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Sera d’està

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di Francesco De Luca

Arrivo_-Le-luci-del-porto

Accade che la sera, dalle 21 in poi, un venticello rinfreschi i poggi e le alture. S’avverte poco in Corso Pisacane e a Santantuono perché circondati dai fabbricati, e poi, le rutilanti luci delle insegne, impantanano l’aria. Non così sui cortili rialzati, sulle aie. Qui c’è un’aria che allevia la calura, e il firmamento dà risalto ai lampeggiamenti degli aerei, al Piccolo Carro, alla Via Lattea, e il tic del faro fa compagnia.

Mi sdraio. L’oleandro è agitato dall’arietta e talora lascia cadere fiori e foglie. Mi concentro, caso mai sentissi il chiù chiù dell’assiolo. Chiudo gli occhi ma un rumore forte da lontano mi riporta al presente. Già stavo immergendomi, ad occhi chiusi, verso distese che inducono sopore, complice l’età, ma il battito sferzante dei rotori delle pale dell’elicottero mi agita. Lassù, sull’ Aeronautica, si sta compiendo un rito che sa di dolore, di disagio.

Mannaggia … la condizione di isolani è tanto esposta alla bellezza, quanto in bilico sulla precarietà, sulla provvisorietà. Guai a sentirsi così privilegiati da sfidare le debolezze di vivere sopra uno scoglio che esige dedizione e rispetto, che regala vanto e insicurezza. Per vivere su un’isola occorre più cuore e mente, meno pancia.

Una campanella suona … è il nostromo della cisterna che avverte il capitano che la catena è stata tutta calata.

Silenziosa attracca la cisterna e la cianciola ‘i Bunarino lascia le acque del porto. Anch’essa silenziosa. Va a pesca di alici. Come permette l’estate.

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