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Ponza è solo per chi ama il mare, di Nancy Lytle (3)

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proposto e tradotto da Silverio Lamonica

Vicino al mare. Acquerello di Nancy Lytle

per la prima puntata “Il primo approccio con l’isola dal panorama spettacolare” (leggi qui)

per la seconda puntata “Il giro dell’isola con Alfonso il barcaiolo; lo “struscio” in centro e la tipica cucina isolana” (leggi qui)

***

3.  Un provvidenziale imprevisto: lo scirocco e il fantastico fuori programma finale a “Il Tramonto”

Troppo in fretta erano quasi trascorse le nostre due settimane ponzesi. Floriana sarebbe tornata a Roma ed io l’avrei accompagnata, per trascorrere qualche giorno nella grande città. Il nostro ultimo giorno iniziò con un forte vento che spazzava l’isola. Alzandomi presto, per una volta, mi sistemai fuori al terrazzo con i colori ad acquerello e l’occorrente, per dipingere con gioia una veduta del porto alle prime luci del mattino. Presto avrei avuto qualche problema a star dietro alle voci di quel soffiare (del vento) ma che avrei dovuto gestire restandovi appiccicata. Verso le dieci Floriana sbucò assonnata dalla casa, ancora con l’accappatoio addosso.

case di ponza

“Abbiamo lo scirocco”. Disse come stavano realmente le cose e tornò dentro.

Nel giro di cinque minuti le raffiche fagocitavano tutto ed io a stento raccolsi l’attrezzatura per gli acquerelli e mi ritirai. Chiusi la porta con difficoltà. Il vento caldo era come una bestia invisibile. Floriana sedeva sorseggiando il caffè e leggendo il quotidiano del giorno prima.

“Ho sentito qualcosa dello scirocco – dissi – sei sicura che si tratti di lui?”

“E’ il vento da sud, dall’ Africa – replicò facendo spallucce – talvolta dura per giorni”.

A metà pomeriggio le corse dei traghetti erano cancellate. Giù al porto, i marinai si affrettavano a mettere in sicurezza le piccole imbarcazioni vicino alla riva. Attraverso la finestra vedevamo il mare modellato con candide cuffie ed onde spumeggianti che si infrangevano contro le scogliere.

Resistendo all’idea di sentirmi in trappola, sistemai i colori sul tavolo della cucina e impiegai il resto di quel giorno e tutto il giorno successivo a dipingere con gli acquerelli, perfino gli interni della incantevole casa in affitto di Floriana: vasi con fiori, frutta, finestre e persiane, una sedia con un afgano – molto “Matisse”. Floriana telefonava col cellulare a Roma e impiegava il tempo sul divano a leggere un’antologia di scritti di donne italiane. Alla fine ci rassegnammo a ritardare di due giorni la partenza dall’isola. Il vento scuoteva le finestre mentre le persiane sbattevano. Eravamo contente per l’abbondante scorta di vino, con cui alleviare gli ululati del vento di quella notte senza riposo.

Tre giorni dopo, ci svegliammo guardando confuse il cielo blu e l’aria calma. La terrazza era coperta da uno strato di fine sabbia rossa, intuimmo che veniva dal Sahara. Mentre Floriana scese ad acquistare i biglietti del traghetto per la mattina dopo, io spazzavo e pulivo il terrazzo e l’appartamento. Quel pomeriggio con tristezza facemmo i bagagli.

Decidemmo di non badare a spese per la nostra ultima serata a Ponza e facemmo una corsa in taxi nella luce dorata del sole calante verso Le Forna. Il Ristorante “Il Tramonto”, probabilmente è il posto più romantico di Ponza, per cenare, con la sua fantastica posizione a sé stante e la cucina splendidamente servita. Ci mostrarono un tavolo sul bordo della scogliera, mentre il sole tramontava dietro Palmarola, un’isola più piccola a breve distanza. Mi si fermò il respiro in gola di fronte a tanta bellezza. Floriana disse che credeva fosse l’isola più incantevole del gruppo pontino.

tramonto a palmarola

“Dobbiamo andarci nella nostra prossima visita – esclamò con gioia – per dormire puoi affittare una grotta sulla spiaggia, se vi trascorri la notte”. Non è probabile, pensavo, è già abbastanza difficile dormire a Ponza.

