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Epicrisi 89. Il tempo delle scelte

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di Giuseppe Mazzella
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Ci sono momenti in cui un Paese è chiamato a scelte che determineranno il suo futuro; ci sono momenti in cui la storia si incammina verso direzioni che bisogna velocemente selezionare e affrontare.
A leggere gli interventi di questa settimana si ha netta la sensazione che il tempo delle scelte si avvicina e non è più procastinabile.

Tutti i problemi di Ponza stanno venendo al pettine e bisognerà scioglierli, affrontandoli anche in una visione alta come indica lo scritto di Vincenzo Ambrosino. Governare, infatti, è e dovrebbe sempre essere la più nobile delle arti, perché da una sua corretta applicazione dipende la qualità della vita di migliaia di cittadini. In questa luce vanno affrontate le scelte educative (ancora Ambrosino sul cambio di indirizzo della scuola da ‘tecnico’ a ‘turistico’), quella assolutamente centrale dei collegamenti (proposta da Nicola Lamonica), quella dello spopolamento periodico autunnale (Martina), il ripensamento delle limitazioni imposte dall’alto, dei SIC e ZSC, su una popolazione che non solo non è stata sentita, ma alla quale non è stata neanche partecipata la dirompente incidenza.

La storia va avanti e i cambiamenti sono inevitabili, ma noi tutti vorremmo fossero inseriti nel solco delle nostre tradizioni, così da preservare la nostra identità. E’ su questa linea Francesco De Luca che, rievocando usi e figure, pone il dito su cambiamenti che snaturano il nostro mondo isolano, facendolo diventare altro.

Ora se i ponzesi hanno un merito è quello di essere ancora ponzesi – ma fino a quando? – con tutti i limiti e i difetti. E forse anche con qualche merito.
Essere cioè una popolazione con una memoria da custodire, preservare, far conoscere e apprezzare. Una storia che si è arricchita nel corso di quasi tre secoli è un lascito che non può essere disperso. Un lascito tessuto dalla vita di pescatori, naviganti, agricoltori, artigiani, professionisti, uomini di cultura, che hanno formato i nostri cuori e le nostre menti.

Pur vivendo da qualche decennio un boom turistico, non è sano immaginare un futuro dedito solo al turismo, voce certamente centrale della nostra economia, ma non l’unica.

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Un’isola vive dell’apporto di tutte le sue componenti che, invece di essere compresse come è stato fatto negli ultimi tempi, anche a causa della nostra supina e per molti versi inspiegabile dipendenza dalle direttive comunitarie, vanno invece alimentate ed aiutate. Un esempio su tutto: la pesca.
La nostra storia è basata sulla pesca, una pesca che anno dopo anno ci è stata resa quasi impossibile a causa di norme limitative e al limite della patologia. E mentre i nostri pescatori stringono la cinghia, alle prese non più con le reti e gli altri attrezzi da pesca, ma con centimetri e registri, marinerie internazionali scorrazzano liberamente per i nostri mari senza alcun controllo.

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Questo per sottolineare che non si vive di solo turismo, ma di tutte le risorse di cui la nostra isola è dotata, alimentando e favorendo sempre nuove attività. In quest’ottica anche la partecipazione al recente bando dell’utilizzo del Faro della Guardia diventa per tutti noi un valore aggiunto nel recupero della nostra identità.
Di questa situazione perlomeno surreale scrive anche nei suoi interventi fluviali e ancorati a espressioni tradizionali e gergali Monia Sciarra (leggi qui, quiqui e qui), impegnata da tempo a sottolineare certe incongruenze che sono sotto gli occhi di tutti. Non sempre, tuttavia, le sue “visioni” da commedia napoletana sono fondate, anzi a volte le capita di descrivere realtà del tutto fantastiche.

