel viaggio fu propiziato dal caso.
Un congresso medico (“La Tossicologia per gli anni ‘2000’”) a Taiwan per una certa data (fine 1995 – inizi ’96); la possibilità di ‘infilare’ in un solo viaggio una sbirciata alle tre Cine (solo una impressione, perché data la vastità del paese di più non si può) e quindi…

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– Arrivo e sosta ad Hong-Kong, giusto in tempo prima che passasse formalmente alla Cina (1997) dopo il lungo protettorato britannico;

– viaggio di trasferimento (e ingresso in Cina) su ferrovia veloce da Hong-Kong a Canton (in cinese Guangzhou). Il tempo maggiore del viaggio è stato speso nella Cina Popolare. Attraversamento del paese fino a Shangai;

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Shanghai è la capitale economica della Cina e il maggior porto per merci del mondo

– l’ultima settimana a Taipei, capitale di Taiwan (anche conosciuta come Cina nazionalista), ivi incluso il tempo del Congresso;

– penultimo volo Taipei –Hong-Kong e di qui Roma (casa… casa..! …mai tanto agognata dopo un viaggio!)

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Gli antefatti storici, indispensabili per un viaggio di tal fatta, sono particolarmente complicati. In estrema sintesi si può compendiare la storia della Cina in:

Periodo imperiale, con diversi periodi e dinastie e regni che si sono succeduti dall’anno 206 a.C. alle ultime dinastie: Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911). Per dire, con l’imperatore della Cina (Kubilai Khan) trattava Marco Polo nel 1266. Il “celeste impero” – tale denominazione si affermò durante la dinastia Tang (618-907), la più ricca e potente della storia cinese. L’imperatore in Cina si chiama Tian Chao che significa “figlio del cielo”, quindi la sua dinastia si chiama Celeste Impero, che è centro del mondo.
“Dopo oltre 2000 anni (!) di dominio imperiale, nel 1912 la Repubblica di Cina subentrò al sistema dinastico della Dinastia Qing, giunta ormai al declino. La Cina viveva un secolo di instabilità dovuto sia alle ribellioni interne sia alla dominazione straniera” [da Wikipedia].

Repubblica di Cina (1911-1948)
Dal 1930 lotte interne per la supremazia tra il Partito nazionalista (Kuomintang), avente come leader Chiang Kai-shek – e il Partito Comunista Cinese egemonizzato da Chou En-lai e Mao Tse-tung. Sono gli anni tra il 1931 e il 1947 in cui la Cina è in balia di una guerra civile totale, con quattro  battaglie campali più una definitiva, e la “Lunga Marcia” attraverso 8000 chilometri del paese capitanata da Mao con la sollevazione delle campagne e la redistribuzione della terra ai contadini.

Intanto nel 1931 i giapponesi avevano approfittato del caos in Cina per invadere la Manciuria, dove avevano creato Manciukuò, uno Stato fantoccio a capo del quale avevano posto come sovrano simbolico l’ultimo imperatore cinese, Aisin Gioro Pu yi (di qui il film di Bertolucci, L’ultimo imperatore ( 1987: un film da 9 Oscar!))

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– – Quindi nel 1949 la nascita delle due entità attuali: Repubblica Popolare di Cina (dal 1949) e Repubblica di Cina (Taiwan) (vedi più sotto).

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Mao proclama la costituzione della Repubblica Popolare Cinese il 1° ottobre 1949

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Chiang Kai-Shek-1887-1975); fotografia del marzo 1945

Hong Kong divenne una colonia dell’Impero britannico dopo la Prima Guerra dell’Oppio (1839-1842). La regione venne poi brevemente occupata dal Giappone durante la guerra del Pacifico, per tornare quindi sotto il controllo britannico, terminato nel 1997 quando la Cina ne ha ripreso la supervisione.

