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L’albero della libertà (4). Il tempo messo a frutto

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di Francesco De Luca

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Trovo zi’ Ntunino pensieroso. Sua moglie Assuntina me lo mostra. Sta nella catena, in fondo. Mi avvicino e lo trovo accigliato. Mi indica un nespolo: “Guarda – dice – adesso sta in fiore. In autunno si mette in moto perché a giugno i frutti siano maturi. Se prepara pe’ tiempo”.

Zi’ Ntunino trae saggezza dall’osservazione della natura.Se prepara pe’ tiempo ossia si attiva con largo anticipo in modo da arrivare all’appuntamento con la primavera nella forma ottimale. L’uomo aggiunge anche una postilla: “chi sa si p’ allora ce stongo”.

Lì per lì reagisco d’impulso e dico le solite frasi di circostanza per allontanare lo spettro della morte e portare il colloquio in atmosfere più leggere. Ma poi, a ben riflettere, quante volte abbiamo tacitato la coscienza critica per pigrizia, per frivolezza, lasciando che le cose evolvessero in modo esiziale, dannoso. Non abbiamo affrontato le questioni per tempo.

Lo stato civile in cui versa Ponza chiaramente denuncia che tanto è stato il tempo del disinteresse. Se una lezione c’è da trarre è che è tempo di ripensare a gestire le cose ponzesi in modo che lo sviluppo non deprima le tradizioni e che le inclinazioni isolane non vengano stravolte dal progresso.

“Zi’ Ntunì che vaie penzanno… ce starraie sicuramente. In primmavera ‘i mangiammo sti nespule”.

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