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Per non dimenticare il 25 aprile

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la Redazione

ResistenzaCostituzione

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Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione,
andate nelle montagne dove caddero i partigiani,
nelle carceri dove furono imprigionati,
nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità,
andate lì, o giovani, col pensiero
perché lì è nata la nostra costituzione.

[Piero Calamandrei]

Per le Commemorazioni degli anni precedenti, sul sito, digitare – 25 aprile – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio

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2 commenti per Per non dimenticare il 25 aprile

  • Rosanna Conte

    Buon 25 aprile, festa della liberazione!
    Se per gli italiani di 71 anni fa era chiaro da cosa fossero stati liberati e chi li avesse liberati, oggi, a distanza di decenni e resi smemorati dal bombardamento mediatico, ci imbattiamo in giovani, e non solo, che, ignorando la storia del loro paese, non sanno cosa festeggiano.
    Ma non tutto è perso. Forse si può ripartire dai pezzi in cui è frammentato il nostro io post-moderno per provare a dire da cosa vorremmo liberarci. Dalle pastoie del conformismo che ci vuole tutti allineati su comportamenti che spesso non ci convincono o non ci piacciono, dal timore delle reazioni del più forte, da una classe politica deleteria, da chi usa parole accattivanti e belle immagini per fregarci, da chi gode del male altrui, da chi ragiona per luoghi comuni… insomma ognuno avverte un peso da cui desidererebbe liberarsi.
    Perché non proviamo, su queste pagine, ad esternarlo? Sarebbe un 25 aprile agito più che subìto.

  • Lucia Francesca Di Giovanni

    Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.’ (A. Gramsci)
    Il 25 aprile ha senso se viene festeggiato in maniera attiva, se i sentimenti e gli ideali dei partigiani vengono fatti propri: partigiano è chi sceglie, chi non è indifferente.
    L’anno scorso andai a Carpi in occasione della festa nazionale dell’A.N.P.I. Ebbi occasione di parlare con un partigiano che mi disse che una intera generazione era andata a morire per un sogno, un ideale, per donare libertà alle generazioni future, ma che adesso guardandosi intorno non sapeva più se ne era valsa la pena. Non era questa l’Italia, non era questa la ‘generazione futura’ per la quale avevano combattuto.
    Quelle parole, questa amarezza, mi colpirono molto. Io non volevo far parte di una generazione vuota, di una generazione di indifferenti, ma piuttosto essere, nel mio piccolo, una partigiana.
    Essere partigiani oggi credo significhi non solo festeggiare la libertà nostra e del nostro paese, ma vuol dire anche essere vicini ai popoli martoriati dalle guerre, alle donne che combattono per i diritti civili, ai migranti che ogni giorno sfuggono dal dolore in cerca di un futuro migliore, a chi non ce l’ha fatta…

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