Dando un’occhiata in giro nel ristorante, vidi che i tavoli e le panche erano sistemati in modo da creare una sensazione di isolamento ed io quasi mi aspettavo di vedere una o due famose stelle del cinema. Viti in fiore creavano divisioni naturali tra gli spazi, creando drappeggi perfino al di sopra di un pianoforte in un angolo lontano. Il padrone, un giovane napoletano dai modi amichevoli, di nome Tonino, si unì a noi per un brindisi al tramontano con flute di freddo prosecco.

Floriana flirtava con lui, spiegando che questa era la sua ultima notte a Ponza – e anche per la sua amica americana, naturalmente. Discussero del loro amore comune per Ponza, per parlare poi della loro musica preferita. Finalmente si discusse e si decise la cena di addio. Lasciai decidere a loro mentre beatamente osservavo l’isola vicina che diventava una silhouette – fantasia di picchi e guglie contro il rosa e il violetto del cielo.

Per bere, scegliemmo una fresca falanghina bianca della Campania per tutto il pasto, che iniziò con tredici piattini bianchi di antipasti da condividere, sapientemente serviti, consumati nel giro di mezz’ora. La leccornia comprendeva piccoli calzoni ripieni di ricotta e mozzarella fresca, fettine trasparenti di zucchini grigliati e melanzane, wafer di carote al dente in salsa al prezzemolo, tenere strisce di peperone rivestite di briciole di pane umido, tenere alici perlate e l’effetto totale era divino.

tavola imbandita

Come primi piatti scegliemmo spaghetti “saltati” con zucchini e parmigiano cremoso, una specialità della casa, e un piatto di altra pasta con una montagnola di vongole, cotte con vino, aglio, pezzetti di pomodorini, con del prezzemolo in cima a uno strato di linguine. Entrambi i piatti erano favolosi. Il nostro comune piatto principale fu un pesce intero arrostito con patate a fette, cipolla e guarnito con pezzetti di pomodoro color rubino, senza dubbio nello stile dell’Italia meridionale. L’ intero effetto del piatto era umido, fresco e confortevole. Fu un pasto bellissimo e tradizionale per l’ultima serata sull’isola alla fine di agosto, dove nonostante una campionatura di scirocco, potevamo credere che l’autunno fosse per la strada, la temperatura serale sembrava promettere una maggiore frescura. Preferimmo terminare la nostra cena con un sorbetto al limone della casa, imbevuto di particelle al gusto di limone, un rinfrescante detergente per il nostro palato profondamente soddisfatto.

Mettiamo da parte il linguaggio altamente enfatico della ristorazione – eravamo tra amici a Ponza dove abbiamo cenato molto bene, eravamo felici! Appena terminammo la nostra cena a “Il Tramonto”, il cielo e il mare diventarono neri e le luci del continente, la terraferma italiana, apparivano come un esile diadema di fiochi diamanti nella notte.

[Ponza è solo per chi ama il mare, di Nancy Lytle (3) – fine]

© Nancy Lytle 2004 – Traduzione di Silverio Lamonica luglio 2016

Nancy Lytle, artista e scrittrice, è vissuta in Italia per cinque anni, componendo manoscritti per due romanzi e vari saggi di viaggio. Attualmente vive a Santa Fe, New Mexico. (dal blog http://nancylytle.blogspot.it/2005/03/neighborhood-goddesses.html )

Il testo originale in inglese è sul sito: http://www.slowtrav.com/mindseye/20040823.htm

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