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La scomparsa di Dario Fo. Il Nobel per la letteratura a Bob Dylan

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proposto da Sandro Russo

 

È passato qualche giorno dalla contemporanea notizia – giovedì 13 ottobre – della scomparsa di Dario Fo e del conferimento a Bob Dylan del premio Nobel per la letteratura. Ora, lontani dalla più stringente attualità, se ne può parlare.

Già nei commenti a caldo scambiati con gruppi di amici, prima ancora di aver letto i giornali e ascoltato le celebrazioni televisive, ci eravamo scambiati la frase: “Un poeta che se ne va e uno che ritorna…”

Ma perché scriverne su Ponzaracconta.
Entrambi sono stati dei fari del nostro tempo; e nulla che ha così profondamente coinvolto qualcuno dei redattori e lettori del sito, dovrebbe mancare di essere partecipato.

Dario Fo
Dario Fo
l’abbiamo citato recentemente sul sito e sentito cantare insieme a Iannacci, scomparso tre anni fa “Ho visto un re” una ballata mostre del ’68 (leggi e ascolta qui).
…E comunque è stato un punto di riferimento per la mia generazione.
Ricordo diversi spettacoli suoi, nell’immenso spazio del “Tenda a strisce” di piazza Mancini, dove il popolo (non ancora diviso) della sinistra, moltissimi giovani (non ancora demotivati e sparpagliati), si riunivano come per celebrare un rito di appartenenza.
Era in parte lo stesso pubblico degli spettacoli di Gaber, intelligente, aperto, curioso, non dogmatico.

Da quegli spettacoli si usciva rigenerati, più fiduciosi del potere dell’intelligenza, contenti di essere stati per un paio d’ore in sintonia con un indiscutibile genio del teatro e della mimica, affabulatore e creativo riguardo all’uso del dialetto, per cui aveva inventato il grammelot – un particolare linguaggio costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più idiomi reali, pur senza riprodurli precisamente (poi ripreso e frequentato anche da Gigi Proietti)…

E sempre per Dario Fo, che dire del sodalizio di una vita con quella gran donna che era Franca Rame?

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Applicarono alle loro vite il principio “sessantottino” de “Il Personale è Politico”; quando Franca inopinatamente, durante un suo spettacolo rievocò pubblicamente (a qualche anno di distanza dal fatto) la dolorosa vicenda che nel 1973 l’aveva vista vittima  di uno stupro di gruppo perpetrato come “punizione politica”.

Così l’ha raccontata Dario:
“Una sera ero con lei sulla scena, finito l’atto.
E lei disse: “voglio raccontare qualcosa che con fatica ho rimandato indietro. Voi aiutatemi ascoltando”. Il pezzo durò venti minuti, il pubblico pietrificato».
E lei Fo, come l’aiutò?
«Me ne andai via dalla scena, perché non potevo ascoltare».

Siamo stati a suo tempo anche coinvolti nei dissidi della coppia quando Franca, stanca dei tradimenti di Dario annunciò – di nuovo pubblicamente, in televisione, e all’insaputa di lui – che lo lasciava.
E della altrettanto pubblica “dichiarazione” di Dario: “Sempre negli occhi e nel respiro ti tengo”.
Poi la separazione non avvenne e la coppia si ricompose.

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Ricordiamo l’attribuzione del premio Nobel per la letteratura a Dario Fo nel 1996 (nel link anche un saggio di grammelot) con la motivazione seguente: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.
Quindi Franca Rame e Dario Fo decidono di devolvere in beneficenza l’intero ammontare del Premio Nobel creando il Comitato “Il Nobel per i disabili”.

Il resto è storia recente: la morte di Franca Rame nel 2013 e le polemiche nel popolo della sinistra per la simpatia che Dario Fo manifesta per il Movimento 5 Stelle…

***

“Per un poeta che se ne va, uno che ritorna…”

Ho letto delle cose tremende sul premio ad un cantautore; tra tutti svetta per acidità lo scrittore Irvine Welsh (quello di Trainspotting) che dichiara: «Questo è un premio pieno di nostalgia mal concepita, strappato dalla prostata rancida di senili hippy farfuglianti»

A me pare che gli accademici svedesi siano stati invece originali e lungimiranti; che con il premio a Dario Fo nel 1997 abbiano aperto al Teatro dando il premio a un saltimbanco, un teatrante-scrittore e adesso , con l’ultimo premio a Dylan, alla forma Canzone.
In fondo, se spesso diciamo che dei testi di una o tante canzoni sono “poetici”, non è la poesia una branca della letteratura?

