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La tutela dell’Area Marina Protetta “Isole di Ventotene e Santo Stefano”. Parliamone con il direttore (parte seconda)

di Antonio Impagliazzo

cala_nave_ventotene [1]

per la prima parte (leggi qui [2])

Spalanchiamo la finestra e guardiamo al futuro del mare.
Sig. direttore, perché non operare in prevenzione e mettere un tappo al diporto?

La natura semplice dell’isola consentiva un tempo, agli abitanti ed ai turisti primaverili ed estivi, di assistere al passaggio di gruppi di delfini nella baia di Calanave o di Punta Eolo, osservare il dischiudersi delle uova di seppia o di piccoli cavallucci marini nel porto Romano e, nel mese di settembre, nella spiaggetta di Calarossano, vedere la foca monaca salire la collinetta e mangiare dell’uva o i pescatori  stendere il “tartanone” (*) per raccogliere abbondanti pesci di diversa grandezza e specie.

delfini [3]

cavalluccio marino [4]

In quel periodo, i prodotti del mare e della terra offrivano ai cittadini un’abbondante ricchezza di cibo. Oggi rimangono solo parte di un ricordo, come quando a piedi nudi solcavo piccoli arenili e ammiravo il luccichio della luna nell’ incantevole porto Romano.

La finzione e l’immaginazione, figlie della realtà e del ricordo, mi avevano portato a scoprire la realtà del prima e del dopo di un periodo della mia giovinezza, e precisamente allorquando il mare dell’isola di Ventotene era solcato soltanto da piccole lance, gozzi a remi, “burchielle” e piccoli velieri.

ventotene porto romano [5]

Nell’anno 1997, fu istituita l’Area Marina Protetta (AMP); nell’anno 1999, venne istituita la Riserva Naturale Statale (RNS) “Isole di Ventotene e Santo Stefano”.

AMP isole di Ventotene e Sanbto Stefano [6]

L’istituzione dell’area marina protetta, tra i compiti principali aveva il controllo, la tutela, la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali ed in particolare:

a) – il controllo della qualità delle acque marine (chimico-fisico);
b) – la tutela della catena ittica primaria (dal plancton alle specie adulte);
c) – la conservazione e la valorizzazione dell’Habitat biologico marino;

da quella data (anno 1997) cosa non è stato realizzato?

Mi sono chiesto più volte : –

a) – a chi compete il “dovere/ compito” di vigilare e di promuovere il buon uso di un territorio protetto?

b) – a chi il “dovere/compito” di rimuovere e promuovere iniziative socio-culturali per superare il “gap” economico ed il disagio sociale dei propri abitanti?

c) – a chi il “dovere/compito” di vigilare perché una risorsa naturale  possa continuare ad essere un “valore aggiunto” per la cultura, per il turismo e per l’economia delle “isole di Ventotene e Santo Stefano”?

Queste ed altre domande, ancora oggi non ricevono risposte, ma l’isola attende e chiede: la sciatteria, la leggerezza ed il dubbio possono essere sconfitte?

ventotene--web [7]

[La tutela dell’AMP “isole di Ventotene e Santo Stefano. Parliamone con il direttore (2)  – continua]

(*) tartanone: grossa rete a strascico simile alla sciabica, con maglie molto fitte per la cattura anche di piccoli pesci (ndr)