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 Skyline di Hong -Kong. Con la denominazione si comprende l’isola di Hong Kong, la penisola di Kowloon e nuovi territori aggiunti successivamente al 1898

“Il primo ottobre 1949 Mao Tse-tung proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese e Chiang Kai-shek fuggì a Taiwan, portando con sé le riserve auree del paese e quel che restava dell’aviazione e della marina; per questo motivo, essendo i comunisti totalmente privi sia di marina militare che di aviazione non poterono far nulla contro i nazionalisti asserragliati a Taiwan e ad Hainan (mentre quest’ultima, molto più vicina alla costa, fu riconquistata l’anno successivo).
Chiang Kai-shek ordinò inoltre che tutti i manufatti provenienti sia dalla Città proibita sia dal palazzo imperiale di Nanchino che si fosse riusciti a trasportare, venissero portati sull’isola di Taiwan. Questi oggetti formano oggi il cuore del “National Palace Museum” di Taipei”
 (foto qui sotto) [Da Wikipedia].

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Sia la Repubblica di Cina sia la Repubblica Popolare Cinese hanno continuato a sostenere specularmente di essere l’unica autorità legittima della Cina. La comunità internazionale, con poche eccezioni, scelse gradualmente la Cina continentale come legittimo rappresentante dell’intera Cina.
Taiwan non è riconosciuta né dalla Cina (Repubblica Popolare Cinese, RPC) né dagli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Francia), nonché dal Canada e dagli altri paesi dell’Unione europea; intrattiene tuttavia con essi rapporti di collaborazione e di commercio (solitamente con un ufficio di rappresentanza facente funzioni di ambasciata); al novembre 2013 è riconosciuta da 22 stati in tutto il mondo, tra cui la Città del Vaticano (fonte Wikipedia).
Peraltro Taiwan è potentemente armata dagli americani in funzione anticinese, anzi una legge del Congresso obbliga gli Stati Uniti a difendere militarmente Taiwan da un eventuale attacco cinese.

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Quindi pronti per partire, ma niente gruppi…! Un viaggio per sole due persone organizzato da una conoscente che fa parte dell’Associazione Italia-Cina.

Consigliati da loro scegliamo un viaggio atipico: non itinerari classici: né Pechino né la Grande Muraglia, men che meno l’esercito di terracotta. Ma un approfondimento dei luoghi e delle minoranze etniche; alcuni voli interni e molti spostamenti in treno.

Una cosa importante da sapere, per chi è andato in Cina a quei tempi: non si può viaggiare in Cina da soli (almeno allora non si poteva); l’Organizzazione italiana si appoggia all’onnipotente CTA (Cina Travel Agency) che, scelto l’itinerario, fornisce supporto logistico e guide dedicate per ogni singolo passo che si fa in territorio cinese. Per i viaggi interni, l’ultima guida ci avrebbe accompagnato alla stazione (o all’aeroporto) e quella successiva sarebbe stata presente all’arrivo, con apposito cartello di riconoscimento.

Infine, ci avvertono, fino a qualche anno prima c’era una valuta apposita coniata per i “turisti” – la famosa FEC, Foreign Exchange Currency -; solo di recente si era omologato il sistema della moneta diffusa nel paese (yuan)

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Cina. Numerose etnie
La Cina è un paese multinazionale. Oltre all’etnia preponderante Han (che da solo costituisce il 92 % della popolazione), ci sono numerosi gruppi etnici – ne sono state censiti 55 – che vivono (più o meno) in armonia in questa grande terra. Molte delle minoranze etniche della Cina mantengono da secoli le loro tradizioni e costumi e vivono sulle loro terre tradizionali; gruppi etnici come l’etnia Zhuang, l’etnia Yao, l’etnia Miao (conosciuta anche come Hmong), l’etnia Dong di Guilin, l’etnia Naxi e l’etnia Zang di Tibet…

Non avremmo visto e capito tutto, ma il nostro viaggio era stato organizzato per visitare un buon numero di queste enclavi. Non ci sarebbe certo sfuggita “la grande Cina”, che era tutto intorno: un insieme di caratteri comuni pur tra tante diversità. Ma il paese è enorme, le differenze tante e quegli anni sono stati teatro di tumultuose trasformazioni.

