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0032-032 paolo-17 u-28 k2-18 lamonica-01 Piccola cernia, Epinephelus marginatus

‘A viggilia ‘i san Giuanne…

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di Rosanna Conte
NottediSanGiovanni

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‘A sera d’a viggilia ‘i san Giuanne iéveme a piglia’ ‘a rena abbascie sant’Antuono…”

Così comincia il suo racconto Adele Conte.

Fino al periodo della guerra, a Ponza, la tradizione voleva che ci si attrezzasse contro le janare, le streghe che potevano entrare in casa nella notte magica del solstizio d’estate ed uccidere per soffocamento i bambini.

Era una tradizione, diffusa dappertutto con le sue varianti locali, collegata al ciclico evento astrale che l’uomo sin dal paleolitico superiore aveva caricato di significati.

Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nel Cancro, simbolo dell’acqua e regno della Luna, e raggiunge la massima inclinazione; si ha, così, il giorno più lungo dell’anno nell’emisfero boreale, il nostro, quello in cui sono nati riti e miti arrivati fino a noi. Simbolicamente questo evento era rappresentato dalla stella a sei punte, incrocio dei due triangoli, uno di fuoco e l’altro dell’acqua.

Stella a sei punte

Questa unione degli opposti veniva vissuta dai primitivi osservatori dei cicli astronomici come situazione magica in cui cadevano le separazioni tra i mondi e le forze del male irrompevano nel mondo umano.

Bisognava difendersi con riti che tenessero lontane queste forze, ma bisognava approfittare anche del momento in cui l’acqua e il fuoco raggiungevano il massimo della loro forza per ricavarne benefici. Da qui la varietà dei riti che spaziavano dalla difesa dal male, ai doni della fertilità, della salute e della bellezza.

Alcuni di questi riti sono arrivati alle generazioni che ci hanno immediatamente preceduto e di cui noi stiamo perdendo memoria.

Adele ci racconta quello che è giunto fino a lei.

Adele Conte

Adele Conte

La sabbia raccolta in sacchetti alla spiaggia di sant’Antuono veniva messa agli angoli delle ultime scale del palazzo Irollo, dove abitava,  per tenere lontano le janare.

Perché? – chiedo

Non so, così si credeva. Poi, già forse prima della guerra, quando la gente è diventata più istruita, non si è creduto più a queste cose…

Ciò che Adele non sa è che la parola janara è strettamente collegata proprio alla magìa del solstizio, quando la particolarità dell’evento astrale apre la porta – la janua latina- che mette in comunicazione il mondo invisibile del buono e del malvagio con quello umano.

E’ da janua che deriva Giano, il dio bifronte dei romani, custode delle porte e dei ponti, signore dell’eternità che rappresentava la ciclicità, il mutamento, ogni forma di passaggio.

Giano Bifronte

Dallo stesso vocabolo derivano gennaio, il mese che apre le porte al nuovo anno, e janara, la strega.

Anche a Ponza, almeno fino a quando la gente non è diventata più istruita, si svolgevano riti per tenere lontano le forze del male. E se qui si usava la sabbia, altrove dietro le porte si mettevano scope di saggina o si spargeva sale.

Le creature malefiche, attratte dai granellini di sabbia o di sale oppure dagli infiniti fili della saggina, erano costrette a contarli e non si rendevano conto del tempo che scorreva. Così, all’arrivo dell’alba dovevano scappare poiché la luce toglieva forza al loro potere malefico.

Non è chiaro da cosa derivi alle streghe l’atto compulsivo di contare minuziosamente quantità innumerevoli che bloccano il loro passaggio Anche altre figure mostruose in grado di nuocere – defunti, vampiri ecc – nella tradizione erano obbligate a contare, a compiere per compulsione quest’azione razionale e ordinante che le bloccava prima di arrivare ai vivi.

Altri riti collegati alla notte di San Giovanni erano quelli che utilizzavano l’acqua o la rugiada, che, esposta all’incontro tra il sole e la luna nella notte magica, aveva acquistato poteri benefici per il corpo: donava la bellezza, preveniva e curava le malattie, donava la fertilità.

A Ponza riti di acqua non c’erano a san Giovanni, ma in altre festività religiose.

La mattina dell’Ascensione il viso si lavava con l’acqua profumata con petali di fiori che era stata tenuta fuori tutta la notte in modo che l’angelo potesse benedirla.

E’ molto probabile che questo slittamento sia stato favorito dalla chiesa per trasformare un’usanza pagana in cristiana.

Sappiamo che Rosa e Maria Galano hanno conservato questa usanza fino a pochi anni fa. Maria era solita farsi aiutare a raccogliere i fiori da Antonietta Aversano che ricorda in particolare la raccolta di rose e garofani.

Nella notte di san Giovanni, altrove, era diffusa anche la tradizione di bagnarsi a mare in particolare per prevenire i dolori reumatici, o di inumidire il corpo con la rugiada raccolta durante la notte [delle tradizioni relative alla Sardegna, del ruolo del fuoco e delle piante, ha scritto su questo sito Teresa Denurra: leggi qui].

Ho chiesto ad Adele se anche a Ponza ci fosse questa usanza.

No – ha risposto – L’usanza di bagnarsi a mare c’era, ma a Pasqua. Una volta la gloria si scopriva il sabato a mezzogiorno e a mezzogiorno si mettevano i piedi a mare.

Se si stava in chiesa come si poteva stare con i piedi a mare?

– Quando andavo a mettere i piedi a mare andavo ad un’altra messa.

A Ponza, il legame fra l’acqua e san Giovanni si è concretizzato nel divieto di fare i bagni prima del 24 giugno, divieto che ha raggiunto la generazione degli attuali sessantenni.(leggi  qui):

San Giovanni Battista

Un’altra usanza molto diffusa riguardava le previsioni matrimoniali.

Adele racconta che il giorno di san Giovanni le ragazze buttavano un garofano in strada: il primo che l’avesse raccolto avrebbe dato indicazioni sul mestiere del futuro marito.

Allo stesso scopo si usava anche il piombo fuso lasciato a raffreddarsi nella notte della vigilia. Indicativa era la forma assunta al mattino: la forma di pecora pronosticava un pastore, l’incudine un fabbro, la barca un marinaio e così via.

Pare che si usasse anche interpretare allo stesso modo la forma assunta dalla chiara d’uovo versata in una bottiglia piena d’acqua e tenuta per tutta la notte sul davanzale (leggi qui l’esperimento di Sandro Russo che ha vissuto queste usanze da bambino: sua madre si chiamava Giovanna):

Notte-S.-Giovanni.1

Insomma, cose strabilianti avvenivano nella notte più breve dell’anno.

Non per niente la vigilia di san Giovanni è la data del sabba più importante delle streghe, quello sotto l’albero di noce di Benevento.

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1 commento per ‘A viggilia ‘i san Giuanne…

  • Anita G.

    Interessantissima ricostruzione, frutto di una attenta e capillare ricerca. Le sensazioni che rimangono dopo la lettura di questo articolo, lasciano nel lettore un sapore di antico, di magico, di religioso… E’ un prezioso tuffo nelle nostre radici, che merita di essere conservato in una teca di cristallo.

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