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Le acque del nostro desiderio

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di Francesco De LucaBagno vecchio

 

Stamane mi sono bagnato nelle acque del Bagno Vecchio. Perché ne ho tratto gioia? Perché una cerniola mi ha adocchiato. E’ comparsa fra i massi perlacei, con la sua livrea a puntini chiari. Mi ha fatto da guida, come a indicarmi fra gli anfratti sul fondo la miriade di tane a sua disposizione. L’ho ignorata. E lei mi ha ripreso l’attenzione. Ho pensato volesse qualcosa e le ho gettato una patella raccolta… Non l’ha degnata di uno sguardo. Una regina non si ciba di avanzi.

cernia

Altri pesci, sudditi nei colori, hanno lottato per quel boccone, mentre nella parte dove il fondale diveniva azzurro intenso sfilavano in passerella occhiate dalla coda segnata di nero. Quelle dotate di una taglia notevole avevano accompagnatrici di più modeste forme, e più agitate.

Le acque tonificavano il corpo, e mi ha lampeggiato la visione di quell’anziano di Sopra gli Scotti che veniva a bagnarsi nelle prime ore per curare il suo male. “Tengo nu temore …”

La cala ancora non era infastidita dal frastuono. L’ora mattiniera la rendeva un rifugio. Come non trattenersi dal dialogare con la cerniola, piccola regina.

fondale con occhiate

L’abbaio di un cane ha portato a guardare le scalette che tagliano la parete e rendono la caletta propaggine della contrada degli Scotti. Aspettavo di individuare sagome di persone. Nulla, nemmeno un gabbiano a gracchiare.

Perché ne ho tratto gioia? Perché mi sono sentito colmo, con l’animo appagato. Nessun desiderio.

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