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Parlando di Augusto Vanarelli al bar Gildo

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di Rosanna Conte
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Nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso un leggero venticello rinfrescava piazza Gaetano Vitiello, ‘ncoppa a Ponta Ianca, come i ponzesi chiamano la piazzetta dov’è il bar-pasticceria Gildo.

Seduto ai tavolini, un pubblico attento ha partecipato alla presentazione dell’opuscolo Augusto Vanarelli. Pittore Scultore Arredatore.

Al poliedrico ed importante artista, che amò tanto Ponza da volervi avere l’ultima dimora, avrebbe fatto certamente piacere la modalità dell’incontro, semplice, intimo e colto, così vicino al suo modo di essere.

L’impegno affettivo di sua figlia Cristina e quello culturale di Paola Puglisi, storica dell’arte e membro del Consiglio Scientifico della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, hanno dato vita a questa pubblicazione asciutta, essenziale, ma molto articolata su Augusto Vanarelli ed alla sua presentazione poco paludata, ma molto sentita.Dopo i saluti del sindaco, Pier  Lombardo Vigorelli, Paola Puglisi ha illustrato il legame esistente fra la Biblioteca romana e l’artista, soffermandosi su una sua opera collocata  nel Giardino degli aromi e dei profumi, uno dei cortili della grande Biblioteca, fin dalla sua costruzione jn via Castro Pretorio,  Farfalla.

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Realizzata in acciaio inox , l’opera presenta motivi di forme curvilinee, esito personale di Vanarelli nel dibattito di quegli anni fra arte figurativa e astrattismo. Le saldature a vista tra le lastre vogliono richiamare e valorizzare la manualità propria dell’artigiano che permane nell’artista.

In Farfalla si combinano, pertanto, armoniosamente i due aspetti inscindibili e caratterizzanti di Augusto Vanarelli: la proiezione costante verso il futuro sull’onda vitale e naturale della continua ricerca e la concretezza operativa del saper fare proprio dell’artigiano.

E’ proprio per un innato senso della ricerca  che  adopera con sicurezza i mezzi del linguaggio dell’arte contemporanea come i profilati metallici, le resine, i materiali plastici che utilizza in tutte le produzioni dalle tele alle sculture all’arredamento.

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Passando dal discorso artistico ad un tema tutto politico,  Cristina Vanarelli ha posto il problema della gestione dell’eredità dei grandi nomi.

La presentazione dell’opuscoletto le ha dato l’occasione di levare un atto di accusa contro il vuoto che incombe sulla memoria di opere ed artisti che pure hanno fatto la storia dell’arte del ‘900.

Non esiste una struttura, un ente preposto, che si prenda cura di recuperarne opere e percorsi, di inserirli in mostre, di fare pubblicazioni che sistematizzandone la produzione e misurandone lo spessore, ne conservi la memoria per le generazioni successive.

Questo compito di recupero viene lasciato all’iniziativa dei familiari che non sempre sono invogliati a farlo e non sempre sanno farlo.
Così succede che molte opere, sottratte al pubblico, perdono valore e , conseguentemente, anche l’interesse dei galleristi e dei critici d’arte.
Non poche sono quelle donate a galleristi che giacciono nei depositi. Non più curate, giungono a deteriorarsi e perdersi del tutto. Così scompaiono.

Eppure le opere d’arte hanno la loro ragion d’essere nella fruizione da parte di un pubblico e per esso dovrebbero essere tutelate.

E’ con questo convincimento che Cristina Vanarelli si è impegnata a ricostruire il percorso artistico del padre, un lavoro certosino fatto anche col sostegno della dottoressa Puglisi, ed oggi il volumetto su Augusto Vanarelli costituisce una buona base di partenza per affrontare uno studio successivo dell’artista.

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L’altro tema che ha voluto affrontare la figlia dell’artista  è stato il ricordo della Ponza degli anni ’50-’70, quella vissuta da Augusto Vanarelli che ogni anno dal 1956 al 1979, nel mese di agosto, veniva a trascorrere con la sua famiglia le vacanze sulla nostra isola.

Ricordo che lui “baciava il mare” e diceva di non poter fare a meno di Ponza che gli dava la carica per affrontare l’anno a venire.

La Ponza di allora è ormai un ricordo, ma questi ricordi Cristina vuole conservarli. I vicoletti imbiancati a calce, il silenzio dei pomeriggi assolati, l’illuminazione fioca del porto (che shock quando tornò tempo dopo e trovò la nuova illuminazione: sembrava Las Vegas), alcuni personaggi come l’omino che vendeva i mostaccioli al cinema,  Minicuccio Voccastorta, il banditore dell’isola.