Altre località ci sarebbero per forza di cose sfuggite, come le “colline dipinte” (Parco Geologico Nazionale del Danxia cinese di Zhangye, ai confini con la Mongolia), che pure era nostro desiderio vedere…

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Si tratta di una zona a bassa piovosità vicina al deserto del Gobi. Il panorama – che fa venire in mente la stratificazione di sabbia di diversi colori nelle bottiglie vendute ai turisti – è frutto di depositi successivi di vari minerali di pigmentazione diversa su una base di arenaria.

La religione in Cina
Il governo cinese si dichiara formalmente “laico” e in quanto tale non riconosce alcuna religione “di Stato”.
Le religioni ufficialmente riconosciute, e in quanto tali gestite a livello statale, sono cinque religioni di tipo dottrinale (zong jiao): il buddhismo, il taoismo, il protestantesimo, il cattolicesimo e l’islam.
Il taoismo si sviluppò in Cina a partire dal I-II secolo. Il buddismo si diffuse nel Paese, introdotto dall’India, con il VI secolo. Il cristianesimo e l’islam sono presenti in Cina come religioni minoritarie, il secondo predominante tra alcune etnie non-han.
In Cina non c’è una netta linea di demarcazione tra buddhismo, taoismo e pratiche religiose locali. Sono in particolare queste ultime a costituire un oggetto di difficile indagine. Ciò che talvolta si indica con il termine “religione tradizionale cinese” è infatti un insieme variegato di atteggiamenti rituali che possono comprendere l’omaggio a divinità locali della natura, oppure agli antenati della propria famiglia.
Il culto degli antenati è una delle espressioni più evidenti del confucianesimo, il pensiero che più di ogni altro ha condizionato e condiziona tuttora la morale e il comportamento dei cinesi. Sebbene non sia tra le dottrine riconosciute, la sua influenza sulla morale cinese è tangibile (rispetto dei genitori, rapporti tra uomo e donna, educazione dei figli e modelli di comportamento virtuoso) [informazioni sulla religione: sintesi da Wikipedia].

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Mitologia. Il Dragone Cinese
Il Drago (pinyin Lóng) ricopre un ruolo egemone nella mitologia cinese e nei miti dell’Asia Orientale in generale.
Nella sua raffigurazione più comune, il dragone cinese è un animale colossale avente corpo di serpente, quattro zampe di pollo, testa di coccodrillo, baffi simili a quelli di un pesce gatto, criniera e corna di cervo: dunque un miscuglio di molte specie animali.
È stato per lungo tempo un simbolo di buon auspicio nel folklore cinese, in contrasto con il Drago Occidentale che ha invece sempre avuto, anche prima della diffusione del Cristianesimo, dei connotati negativi.

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Il Drago Cinese è l’incarnazione del concetto di Yang, il Bene/Spirito-Fecondo, associato all’acqua. Il drago è quindi la creatura portatrice di pioggia, nutrimento per le messi e gli armenti, e non il mostro distruttore sputa fuoco/veleno della tradizione occidentale. I cinesi pregavano il drago nei momenti di siccità e lo consideravano il padre della loro civiltà. Il drago era inoltre simbolo dell’Imperatore e si riteneva che, al momento della morte, l’Imperatore stesso rivelasse la sua vera natura di drago liberando il proprio spirito di drago fino ad allora vincolato dalle catene terrene, libero di ascendere al cielo e vigilare sul suo popolo. I dragoni cinesi si riproducono fecondando una perla (nelle loro raffigurazioni, la tengono spesso nelle fauci), che in seguito si schiudeva dando alla luce un nuovo drago.

La controparte femminile del Drago Cinese è la Fenghuang, ossia la fenice cinese, uccello leggendario della mitologia cinese, avente caratteristiche simili, ma non identiche, alla fenice greca ed egizia.

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[Viaggi. (5). Cina (parte prima) – Continua]

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