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Sogno di una notte di fine estate

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di Martina Carannante

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A Ponza, ottobre è arrivato con una leggera pioggia e il vento di levante, poco male, visto che siamo in autunno. La stagione, mai come quest’anno è tardata ad andare via; saranno le belle giornate, sarà che posso passare più tempo a casa e che la comitiva estiva è ancora tutta sull’isola, ma io respiro ancora aria estiva più che quella autunnale.
Come tradizione, prima di ogni partenza, c’è la cena di fine estate, per salutarci, passare le ultime ore in allegria o mettere a punto il prossimo ritorno; e visto che tutta l’estate è stata “di forchetta”, non poteva essere che così anche a ottobre.

Final destination: cena al ristorante Monte Guardia. Portare gli amici fornesi alle pendici del monte non è stata impresa difficile, certo la salita è stata carente di entusiasmo, ma la cena… Fantastica!
Dalla terrazza sembra di dominare il porto, deserto, con la nave illuminata e qualche voce in lontananza.  Ci fanno accomodare, a tavola fortunatamente siamo quattordici; grazie all’ospitalità di Emilio e della sua famiglia ci sentiamo come a casa.

L’oste, subito dopo aver portato le prime caraffe di vino si lascia scappare: “Se vi piace ordinatene altro, a fine serata ci sarà una sorpresa!” Tutto procede per il meglio, tra le risate, la buona cucina, il vino di Peppe e i racconti. Finita la cena, non dimenticate le parole di Emilio, vogliamo riscuotere il premio.

“Ragazzi, venite con me. Adesso mi spoglio dei panni di oste e voi di clienti e vi porto all’interno dell’isola!”

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Scendiamo le piccole scalinate e subito davanti a noi inizia un tunnel scavato nella roccia.
Emilio ci fa strada e ci illustra il lavoro di anni e anni iniziato  dal nonno e finito  con lui e il padre. Tutti in silenzio lo seguiamo e rimaniamo incantati da tanta magnificenza. Arriviamo verso la parte finale del tunnel. Ecco la cantina.
Alla parete tutte fessure con all’interno bottiglie di spumante, a terra il torchio, le damigiane, le reti da pesca, nell’aria l’odore della terra, del mosto, del mare: l’odore di Ponza.

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Rimaniamo in silenzio.
Emilio ci avvisa: “Mettete via i telefonini e spegniamo le luci, la sorpresa è qui per voi.” Andiamo. L’ultimo tratto del tunnel, e poi il buio.

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Aprite gli occhi e guardate in alto“.

Fantastico! Il cielo stellato, un mare di stelle su di noi, il mare vero di fronte e tutto intorno la vegetazione. Non si sente un rumore. Un fascio di luce ci smuove dal torpore, è il Faro della Guardia che illumina la via ai naviganti. Tra i rami di una pianta trapela una luce. E’ il faro della Madonna, ‘u Fanale!

Massimo e Carmine – ormai uomini di mare – ci illustrano il cielo stellato.

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Emilio ci spiega che siamo a 55 metri sul livello del mare e il tunnel è stato scavato in una vena di sabbia, che all’interno c’è un dislivello perché non sapevano bene dove scavare e ricongiungersi.
Stupiti ci guardiamo intorno, ormai gli occhi si sono abituati a quella scarsa luminosità e cominciamo a scorgere le cose.
C’è un banano altissimo e una folta vegetazione.
Unica traccia opera dell’uomo è un tavolo enorme in muratura ricoperto in pietre di mare.
Subito Angela dice: “Aaaaah, questo è il tavolo che fa per noi! A mangiare siamo sempre una marea, qua sicuro c’entriamo“.

Emilio ci racconta che lì ci fanno i pranzi di famiglia e con gli amici. Ci dice anche che è stato fatto in pietre di mare proprio per indurre a bere; infatti il bicchiere pieno di vino poggiato sulle pietre non è stabile, potrebbe di conseguenza cadere e per non perdere il vino bisogna finirlo subito e… magari ricominciare.

Saremmo rimasti ore lì, ma è arrivato il momento di uscire dal sogno e tornare alla realtà.
Rientriamo nel tunnel ed Emilio apre una bottiglia di spumante sistemata nel muro. “Mitt’ a bbeve!” dice. Bel segno di ospitalità e cordialità.
Accettiamo e brindiamo con le altre parole tipiche ponzesi: “Aizza , Aizza, Aizza, Acala, Acala, Acala, Accosta, Accosta, Accosta…  ‘A saluta nosta!

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La sorpresa è stata gradita, anzi graditissima, ci complimentiamo con Emilio e lo ringraziamo di tutto.

“Mitt’ a bbev!”

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Scendiamo per le viuzze degli Scotti.
Silenzio.
Si sentono solo i nostri schiamazzi. Michele mi chiede: “Martì, ma qua ci abita qualcuno?!”
Rispondo che la maggior parte è tutta gente forestiera, che di famiglie ponzesi, ormai, ce ne sono poche e notiamo anche i numerosi cartelli “VENDESI”.
Sospiro di tutti.
Ci guardiamo intorno, vorremmo fare e dire miliardi di cose, ma  è  l’una di notte di un giorno di ottobre.
Gli abbracci, i baci, la buonanotte… Il corso Pisacane deserto. Il cielo stellato sopra di noi.

Sogno di una notte di fine estate!

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