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Epicrisi 84. L’isola che non c’è, l’isola che vorremmo

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di Luisa Guarino
L'isola che non c'è

 

Anche se la stagione e la vigilia di Ferragosto dovrebbero portarci a vivere giorni più spensierati (ammesso che sia mai possibile di questi tempi) emerge prepotente dagli scritti di questa settimana un senso di preoccupata aspettativa e la consapevolezza di ciò che non siamo. O che almeno non siamo più.
Da “Facile retorica di Francesco De Luca, con i relativi commenti di inquadratura storica e di critica senza mezzi termini alla figura di un prelato ritenuto da molti ponzesi “intoccabile”, emerge una constatazione: l’assenza totale nella nostra isola ai nostri giorni del senso di comunità, che sembra invece quasi tangibile in quella vecchia foto in bianco e nero del 1955, soprattutto alla luce delle spiegazioni aggiunte nei commenti.

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A distanza di meno di un anno dalle prossime amministrative, già l’atmosfera si scalda e Sogno di mezza estate. Il mio candidato sindaco di Biagio Vitiello porta subito tutti a pensare… al pretendente che non c’è e a quello che vorremmo, per l’isola che vorremmo. Il dibattito è acceso e ricco di spunti: solo un piccolo assaggio di quanto avverrà da qui alla prossima estate. L’elenco delle “qualità indispensabili” snocciolate da chi scrive solleva interrogativi, dubbi, battute, spalanca addirittura un problema di genere: la questione è aperta, mentre si tenta di spostare l’attenzione sui programmi più che sulle persone.

Sindaco-domanda

Restando sui temi di attualità, arriva dalla rassegna stampa degli articoli riportati dai media il tema più dibattuto di questi giorni: i rifiuti abbandonati a Zannone, che vedono una denuncia del sindaco Vigorelli contro Parco del Circeo e Forestale, la replica di questi ultimi e il loro intervento sull’isolotto per raccogliere i rifiuti abbandonati, che però – dicono – dovrà essere il Comune di Ponza a smaltire. Il dibattito incendia le giornate di metà agosto e sicuramente si presta a ulteriori, movimentati risvolti.

Zannone. Il Faro

Ma non possiamo certo passare sotto silenzio il grido di dolore per il mare violato che arriva acuto dalla Posta dei lettori, con la foto di una grande pinna fatta in pezzi e gettata per terra.
Prendiamo pure atto dell’analisi di Adriano Madonna, che ad un esame più attento delle foto rileva che potrebbe trattarsi di un esemplare vecchio, magari conservato da tempo in casa, e buttato via già rotto.
Ciò non toglie che il problema esiste e che ciò che facevamo una volta oggi non si può e non si deve fare più: tipo raccogliere gli esemplari di Pinna nobilis che ancora resistono nelle acque della nostra isola.

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Diamo per scontato che gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, a qualsiasi latitudine, sensibilizzino gli alunni alle tematiche ambientali; fondamentale è però il ruolo della famiglia, degli adulti, che debbono dare il buon esempio e regole ben precise. Le pinne tra l’altro sono in via d’estinzione, quindi specie protetta: ben vengano dunque i cartelli che informano e vietano, proprio come in alta montagna, come suggerisce la lettrice del nostro sito Giovanna Rol.

Alcuni giorni fa una signora mi ha riferito di aver visto accanto a un cassonetto dell’isola una busta di plastica piena di stelle marine: appena raccolte o già secche e puzzolenti non importa. Anche questo non si fa. Neanche se sono quegli esemplari comuni, di colore grigio, figurarsi quelle rosse, bellissime. Già, bellissime, ma solo sott’acqua, dove il loro colore brilla e il movimento è lento, elegantissimo. Anche la pinna è incantevole sul fondo del mare, con le valve socchiuse che guardano verso l’alto: sembra che sbocci come un grande fiore da una prateria.

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Ma ben povera cosa diventano tutte queste meravigliose creature una volta strappate al loro ambiente naturale: seccano, scoloriscono, si svuotano, perdono tutta la loro regalità. Per il capriccio di un bambino, per quello di un adulto.
Meditate gente, meditate.

Ma intanto godetevi la festa estiva per eccellenza: buon Ferragosto.

starfishes on sand

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