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A questo punto non si poteva non parlare dell’uomo Vanarelli, compito affidato a Giuseppe Mazzella che lo descrive focoso e dal cuore tenero, incapace di resistere agli affetti. La sua figura imponente poteva incutere timore, ma promanava una certa dolcezza, nonostante le esuberanze del suo carattere. Un gigante buono propenso all’ascolto e che sapeva raccontare.

Pur avendo poco più di vent’anni, Giuseppe si era visto inserito nella cerchia delle amicizie dell’artista che lo coinvolse nella nascita dell’associazione Amici isola di Ponza, fondata nel 1974, di cui il giovane fornese divenne segretario.

Era un uomo innamorato della vita, del mondo e di Ponza, naturalmente. Il suo amore viscerale per la nostra isola era forse collegato ai rimandi all’infanzia che riviveva a Ponza, forse perché allora i ponzesi erano persone semplici.

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Paola Puglisi, ravvisando nello stretto legame fra la Ponza e ed alcune istanze pittoriche di Vanarelli, ha rilevato che i colori di un’isola mediterranea non potevano non avere la loro ricaduta sull’opera di Augusto Vanarelli che era un attento osservatore. Nei quadri che riproducono scorci di  Ponza si possono notare, oltre la declinazione delle forme geometriche e la rimarcatura dei contorni e delle linee che danno movimento, i colori, un tripudio di colori che esprime la gioia di vivere dell’artista.

Nelle conclusioni di queste brevi riflessioni su Augusto Vanarelli ci facciamo accompagnare dal pensiero del poeta e scrittore Pietro Cimatti che vide in lui un’armoniosa composizione dei tratti storici dell’uomo occidentale: l’allegria  dell’uomo antico, l’estrosità e la varietà dei talenti  dell’uomo rinascimentale, la tensione alla ricerca e alla scoperta dell’uomo moderno. Una complessità, la sua, che lo rende  il sismografo e l’interprete più immediato e drammatico dell’arte moderna, un artista da riscoprire e studiare per comprendere meglio  gli impercettibili cambiamenti che hanno portato alle rivoluzioni dell’arte del ‘900.

La modernità dell’arte di Augusto Vanarelli  aveva le sue radici nella modernità del suo spirito sempre pronto a mettere in discussione  il proprio ruolo, sempre insoddisfatto, insofferente di ogni tradizione, propenso a privilegiare la sfida con se stesso piuttosto che il riconoscimento e l’onore accademico. E questo, successivamente, non è stato privo di conseguenze sulla conservazione della sua memoria.

Dice Cimatti  Ma se è vero che sia ancora da scoprire, la colpa, ammettiamolo, fu sua. In fondo, non volle classificazioni storiche, una cattedra, un ruolo e un nome fisso. Non volle niente.
Egli fu soprattutto dono, gioco, superamento, vita. In nome di una vita più degna che, mancando lui è più povera e triste.

 


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1 commento per Parlando di Augusto Vanarelli al bar Gildo

  • Cristina Vanarelli

    Ci tengo a ringraziare la Redazione di “Ponzaracconta” e in particolare Rosanna Conte, per la bella recensione sull’incontro avvenuto la sera del 24 agosto da Gildo in cui si è parlato di mio padre Augusto Vanarelli, sia come artista, attraverso l’ analisi della Dott. Paola Puglisi, che come uomo, molto ben descritto da Giuseppe Mazzella che ebbe modo di conoscerlo nella metà degli anni ’70.
    Si è parlato anche di Ponza, come era negli anni tra i ’50 e i ’70. Ponza è sempre bella ma rischia di perdere la sua identità. Forse si potrebbe istituire un “Giorno della memoria” per ricordare i suoi personaggi, la sua storia, la sua cucina, i suoi colori, e tutto ciò che l’ha resa l’isola bella, come la chiamava mio padre nei suoi quadri.
    Un “Giorno” per non dimenticare e provare a risvegliare l’orgoglio di appartenere a quest’isola così bella, per custodirla e proteggerla.

    Cito Salvatore Settis (La Repubblica – domenica 28 agosto 2016 pag. 27):
    “…è importante ricordare a noi stessi che la tutela dell’ambiente, del paesaggio,del patrimonio culturale… è il sale della democrazia” e ancora “…è dalla capacità di salvare e ricostruire il patrimonio monumentale che si misura la forza, o la debolezza, di un Paese”.
    Si riferisce al terremoto ma suona bene comunque.

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