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L’albero della libertà (5). L’uomo e le sue maschere

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di Francesco De Luca

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Come dice zì Ntunino? “La libertà non si raggiunge mai interamente. Come su un albero, più si sale e più i rami alti indicano che c’è ancora da salire!”

Mi sta di fronte, in cucina, in mezzo, il tavolo. Assuntina, la moglie, lo guarda interrogativa, come a chiedere: “cosa offro?”

Lui fa finta di non capire, ha qualche rospo sullo stomaco e ne vuole attenuare la pesantezza, parlandone. Si può dire che sono andato sopra I Conti per questa ragione. Mi ha telefonato esordendo: “chi s’u credeva ca ghieve a fenì accussì ? Nse fenesce maie ‘i mparà”.

In sé quelle parole vogliono dire tutto e niente. Sono frasi fatte, buone per tutte le occasioni. Ma io, avendo imparato a conoscerlo ho mangiato la foglia. O meglio, ho pensato d’aver capito, e l’ho raggiunto a casa. Mattino inoltrato, Assuntina era indaffarata nel preparare il pranzo. Il profumo era intenso. “Hè capito d’ andore … aggio fatto ‘i maruzze”.

Piatto d’altri tempi e d’altra vita! Ma sopra I Conti la modernità si interseca col passato. L’acquazzone delle settimane passate ha invogliato alla cattura e poi… inevitabilmente il ciclo si conclude a tavola.

“Allora – inizio – non si conoscevano i caratteri delle persone…”

“No, no – mi interrompe – li conoscevamo ma non abbastanza per prevederne gli sviluppi. Uomini che rinnegano la loro provenienza, il loro passato, e diventano servi di chi quest’isola la vuole comprare.

No… non sapevamo abbastanza della loro qualità umana. Conoscevamo la maschera esterna”.

Lo provoco: “E come si fa a capire la qualità umana dei nostri simili?”

Risponde: “Nuie tenimmo ‘u per dare disponibilità, per significare che vogliamo essere della partita. Ilmostra apertura, e compromissione. Tenimmo ‘u no per dimostrare chiusura, criticità, disinteresse. Vanno messi in campo tutti e due. Ma si no, il incondizionato mostra combutta, collusione. Il no incondizionato è menefreghismo. Quello che abbiamo visto in questi ultimi anni elimina ogni dubbio. La qualità umana era poca e lo hanno capito i paesani”.

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