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San Silverio, Santa Domitilla e San Giuseppe: insieme per la prima volta

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di Martina Carannante

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Questa volta Polina mi ha preceduta alla grande con un bel brano sentito e carico di ponzesità. Ha toccato tutti gli aspetti più importanti senza tralasciare le criticità, scrivendo una lettera a San Silverio, ma riferita a tutta la comunità.

San Silverio ha tanti volti; è stato fatto anche un libricino che ne racchiude parecchi e di tutte le parti del mondo.

Nessuno di noi lo ha mai visto e come ha ribadito anche ieri sera Don Ramòn, le sue spoglie non sono mai state trovate, quindi è difficile stabilire le sue sembianze. Ognuno lo immagina come meglio crede, così può essere più o meno giovane, brutto, cadente o anche sorridente e con gli occhi gioiosi.

La prima volta che ho visto San Silverio fuori Ponza è stato un po’ di anni fa in una vacanza a Siena. Nel duomo sotto i finestroni, tra tante effigi, c’è proprio lui: Papa Silverius.  Non vi nascondo il mio pensiero: “Mamma mia è comm’ l’hann fatto brutto! Questo non è il mio San Silverio”. Pamela, l’amica che mi faceva da Cicerone, notò la mia faccia perplessa e mi disse: “Marti’ va bene che non è uguale al nostro, però, è San Silverio e fa tanto casa”.

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San Silverio “fa casa” e “fa Ponza”. Quando un ponzese è in difficoltà o lontano dall’isola è a Lui che si rivolge; il 20 di ogni mese è al vecchietto con la mitra a cui si rivolge la preghiera; il “San Silverio piensece tu!”, non è un semplice intercalare dei ponzesi, ma un pensiero costante al papa martire.

Dell’inizio della festa ho parlato qualche giorno fa (leggi qui) ed ogni anno è sempre più emozionante, forse perchè si cresce e le cose si vedono con occhi diversi. Quest’anno ricorre il Giubileo della Misericordia, indetto da papa Francesco e i Santi si spostano. Padre Pio è stato portato a Roma, proprio per volere del Pontefice – a Ponza in luglio arriveranno le sue reliquie – così S. Silverio e S. Flavia Domitilla, ieri, sono arrivati a far visita nella piccola chiesa di Santa Maria.

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Mercoledì sera fervevano i preparativi. Le donne e gli uomini di Santa Maria hanno dato del loro meglio per questo evento: hanno addobbato l’altare; i bambini hanno colorato uno bellissimo striscione; è stato allestito un tavolo su cui posizionare i “santi ospiti”; a terra il tappeto rosso, colore del martirio. San Giuseppe è stato deposto dalla sua nicchia sopra l’altare e posizionato in prima fila sul nuovo allestimento. Appena entrata in chiesa mi è parso come tornare indietro di qualche mese, solo che i colori e i profumi non coincidono.

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Suonano le campane e i clacson delle auto, sparano i botti e c’è grande aria di festa. San Silverio e Santa Domitilla stanno arrivando su due furgoncini, vengono portati a fare il giro della zona dei Conti – una volta in trasferta bisogna approfittare – è la prima volta nella storia di Ponza che accade ciò. Qualcuno ha potuto pensare:  “San Silverio alla chiesa della Trinità insieme a Santa Domitilla; San Giuseppe a Santa Maria ognuno a casa sua e che non si mischino le carte!”  Il giubileo ha consentito ciò e per l’intera comunità isolana è stata una gioia.

Don Ramòn, dopo la sistemazione dei santi nei loro posti, ha fatto una piccola predica sintetizzando le virtù dei tre nostri protettori. Di San Silverio ha sottolineato come non si sa dove sia realmente morto o sepolto, ma i numerosi miracoli che ha fatto nelle acque di Ponza e Palmarola, fanno pensare che possa essere qui.
Prima del congedo ci sono state delle preghiere da dedicare. Ovviamente esse sono personali, però, per me è stato necessario pregare per chi non c’è più, ma che ha fatto tanto per la comunità isolana; per chi ancora c’è e non fa abbastanza o si scoraggia o semplicemente non ci crede.

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San Giuseppe, per la nottata ha fatto gli onori di casa; San Silverio e Santa Domitilla dovranno adattarsi ad un collocazione più umile, la chiesa di Santa Maria non sarà bella, antica e imponente come quella del porto, ma è stata frutto di sacrifici e impegno di moltissimi uomini e donne e sopratutto di lavoratori.

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La sveglia stamattina è suonata presto.
Giù alla spiaggia fervono gli ultimi preparativi, la chiesa e il piazzale antistante iniziano a popolarsi.Ci sono abbastanza bambini e fedeli per lo più agé, manca l’età di mezzo – saranno a lavorare.
Le barche che porteranno i santi per mare sono “apparecchiate”: Albatros, Parisi e dal Porto arriva il Tritone guidato da Antonio con a bordo i parroci. Tutto è pronto. Per la prima volta nella storia di Ponza anche San Giuseppe uscirà per mare, le preoccupazioni tra i fedeli ci sono, però l’evento è atteso con ansia. San Silverio sale sullo splendido gozzo ponzese di Parisi; Santa Domitilla con le sue donne, che la custodiscono gelosamente, sull’Albatros; San Giuseppe portato con gentilezza dalle mani forti dei lavoratori viene caricato sul Tritone. Questa scelta non penso sia stata fatta a caso. So quanto amore e devozione ha la famiglia di Antonio per San Giuseppe e che sia lui, la famiglia Porzio e tanti altri a custodire gelosamente quella statua per un tratto di mare rassicura tutti. Leggera brezza, ma il tempo è bello, i capitani delle tre barche gestiscono egregiamente la situazione, tutti sono attenti alle parole di Don Ramòn, ma soprattutto controllano la situazione restando attenti che i Santi non si turbino.

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Tutto procede per il meglio, benedizione finale alla spiaggia e poi di nuovo in chiesa – va bene prendere aria, però, senza esagerare – San Silverio e Domitilla aspetteranno fino a stasera che una fiaccolata li riporti alla chiesa madre.

Questa è la testimonianza che il 16 e 17 giugno 2016 San Giuseppe, Santa Domitilla e San Silverio si sono incontrati nella chiesa di Santa Maria e sono usciti per mare a benedirlo. Non so se ci saranno altre volte, se i fedeli lo avranno apprezzato, se i Santi siano stati contenti di questa novità. Sono consapevole di aver avuto la fortuna di viverla e di aver sentito emozioni realmente forti.

W i nostri protettori

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