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Le cale si beano

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di Francesco De Luca

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Stavano calme e beate le cale stamane: al Bagno vecchio, nei pressi della grotta ‘i Capeianco, intorno alla roccia gialla che solo l’anno scorso aveva forma d’orecchio (ora è franata), in prossimità di Lucia Rosa.

Le insenature sembravano bearsi al sole, mosse dalle onde. Fino a pochi giorni fa mèta di motoscafi e gommoni oggi tutto era talmente calmo che sembrava d’essere intrusi, e come tali, elementi di disturbo.

Il mare, come è solito manifestarsi il nostro mare, invitava con la trasparenza. Priva di vento l’aria si lasciava accaldare dal sole. Il silenzio era rotto dagli stridi dei falchi. Lontana una barca tentava la cattura di ricciòle.

Soltanto una decina di giorni fa i turisti davano alle rocce schiamazzi e gridi da amplificare, e le acque venivano setacciate da improvvisati esploratori. Da oggi l’isola riprende il suo andare. Continuo e monotono, silenzioso e fattivo.

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Il contrasto, anni fa, lo consideravo nocivo per un sereno stato d’animo, e invece oggi ne valuto la positività. Ponza e i Ponzesi, dicevo anni fa, sono tormentati da una altalena di relazioni e stimoli che ora ubriaca (in estate) e ora desola (nel restante periodo). L’animo è sballottato e si ritrova insicuro.

Oggi considero questo altalenìo una opportunità per ritornare, dopo il frastuono estivo, alla dimensione propria dell’isolano. Chiuso in sé, col viso al mare, attento ai venti, pronto verso i suoi. Dopo la sbronza il riposo. Dopo il ballo il silenzio.

Prevedo le critiche di chi considera il turismo una dimensione totalizzante per Ponza, e lo privilegia. Io penso invece che se saremo in grado di non perdere la caratteristica della nostra identità, potremo essere fieri di lasciare una eredità che ancora sappia di isola.

Lo sviluppo può sposarsi con la tradizione.

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