Forse proprio alla luce di questi complessi scenari Sang’ ’i Retunne guadagna precipitosamente la fuga, anche se lui afferma una fuga coraggiosa in un eremo ideale sullo scoglio della Botte. Proprio su questa propaggine isolata del nostro Arcipelago il romanziere napoletano dell’Ottocento Francesco Mastriani ideò una storia emblematica, che riecheggia un po’ il nostro tempo. Sang’ tornerà a Ponza? La sua è solo una ritirata strategica? Cosa sta maturando in cuor suo? Lo vedremo.

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Intanto il dibattito, sempre più serrato, dovrà affrontare ormai il mare aperto e in questa navigazione perigliosa ma necessaria, un po’ di merito se l’è conquistato senza falsa modestia il nostro sito che con gratitudine ringrazia i sempre più numerosi lettori, simpatizzanti e collaboratori che non solo auspicano ma si impegnano ogni giorno per una Ponza migliore.

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2 commenti per Epicrisi 89. Il tempo delle scelte

  • Monia Sciarra

    Cuore e cervello per salvare il nostro amato scoglio

    Ho apprezzato l’epicrisi di Giuseppe Mazzella di questa domenica 18/09/2016: in effetti è giunto il momento di decidere innanzitutto che fare per salvare l’isola e poi da chi partire per salvarla.

    Però, caro Giuseppe, parlando di me hai scritto: “Di questa situazione perlomeno surreale scrive anche nei suoi interventi fluviali e ancorati a espressioni tradizionali e gergali Monia Sciarra (leggi qui, qui, qui e qui), impegnata da tempo a sottolineare certe incongruenze che sono sotto gli occhi di tutti. Non sempre, tuttavia, le sue “visioni” da commedia napoletana sono fondate, anzi a volte le capita di descrivere realtà del tutto fantastiche.”

    Ponza vive una situazione surreale? Non è vero Ponza vive una situazione reale, concreta, pesante che solo i cittadini ponzesi che la abitano tutto l’anno, subiscono per cui conoscono.

    Subiscono, ma non sanno come affrontarla almeno dal punto di vista di risposta collettiva, per cui resistono individualmente.
    Molti partono dall’isola e altri si preparano a partire, i vecchi cercano di curare l’orticello prendendosela con i verdi e i SIC, i padri e le madri si lamentano dei centinaia di disservizi quotidiani: scuola senza insegnanti, assistenza sanitaria sempre più precaria, collegamenti marittimi che lasciano a desiderare, posta che arriva in ritardo, televisione che non si vede, prezzi che rimangono alti, il vuoto delle giornate, la rassegnazione dei figli ecc.
    I giovani si trascinano aspettando la notte e sperando che il loro bar-ritrovo sia aperto.
    La Chiesa ripete il suo ciclo liturgico che rimane rituale tendente ad occupare il tempo dei propri – sempre più pochi – fedeli.
    Le associazioni culturali preparano a piccoli gruppi il loro appuntamento annuale e lo fanno per se stessi nella speranza di avere degli spettatori che abbiano ancora voglia di farsi qualche risata a Natale.

    Questa non è una situazione surreale ed io la vivo quotidianamente e siccome da tempo mi sono detta che è assolutamente inutile aspettare “la manna dal cielo” ho deciso di parlare, di lottare e di dire la mia senza paura.

    Ma perché chiamare i miei interventi “fluviali”? I miei interventi voglio che arrivino alla gente e sono interventi che hanno un bersaglio chiaro “la nostra amministrazione comunale e in particolare il capo di questa amministrazione”.

    C’è un proverbio che dice: “Chi è colpa dei suoi mali pianga se stesso”, ma io non ho scelto questo Sindaco e questa amministrazione, ma comunque con questo Sindaco e con questa amministrazione io con l’associazione Cala Felci – come tutte le persone e le associazioni locali compresa la vostra Ponzaracconta – volevo collaborare e fino ad un certo momento è stata possibile una libera collaborazione. Ma poi è subentrata una nuova filosofia politica del Sindaco che ha bruciato tutti i ponti con le libertà di azione, opinione, pensiero. .