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Il Nobel a Bob Dylan

Di Bob Dylan ho due distinti “flash”.
Uno risale alla prima giovinezza, al mitico viaggio all’isola di Wight per il Festival pop del 1970, di cui pure ho scritto su questo sito (leggi qui).
Quella volta era presente al raduno con la sua musa e compagna di allora, Joan Baez, ma non cantò. Aveva partecipato all’edizione precedente dello stesso Festival, nel 1969.

In mezzo, tutta la sua musica (…e le parole, religiosamente tradotte dall’inglese): immagino che il Nobel l’abbia vinto per le parole e per il personaggio che ha incarnato: dalle più famose “Blowin’ in the wind” (da The Freewheelin’, 1963) “Mr Tambourine man” (da: Bringing It All Back Home, del 1965)… e poi tutte le altre…
Quasi una colonna sonora della nostra gioventù, quando quel che veniva dall’America era ancora “acriticamente” buono…
A differenza dei Beatles (attraverso i quali qualcuno ha imparato l’inglese), Dylan canta in americano (anche molto strascicato), e senza testi le sue parole non si capivano. Comunque le sue ascendenze letterarie sono evidenti fin dal nome, mutuato dal poeta inglese Dylan Thomas (lui nasce Robert Zimmermann).

L’altro ricordo è una considerazione di pochi anni fa…

“Il tempo prende di sorpresa. Rifugge di solito da rivelazioni plateali. Le persone comuni ne scoprono segnali inapparenti tra le bollette da pagare, dal contenitore degli scovolini per le orecchie che sembra infinito, ma poi finisce; nelle pile dei giornali che si sono accumulati, nei figli che parlano in un modo diverso; in alcune storie e volti che si sono sovrapposti e i cui contorni cominciano a sfumare.
Il tempo appare in pieno risalto solo sulle facce degli altri. Incontrare un conoscente, un amico, ad una certa distanza di tempo dall’ultima volta, fa notare sul suo volto una deformazione dei tratti, appena più slargati, le pieghe più incise, una espressione simile a quella che si ricordava, eppure trasformata…
Qualche settimana fa ho riconosciuto sul giornale una foto nota: la copertina del primo vinile di Bob Dylan. Non riuscivo a togliermele dalla mente, quelle due figurine dal volto giovane e sorridente, pieno di spensieratezza e gioia di vivere! Primi amori, castagne calde nelle tasche, mille cose da dirsi. Hanno scatenato una cascata di ricordi e di pensieri…
Bob Dylan! Un mito per molti di noi… A suo tempo lo avevamo preso a nostro eroe per le sue doti migliori; genio e giovinezza, successo e ricchezza. Le sue canzoni hanno contrassegnato le diverse fasi della nostra vita…
Ed ecco come ci ha lavorato sopra il tempo!”:

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Bob Dylan in tre diverse età della sua vita: una specie di ‘Ritratto di Dorian Gray’ al contrario

Ora il Nobel; questa la motivazione del premio per la letteratura al cantautore americano: “Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”.
In un certo senso la consacrazione, prima di scomparire del tutto.

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Un commento d’autore
Michele Serra, uno dei corsivisti più acuti e ‘umani’ di Repubblica, così ha commentato il doppio evento (Fo-Dylan) sul giornale del giorno dopo (da “La Repubblica” del 14. 10. 2016): michele-serra-i-due-artisti-della-parola

 

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1 commento per La scomparsa di Dario Fo. Il Nobel per la letteratura a Bob Dylan

  • silverio lamonica1

    È molto recente la notizia che Bob Dylan si rifiuta di andare a Stoccolma per la cerimonia di premiazione del Premio Nobel. “Ho altri impegni” avrebbe detto il “vate musicale tanto osannato”. Però l’assegno di svariate centinaia di migliaia di euro non l’ha rifiutate. Tradotto: faranno cumulo con l’impegno che ha in quei giorni, e se due più due fa quattro, in quel giorno il simpaticone Bob metterà in tasca una cifra da record; in un solo giorno oltre un milione di euro. Niente male.
    Di altra tempra e molto più serio, Jean Paul Sartre che rifiutò il Nobel assieme ai soldi.
    E lo osanniamo come “grande artista”, paragonandolo addirittura a Dario Fo! Ma per piacere!

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