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Epicrisi 92. Dell’appartenenza

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di Enzo Di Giovanni
Partenza. Fili e gomitoli

 

Eh sì, siamo ad ottobre. La cosiddetta bella stagione è andata, e con essa i tanti lavoratori stagionali, ed i ponzesi che migrano sulla terraferma per l’inverno. Tutto è come sospeso in attesa del duro inverno che prima o poi arriverà, di cui si sente già il corollario di tristezza, depressione e fatica di vivere che attanaglia l’animo di chi resta.

Eppure oggi è una bella giornata. Di nuvole che si rincorrono, che si imbronciano e chiudono il cielo. Di squarci di sole improvviso. Di silenzi. Di pioggia.

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Ponza è bella, maledettamente bella ancor di più adesso, e lo sanno i turisti che caparbiamente sbarcano su queste sponde: tanti, considerando il periodo.
Soprattutto stranieri. E soprattutto consapevoli di ciò che trovano, e di conseguenza di ciò che hanno scelto.
Perché, tra i tanti paradossi di cui si nutre quest’isola c’è anche quello che, parallelamente all’inesorabile e progressivo abbandono invernale, aumenta il flusso di visitatori.
Più perdiamo residenti, usanze, senso di appartenenza, più aumenta la frequentazione fuori stagione di questa terra da parte dei foresti.
Il villaggio globale, veicolato dalla rete, dalle autostrade multimediali, ha ridotto, in maniera impensabile solo pochi anni fa, le distanze ed i i tempi.
Più il nostro territorio viene abbandonato, e con esso quel prezioso, insostituibile corollario di conoscenze e di cultura – marinara ed agricola e non solo -, più arrivano, ed arriveranno, viaggiatori alla ricerca magnetica, attrattiva, proprio di ciò che non c’è più.

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Sarebbe curioso analizzare i flussi dei collegamenti in questi giorni: scopriremmo che per una famiglia di ponzesi che parte, ce n’è una di Berlino, o di Vienna che arriva.
E’ un gioco a rincorrersi, che al momento non porta da nessuna parte, ma che col tempo ed una maggiore consapevolezza, dovrà aprire scenari nuovi, e nuove analisi.

Si capisce che sono attratto da questi fenomeni di frontiera, periferici?

Non sarà il turismo estivo, quello che porta i soldi, a curare le nostre ansie.
Non saranno i vip, le mode del momento, modelli comportamentali assolutamente non conciliabili con la Ponza storica a ridare slancio all’appartenenza ad una collettività.

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La rete – e noi di Ponzaracconta nel nostro piccolo facciamo umilmente ma con caparbietà la nostra parte – rilancia, tra le altre immagini possibili, quella di un territorio unico, prezioso, mortificato, che va salvaguardato morfologicamente ed antropologicamente.
Ogni vecchio che ci lascia, ogni conoscenza che dimentichiamo, è un patrimonio che è un delitto disperdere. E di questo delitto, più o meno consapevolmente, paghiamo le conseguenze, perchè è in atto una scollatura profonda tra le generazioni di ponzesi che si susseguono.
Questo è il nostro male di vivere, la nostra colpa, di cui la perdita di residenzialità è solo una sorta di riflesso condizionato.

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E di questo male di vivere, non potrebbe essere altrimenti, è intessuta la cronaca settimanale del nostro sito.
Con toni ed angolazioni differenti, come ne I tre fischi… di Domenico Musco o nei pezzi di Franco De Luca La scommessa di vivere su quest’isola e L’albero della libertà (3). Onora la terra che ti nutre.
Oppure, a proposito di male, anche nel Viaggi (5). Mal d’Africa (seconda parte) del nostro Sandro Russo: d’accordo, si parla di Africa, ma se l’Africa è un altro pianeta, anche Ponza è un mondo-altro, come ben sa chi la conosce.
Un mondo che rivive anche a parecchie migliaia di chilometri in Buon compleanno Ingeniero White.

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Altri argomenti ma stessi disagi sono quelli vissuti nello sport a Ponza, questa settimana presente con ben tre pezzi: Oggi parliamo del calcio a Ponza, La risposta della Polisportiva ed il ritorno alla cronaca di campionato dell’attento Giovanni Califano Calcio Ponza. Prima giornata di Campionato.
Bene ha fatto Martina a stimolare il dialogo per rompere gli scomparti stagni in cui spesso è parcellizzata la nostra comunità, anche in quegli ambiti che dovrebbero essere momenti e luoghi di aggregazione.

Altra vicenda invece, dai toni quasi grotteschi, è quella che vede coinvolta la nostra scuola La scuola, a Ponza. In questi casi discuterne non solo è utile, ma assolutamente necessario per chiarire ogni dubbio, dal momento che la scuola è il termometro su cui misurare le possibilità di sviluppo della Ponza di domani.

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Interessante, come sempre, il colorito excursus storico che Sandro Romano fa del porto di Ischia Il porto di Ischia. Breve storia (1)(2). Aspettiamo con curiosità il prosieguo del racconto.

Un saluto a Nunziata, che ci ha lasciati, nella sentita testimonianza di Martina Addio Nunziata, io ti ricorderò così.

Lascio in fondo 2 Ottobre, festa dei nonni con la bellissima poesia di Tommaso Lamonica.
Nemmeno sapevo che esisteva una festa dei nonni!
Mio padre è mancato da poco, ma già da anni aveva smesso di essere padre: salito di grado, era ufficialmente diventato nonno. Lo chiamavamo tutti così, me compreso. Era così un secolo fa, come ci insegna Tommaso, ma è così anche oggi.
Ancora di più, in questo mondo che va troppo veloce, immemore.

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In fondo è quello che sto cercando di esprimere fin dall’inizio di questo mio pezzo.
L’eredità preziosa di chi ha vissuto prima di noi e ci ha accompagnato per un periodo della nostra vita è una ricchezza che non si riesce ad esprimere a parole, e dovremmo ricordarcelo sempre, non solo nei momenti di dolore in cui avvertiamo forte una assenza.

Perché in sostanza nulla cambia, nemmeno la capacità di gestire il nostro futuro, solo se non perdiamo di vista chi siamo.

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