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Oggi, 8 maggio 2016, festa della mamma

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di Irma Zecca

la mano della mamma

 

Come posso non fare omaggio alle mie mamme?
Si, avete capito bene, si dice sempre “di mamma ce n’è una sola” ma io ne ho avute due!

Emma, cara mamma, sempre gioiosa e sorridente…
tutti coloro che ti hanno conosciuta ti ricordano con grande affetto e mi dicono “che bel carattere aveva tua madre, non la dimenticheremo mai
(ormai di quelle persone sono rimaste in poche perché nel tempo ti hanno raggiunto alla casa del Padre).

Ho impresso nella mia mente le giornate estive quando bambina mi portavi al mare. Percorrevamo insieme la stradina sterrata profumata di paglia secca e di foglie di fico, io e te armate di cappello; il tuo era giallo a forma di ombrello (infatti terminava a punta) mentre il mio era bianco, sembrava di pizzo ma era rigido di paglia con un nastrino rosa dove c’erano applicate delle roselline.
Appena arrivate alla spiaggia di Santa Maria non aspettavamo neanche un minuto… subito in acqua.
All’epoca non si usava il copricostume; io avevo un costume di lana rosso con la pettorina e le bretelle incrociate e ancora ricordo il pizzicore di quelle bretelle nella schiena. Tu portavi il classico prendisole e, come tutte le mamme, andavi in acqua vestita.
Noi bambini ci divertivamo a schizzarci e rincorrerci, mentre tu e le altre mamme chiacchieravate in acqua come in un salotto, in circolo, con tanto di cappello… le signore non si bagnavano i capelli!
Nessuna di Voi portava l’orologio ma sapevate perfettamente quando era ora di uscire dall’acqua.
Il prendisole attaccato sulla pelle che ti impediva quasi di camminare – io con quel costume inzuppato che faceva arrivare il cavallo alle ginocchia – andavi via dicendo “io incomincio a salire verso casa, tu non andare più in acqua e, appena la campana suona mezzogiorno, subito a casa”.
Quella campana ancora non aveva terminato il suo tintinnio che iniziava un fuggi fuggi, tutti verso casa… quelli erano gli ordini ricevuti ed ai trasgressori  veniva inflitta la punizione più terribile per noi bambini “domani niente bagno”.

Quella voglia di mare mi è rimasta, ancora oggi quando non vado al mare penso “peccato, un bagno in meno”.

Quanti ricordi bellissimi mamma! Purtroppo sei andata via quando avevo solo sedici anni… mi sei mancata e mi manchi… ma ho avuto zia Antonietta che per me e’ stata tutto.
Tutto quello che so fare in casa lo devo ai suoi insegnamenti, alla sua pazienza, al suo amore. Zia ha gioito per me, sofferto per me proprio come fa una mamma, è stata sempre presente nella mia vita. Ogni suo pensiero era per me, per tutta la vita.

Ricordo quando lavoravo in tabaccheria e ritornavo a casa di fretta perché  dovevo preparare il pranzo;  aprivo la porta della cucina e rimanevo stupita… era passata una fata. Sui fornelli c’era il pranzo pronto, la tavola apparecchiata, la pentola dell’acqua per la pasta sul fuoco ed un biglietto sotto il mio piatto  con scritto “ho pensato che a volte una sorpresa vale piu’ di mille parole, ti voglio bene. Zia Antonietta

Quel filo d’amore non si era interrotto con la morte di mia madre ma ha continuato a scorrere con zia.

Oggi voglio farvi gli auguri, grazie mamma per avermi dato la vita e grazie zia per aver continuato a far scorrere quel filo nella mia vita.

Alle mie mamme con gratitudine.

gabbiani al tramonto

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2 commenti per Oggi, 8 maggio 2016, festa della mamma

  • Rita Bosso

    Grazie Irma per il racconto sincero e intenso e per la bella espressione del filo d’amore: mi torna alla mente il tempo in cui i capi in maglia si “sfilavano” e il filato si riutilizzava. Ne risultavano gomitoli diversi da quelli appena acquistati, perfetti e soffici come nuvole; i gomitoli “vissuti” erano invece un poco stopposi, pieni di nodi, di imperfezioni, nel filo si alternavano segmenti sottili come capelli ad altri spessi; capitava di perderne il bandolo e allora si tagliava e si faceva l’ennesimo nodo. In quei gomitoli scorreva la vita, perché erano serviti prima per il maglione buono, poi per uno scialletto da casa, infine per un paio di calze … e quelle calze riscaldavano tanto, a dispetto del filato liso con cui erano state fatte.

  • Luisa Guarino

    In questo giorno della festa della mamma voglio ricordare non solo mia madre ma anche la mia nonna materna, Fortunatina, che è sempre stata presente nella vita mia e di mio fratello: una presenza imprescindibile fin dalla nostra più tenera età e vero “angelo del focolare”. Per lei, sempre viva nei nostri cuori, voglio ricordare la filastrocca che le dedicavamo: “Io voglio bene a nonna, e tu non sai perché: perché nonna ha fatto mamma, e mamma ha fatto me”.

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