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Epicrisi 72. L’isola e i viaggi

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di Vincenzo (Enzo) Di Fazio

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Settimana sottotono questa che sta per concludersi. Non si è parlato di Laziomar, né di bilanci comunali, né degli altri problemi dell’isola come quelli che riguardano l’avvio di stagione… anche se il primo articolo a firma di Vincenzo Ambrosino ritorna sulla grande avventura del porto a cala dell’Acqua, ponendo in evidenza le osservazioni presentate dai comitati Samip e Rinascita e auspicando una soluzione che tuteli le ragioni e le aspettative della comunità delle Forna.

ipotesi di porto a cala dell'acqua

L’estate è alle porte e nonostante il tempo faccia ancora capricci, le aspettative per un pieno di turisti ci sono tutte.
L’isola è bella, ne parlano sempre più spesso i media, nel bene e nel male, e la gente, come avviene di norma in questo periodo, scansa le problematiche e pensa ad altro.
Alcuni giorni fa mi è capitato di acquistare in edicola il numero di maggio/giugno della rivista Marcopolo, attratto, come probabilmente è successo a Franco Zecca che ieri l’ha segnalata sul sito, dal nome della nostra isola riportata sulla copertina. Il titolo del servizio, corredato di bellissime foto: “Ponza e le altre isole pontine, spiagge, sole e pace”.
Incuriosito, mi soffermo sulle spiagge. Di fianco ad una stupenda foto della baia di Cala dell’Acqua l’elenco delle spiagge definite TOP .

Cala-dellAcqua_2
Si comincia con la Parata e il Bagno Vecchio e, facendo il periplo dell’isola, si chiude con la spiaggia di Frontone. Tra i due estremi ci sono Chiaia di luna, cala Feola, cala dell’Acqua, cala Felci, cala Gaetano, cala dello Schiavone, cala Inferno, spiaggia del Core, baia del Fortino.
Accattivanti le descrizioni di ognuna; per alcune, come cala Felci, cala Gaetano, cala dello Schiavone e spiaggia di Frontone, è scritto “raggiungibile solo via mare”, per altre non è riportato nulla, per cala dell’Acqua e Chiaia di luna, è scritto “accessibile sia via terra che via mare”.
In particolare in corrispondenza di Chiaia di luna leggo: “La più famosa spiaggia dell’isola è accessibile sia via mare che via terra attraverso un tunnel di epoca romana che si unisce alla strada provinciale”.
Pubblicità ingannevole? Diciamo, piuttosto, informazioni “inesatte” che, peraltro, ci è già capitato di trovare altrove e ciò spiega perchè a Ponza, d’estate, di passaggio per la strada panoramica in prossimità del tunnel, spesso ci si imbatte in turisti che, meravigliati, ti chiedono “Ma, come mai è chiusa?” E aggiungono “Avevamo letto che si poteva arrivare”.
Meno male che si consolano andando verso il belvedere per farsi rapire dalla magia dell’unicità del luogo e fissare in uno scatto fotografico i colori della falesia, la sua bellezza imponente e la limpidezza delle acque.

spiaggia di chiaia di luna

Ho un po’ divagato ma torno all’epicrisi. Visto i pochi spunti della settimana di cosa parlerò, allora? Di viaggi e di viaggiatori. E la stura me la danno in particolare gli articoli di Sandro sulla sua visita al “regno delle due Sicilie”, di Franco sugli scritti dell’abate Giovan Battista Pacichelli e di Pasquale sulla metafora dei suoi ricordi.

In effetti l’idea di isola non può prescindere dall’idea del viaggiare.
Si viaggia per necessità o per piacere. Si viaggia per spirito di avventura, per conoscere altra gente, per scoprire luoghi, per lavoro, per trovare lontano ciò che non si ha vicino e magari accorgersi alla fine che l’altrove era nei pressi della propria casa.
Si viaggia per amore o per ribellarsi alla propria condizione di vita. In definitiva il viaggiare è uno stato dell’animo.
Ci spostiamo perchè sentiamo di farlo.

C’è poi il ruolo di chi racconta con la capacità di rendere interessanti le cose che dice.

Così Sandro ci porta per mano, dopo averci fatto “visitare” la scorsa settimana la reggia di Caserta, alla scoperta del Belvedere di san Leucio con l’opificio della seta e le abitazioni degli operai, un altro degli “esperimenti sociali” intrapresi dagli amministratori illuminati del regno borbonico. E l’accostamento a Ponza è immediato per il ruolo avuto da quegli amministratori, a partire dal 1734, nella colonizzazione dell’isola, nella sua fortificazione e nella realizzazione di quel porto stupendo che accoglie il viaggitore quasi ad abbracciarlo.

Il belvedere di san Leucio

il porto borbonico di Ponza

Sandro ci conduce poi nella tenuta di Carditello che, nata come luogo di caccia e divenuta per volontà di Ferdinando IV di Borbone una fattoria modello per la coltivazione del grano e l’allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini, finisce in abbandono nella storia recente. Fin quando non viene acquisita per il recupero dal Ministero della cultura, grazie anche all’impegno di Tommaso Cestrone (l’angelo di Carditello), figura storica del volontariato solitario che, da custode, sfidando la camorra, ha tanto contribuito ad alimentare il dibattito sul degrado del casertano.

angelo-di-carditello

Luoghi, personaggi ma soprattutto storie che ci aiutano a credere come a volte certe situazioni difficili siano capaci di generare speranza e possibilità di riscatto al punto da ribaltare lo stato delle cose.
Il pensiero va quindi al faro della Guardia per il quale fortemente ci auguriamo una bella avventura come quella che sta vivendo la reggia di Carditello.

faro della Guardia vista aerea

E dal presente, viaggiando, facciamo un salto nel passato negli anni in cui, ai tempi dei Farnese, un abate, Giovan Battista Pacichelli, col pallino dei viaggi, ma anche per lavoro, si sposta per mezza Europa, per tutto il Mezzogiorno d’Italia arrivando finanche a Ponza.
Quello che ha scritto su Ponza lo scopre prima Silverio Mazzella del Brigantino e poi Franco De Luca che, da studioso curioso qual è, va oltre la percezione di ciò che legge per fare congetture, ricavare riscontri e tentare di fornire un contributo alla conoscenza di come era fatta Ponza in quegli anni. Gli scritti dell’abate assumono una notevole importanza in quanto riportano ciò che egli vede di persona, circostanza che non sempre si è verificata nella produzione di carte e documenti risalenti a quel periodo storico. Capire, perciò, se la torre che descrive l’abate è quella che conosciamo noi, se le cisterne della Dragonara e della Parata avevano assunto a quei tempi funzioni diverse da quelle per le quali erano state concepite, significa fare chiarezza sul nostro passato e rendere un grande servigio alla cultura del presente.

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Tutt’altro viaggio è quello che ci propone Pasquale Scarpati. Il suo è un percorso nei ricordi dove è molto efficace la metafora della gerla, contenitore del vissuto fatto di esperienze che hanno determinato per lui, come per ognuno di noi di una certa età, il carattere che ci siamo poi ritrovati. In quella gerla, appesantita da tutto quello che il trascorrere degli anni vi ha scaricato, c’è di tutto: le origini isolane, l’imprinting di un’infanzia vissuta tra gli scogli e per la strada, ci sono i pasti frugali, gli esempi virtuosi degli adulti, le gioie e le cattiverie, insomma ci sono le esperienze di tutta una vita che Pasquale, da uomo saggio qual è, si appresta a raccontare.

Esperienza e memoria.7.Tempo

E di viaggio possiamo parlare anche quando Silverio Lamonica “navigando” su internet si imbatte in poesie, scritti, saggi che riguardano Ponza. Questa volta “approda” al blog di Rihanna, un’insegnate di origine filippina, su cui c’è un reportage che riguarda la festa di San Silverio. La circostanza conferma la internazionalità della nostra isola e del nostro patrono, ricordato anche nella simpatica poesia in dialetto romanesco che Peppino Bonlamperti ha composto in risposta alla poesia che Gigi Proietti nel 1976 dedicò al nostro santo.

San S ilverio

E non poteva mancare in questa rassegna di percorsi l’ultimo viaggio, quello che pone fine alla vita.
Lo hanno affrontato, in questa settimana, Silverio Vitiello, la figura più rappresentativa della centrale elettrica di Ponza, e la maestra Buonocore, che conoscevo e di cui serbo un bel ricordo legato ad una copia del libro “Cuore” di Edmondo De Amicis avuto in regalo in occasione della prima comunione.

Infine ci sono le proposte di incontri culturali, tanti e variegati: dal ricordo nelle scuole di Genova della figura di Maria Vitiello, la partigina di Ponza, sorella del sindaco don Mario, alla presentazione a Latina del libro “Vite partigiane”; dalla Notte Europea dei Musei al Civico archeologico Lavinium alla giornata di studi sul Monastero San Mamiliano a Montecristo, per finire alla X edizione del Certamen “Civis sum” di Latina, che nella manifestazione di quest’anno si è avvalsa del supporto di Silverio Guarino, medico e nostro collaboratore.

Auguro buon viaggio a tutti  e, quando andate in giro per il mondo, ricordatevi cosa ha scritto Pino Cacucci, l’autore, tra l’altro di Puerto Escondido da cui Gabriele Salvatores ha tratto un bellissimo film:

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi, né imparare nulla delle genti appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare”.

IL-VIAGGIO

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