    Questo Sindaco ha un disegno chiaro in mente e lo sta portando avanti con il “bastone”: vuole sostituire i Ponzesi con altri, vuole ridisegnare la geografia economica dell’isola.

    Questo non mi sta bene, per cui io ho fondato un Comitato, Rinascita per Ponza e insieme ad altri ponzesi, che tra l’altro ho dovuto tenere nascosti per proteggerli da ritorsioni, abbiamo agito… basta andare sulla pagina Facebook di Rinascita, per capire il lavoro che è stato svolto. Grazie a Rinascita, anche gli altri Comitati hanno per esempio fatto richiesta di partecipazione alla “Conferenza dei Servizi” per il porto per poi capire, l’antidemocraticità di questo Sindaco.

    Ma non basta, i miei interventi sul sito da me amministrato, “Verità Ponzesi”, sono chiari e costanti contro quella che vuole essere anche l’egemonia comunicativa del Sindaco su altri siti.

    E ancora non basta: quando ho capito che avevamo bisogno di un aiuto politico organizzato, sono entrata nel “Meetup Ponza cinque Stelle” e in due anni, sono venuti a Ponza deputati e senatori del Movimento per lottare con noi contro Acqualatina e per smascherare con interrogazioni Regionali i disservizi di Acqualatina e della Laziomar.

    Grazie a me ed altri militanti nel Meetup Ponza cinque Stelle, la consigliera regionale Gaia Pernarella ha partecipato alla Conferenza dei servizi ed è stata “gli occhi e le orecchie” dei comitati ponzesi che non sono stati invitati dal Sindaco.
    Gaia Pernarella ha poi presentato una interrogazione al Presidente della Regione perché si adoperi, nell’andare incontro alle esigenze dei Fornesi, promuovendo una variante al piano regolatore per la zona ex-Samip.

    Non ti parlo della Associazione Cala Felci e di tutto quello che è riuscita a produrre in questi anni grazie anche al mio impegno e non ti parlo della persecuzione personale che da tre anni subisco dal Sindaco in persona, proprio per tutto questo impegno profuso nell’interesse di migliorare la mia qualità della vita che non può prescindere dal miglioramento della qualità della vita di tutti i ponzesi residenti.

    Quindi Caro Giuseppe io non descrivo realtà surreali e quando faccio, come la chiami tu, “commedia napoletana” descrivo realtà, avvenimenti, personalità molto concrete e assolutamente realistiche.

    Vedi Caro Giuseppe, ho deciso di scriverti proprio perché ti stimo e ti ricordo che fra un anno ci sono le elezioni e Ponza non ha un’alternativa a Vigorelli; non ce l’ha e questo non solo è grave ma dimostra che l’isola basa le sue speranza sull’Uomo del Destino, sul miracolo dell’ultimo momento.
    Io mi ribello a questo fatalismo e con tutte le mie forze dico:
    Ponzesi svegliamoci prima che sia troppo tardi.
    Io farò la mia parte fino in fondo e spero che tutti gli uomini e le donne che comprendono il reale pericolo che stiamo correndo, comincino a metterci la faccia e il cuore come da tre anni sto facendo io.

  • Gennaro Di Fazio

    Caro Giuseppe,
    queste espressioni “….le sue visioni da commedia napoletana etc…” te le potevi anche risparmiare.
    Già si ha poco coraggio a scrivere, andare a tarpare l’entusiasmo su argomenti che riguardano la situazione attuale e il futuro prossimo per l’isola, non credo sia degno di questo sito – a cui tu appartieni sia come facente parte della redazione, quindi lo rappresenti, sia come fondatore, così come lo sono stato io – che ha il compito invece di aprire e non di bloccare i dibattiti, peraltro già pochi, o addirittura inibirli per paura della critica redazionale.
    A mio parere ben vengano tante “commedie”, le quali, per quanto possano descrivere “realtà del tutto fantastiche”, sono sicuramente meglio del silenzio.
    Gennaro Di Fazio

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