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La sindrome “NIMBY”

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di Silverio Guarino
NIMBY.

 

In un mondo di acronimi (in medicina siamo campioni di acronimi incomprensibili sia alla maggior parte delle persone che alla stessa “lobby” dei medici), uno mi ha colpito recentemente: “NIMBY”.
E’ l’acronimo della frase inglese (ma va!) “Not In My Back Yard”, che suona così: “Non nel mio giardino”.

Sta indicare quella condizione presente in tutti gli umani (soprattutto radicata negli abitanti dell’amato scoglio), quando si tratta di fare un sacrificio o un piccolo passo indietro per realizzare un evento o una costruzione, sulla quale si è tutti d’accordo per la necessità ed assoluta improcrastinabilità, purché non vada a penalizzare la proprietà del singolo.

Me l’ha fatta ricordare (scritta quasi fra le righe, senza troppo sottolinearla) lo scritto di Sandro Romano riguardo la mancata identificazione di un luogo dove fare stazionare e atterrare l’elicottero che sarebbe potuto diventare “stanziale” sull’isola, risolvendo i problemi delle urgenze mediche e chirurgiche degli isolani isolati.

Anche il ponzese non sfugge alla sindrome “NIMBY”, se non si è trovato il sito giusto per l’elicottero della vita, per la dichiarata volontà a non cedere qualcosa di proprio, per il bene di tutti gli altri.

Tutt’altra cosa capita (mi pare di aver capito così) quando c’è da installare una nuova antenna per la telefonia, quando si verifica una vera e propria corsa all’utente utilizzatore.
In realtà, anche in questo caso si fa del bene agli isolani per non tenerli isolati. