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Ponza, diamo la parola ai turisti


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di Rita Bosso
Il Corso affollato di turisti

 

Tablet alla mano, Monia Sciarra sta andando in giro per Ponza, intervista i turisti e riversa tutto sulla pagina Facebook “Ponza, diamo la parola ai turisti”.

C’è la signora che associa le calette ai “tenutari”: la Caletta sta a Gabresù come Cala dell’Acqua sta a Monia e, sbrigativamente, propone: “Rifate le elezioni, datevi un altro sindaco perché noi vogliamo Ponza com’era prima!”.

Una coppia lamenta l’assenza di servizi igienici: a Frontone, dopo aver noleggiato ombrellone e lettino, hanno pagato un euro per utilizzare bagni in condizioni pietose.

C’è il buongustaio dalla gestualità e dalla risata potenti, fan di Aniello ‘a Bestia, che ancora si lecca i baffi dopo aver gustato una granseola.

Qualcuno ha una visione mistica della realtà: vanno bene gli ulivi per una rappresentazione pasquale nella quale ben si inserisce Gabresù con croce di legno al petto ma, forse, bisognava occuparsi anche di parcheggi e di spiagge; l’asfalto, poi, andrebbe messo in paranza, non a muorze e chiazze ‘i rena.
Coerentemente, offre al Sindaco una possibilità di redenzione: che almeno in questi ultimi mesi faccia qualcosa di buono.

La signora habituée di Ponza da trentasette anni affonda il coltello nella piaga: le spiagge sono ridotte a garage di gommoni, da Santa Maria sino a Cala Feola. Spiagge bellissime ma inaccessibili per via dei divieti: anche chi noleggia una barca deve limitarsi ad ammirarle da lontano.

Poca movida per i giovani, natura stupenda a detta di tutti.

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