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Gli studi di Italo Nofroni sulle conchiglie del Mediterraneo

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a cura della Redazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo due recenti studi di Italo Nofroni, luminare nel campo della malacologia e nostro collaboratore, sulle conchiglie del Mediterraneo, pubblicati in inglese.

Ha collaborato allo studio, come fornitore del materiale raccolto a Zannone, su un fondale ad una profondità di 36.5 metri a SW dell’isola, il ‘nostro’ Nino Baglio, con il prof. Riccardo Lubrano come intermediario.
Nello studio sono stati identificati 47 taxa, non precedentemente riportati per Zannone, portando così il numero totale della tanatocenosi dei molluschi dell’isola a 327 taxa.

Qui di seguito sono riportati in file .pdf i due lavori pubblicati sulla rivista Biodiversity Journal, 2015:
Amati & Nofroni 2015 Genus Onoba in Mediterranean Sea
Fumanti & Nofroni 2016 Mollusca of Zannone Isl. Additionals reports

Nofroni et Al. Immagine.1

Nofroni et Al. Immagine.2

 

Le immagini riprese dal primo dei due lavori soprariportati (cliccare per ingrandire e leggere la didascalia)


Note a cura della redazione
(nomenclatura da Wikipedia)
Da inesperti noi stessi del campo, riportiamo dal web alcune nozioni base sui termini che ricorrono nei lavori:

Taxa – In biologia, un taxon (plurale taxa, dal greco ταξις, taxis, “ordinamento”) o unità tassonomica, è un raggruppamento di organismi reali, distinguibili morfologicamente e geneticamente da altri e riconoscibili come unità sistematica, posizionata all’interno della struttura gerarchica della classificazione scientifica. La scienza che definisce i taxa si chiama tassonomia.

Tanatocenosi – Con il termine tanatocenosi si indica l’insieme degli organismi fossili che si trovano entro un sedimento, in un determinato luogo. Una tanatocenosi consiste di due gruppi di componenti:
– componenti autoctoni, che rappresentano una parte della biocenosi originaria (cioè degli organismi che popolavano l’ambiente), fossilizzatasi in situ;
– componenti alloctoni, cioè fossili di organismi che non popolavano normalmente il paleoambiente rappresentato dal sedimento, ma vi sono giunti per trasporto attivo o passivo, restando fossilizzati insieme ai componenti autoctoni.

Si vuole sottolineare l’ordine di grandezza delle conchiglie studiate, delle dimensioni di pochi millimetri, come evidente dalle foto. Vale a dire, in termini grossolani, che da un mezzo chilo di ‘fanghiglia’, con un lavoro di mesi, i ricercatori sono riusciti ad estrarre tutte queste informazioni… Chapeau!

 

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