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Euforia d’estate

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di Francesco De Luca
Il-Corso-affollato-di-turisti

 

Come giudicarla diversamente? Il Corso Pisacane intasato di comitive. Di famiglie che si stanno preparando per andare al mare. Nella banchina, al di sotto, infatti, barche, barconi, motoscafi, tutti pronti per accogliere gente desiderosa di godere le acque delle calette. Per la spiaggia, unica a disposizione, basta guadagnare lì dove approdano le navi. Continue sono le corse per Frontone.

Turisti sbarcano dai traghetti e dai mezzi veloci, turisti si imbarcano per Palmarola o per tour di piacere, turisti si affollano alla fermata dei bus per Le Forna.

Poche le macchine che circolano, più i tricicli che approvvigionano i negozi di frutta e verdura, o che trasportano acqua o che, con cassette celate alla vista, rispondono alle chiamate dei ristoranti con alici, orate, pesce spada, tonno, calamari, cozze, ricciole.

Signori con i calzoni lunghi trascinano trolley diretti alle agenzie affittacamere, signorine in abiti da mare con i trolley si dirigono ai moli di partenza.

Il porto è un brulichìo di natanti: motoscafi per rifornirsi di benzina, yacht per un approdo ai pontili, gommoni ansimanti per portarsi in acque più consone ad un bagno rilassante ma… al Molo Musco approda l’aliscafo da Formia; dietro urge il traghetto proveniente da Terracina, ancora più indietro avverte della sua presenza il motoscafo veloce da Napoli.

Un brulichìo non disordinato perché ciascuno ha il suo programma scritto, la sua meta segnata. A frapporre intralci sono i tutori dell’ordine, refrattari alla flessibile improvvisazione, all’accomodamento istantaneo. Danno loro una mano i cialtroni, perché il caos produttivo esige spirito pronto ed essi, si sa, ne sono privi.

Nell’isola, in questi giorni di fine agosto, si respira euforia da samba: frizzante, rutilante, grassa, giocosa. I Ponzesi non sorridono, soltanto il riso è stampato sui volti. Le mani muovono soldi, i corpi muovono tette, glutei, gambe. È un riso appannato dalla stanchezza. È un sudore che non puzza. È agosto, ragazzi, il gioco dell’estate si è tramutato in assillo. Chi d’austo ’ns’è vestuto, vierno ’ncuollo c’è venuto!

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