Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

u-09 ernesto-15 scotti-a-bis 35 i-veterani Bavosa africana: Parablennius pilicornis

A lezione dal prof. Lombardi

Condividi questo articolo

di Francesco De Luca

la diga di Giancos.

Quali considerazioni ha prodotto l’incontro avuto col prof. Lombardi in merito al sistema idrico che i Romani crearono nell’isola di Ponza ?
Con la chiarezza che lo contraddistingue ieri sera il professore al Santa Domitilla ha sottolineato alcuni concetti.
La platea era numerosa e attenta e il professore ha invitato i Ponzesi ad attivarsi affinché i resti archeologici dell’epoca romana non siano distrutti dall’avidità dei singoli privati e dall’ignavia delle Autorità pubbliche.

Ci sono le cisterne, ed è opera eccellente e meritoria quella realizzata dall’ Autorità Locale, di renderne visitabili alcune. Il merito non è soltanto, a mio vedere, quello di toglierle da un oblìo che le avviliva e ne accelerava il degrado, ma anche quello di portare alla coscienza presente come la storia passata possa ancora rappresentare un tesoro da cui attingere conoscenza e valore e insieme profitto.
Ci sono le cisterne dicevo e insieme altre preziosità storiche.

A tal proposito il professore, autore di un libricino (Ponza- Impianti idraulici romani – Fratelli Palombi – Roma 1996)

Ponza - Copertina libro Lombardi

in cui annunciava la scoperta a Ponza di una diga romana, ne ha sottolineato l’eccezionalità. Opera di valore storico (archeologico e idraulico), per cui ha invitato i presenti, quasi interamente ponzesi, a non lasciare quell’opera all’usura sconsiderata, ma di chiederne la valorizzazione.

Come ottenere la valorizzazione? Anzitutto evidenziandone la presenza. Dovrebbe poi seguire uno studio accurato giacché lo stesso Lombardi lamentava di non saper rispondere con certezza ad alcuni interrogativi circa la funzione dell’opera e la sua fruizione.
Ecco, qui vorrei soffermarmi un attimo. Ciò che si intuisce circa il sistema idraulico realizzato dai Romani a Ponza è qualcosa di straordinario.
Comprendeva un acquedotto (lungo tremila metri), scavato nella roccia, portante acqua sorgiva ai porti; comprendeva cisterne per l’accumulo dell’acqua piovana, dilavante da Monte Guardia, e dalle colline sovrastanti i due porti a santa Maria (uno in alto – mare ‘i coppo ; uno a livello della spiaggia); comprendeva la diga. Tutti punti collegati fra loro da una rete di tubi.
Luoghi e percorsi alcuni soltanto intuiti ma non accertati e dunque ipotetici. La qual cosa dovrebbe consigliare più umiltà nelle affermazioni e più ricerca.

Penso che si possa trarre questa lezione saggia dalle parole del professore. C’è tanto da ricercare e, ora che ne siamo consapevoli, l’impulso a farlo dovrebbe essere più sentito.
L’oblìo su quanto fu realizzato a Ponza dai Romani resta colposo e nefasto, occorre invertire la tendenza. A livello istituzionale è stato fatto, c’è da sentirlo anche a livello popolare. Come coscienza comune.

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.