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Aliscafi… al posto delle lancette, il mio orologio ponzese

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di Luisa Guarino
Porto5

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Leggendo qualche tempo fa il programma di corse e orari da e per Ponza in vista della stagione estiva ormai alle porte, la mente è tornata indietro alle estati del 1989 e 1990, quando nei miei locali di Via Roma 1 ho gestito, peraltro con grande e inaspettato successo, una libreria che si chiamava “Biblos (con caratteri dell’alfabeto greco – ndr), alla caletta del libro”.
A proposito, erano i tempi in cui la Caletta poteva ancora assomigliare a una spiaggia. Ebbene, da quella postazione sicuramente privilegiata avevo modo di controllare tutto il traffico di traghetti e aliscafi, sia che questi attraccassero al molo Musco che alla banchina.
Mi sembravano già tante corse allora, da e per Terracina, San Felice Circeo, Formia, Anzio, ma anche, un po’ più rare, da Napoli: chissà che bailamme sarà tra qualche mese.
Ma non è del traffico marittimo che intendo parlare, bensì del fatto che, stando appunto “nel porto”, le ore della giornata erano scandite dall’arrivo, o dalla partenza, dei vari mezzi.

Non avevo dunque mai bisogno dell’orologio (al polso non l’ho mai portato) per sapere che ora era, minuto più minuto meno, perché a quell’epoca i mezzi rispettavano anche l’orario. Bastava capire, e vedere, chi arrivava e da dove, o chi partiva e per dove.
Trovavo quella dimensione fantastica e assolutamente attinente al ritmo di vita ideale ponzese. Barche invece delle lancette dell’orologio?! A integrare questi segnali arrivava poi il suono delle campane, della chiesa proprio sopra la mia testa, e di quella di Santa Maria, che si rincorrevano di pochi secondi per mezzogiorno, il vespero e l’orario delle messe.

Del resto, a cosa sarebbe servito mai un riferimento più esatto, a Ponza, d’estate, in un’atmosfera senza tempo e senza confini, dilatata e rarefatta? Certo, l’orologio una volta bisognava guardarlo, per rispettare l’apertura: dopo di che però le ore non avevano più alcun senso, anche perché la notte lì in piazza e non solo non finiva mai.

Spesso ho nostalgia di quegli anni, non solo perché avevo quasi trent’anni di meno, ma perché Ponza era un luogo vivace e di grande richiamo, con un turismo ancora di un certo tono, gli esercizi commerciali erano floridi e prosperavano. Anche la mia libreria, che pure non trattava cibo, se non per la mente, registrava un grande movimento ed era frequentato da vip, intellettuali ed esponenti del mondo editoriale e letterario. Dopo averla chiusa, ricordo che a distanza di molti anni incontravo persone che mi chiedevano quando l’avrei riaperta.
Mai più, perché anche i sogni più belli finiscono. Però quegli orari a mio uso e consumo che arrivavano dal mare li conservo tutti nel cuore.

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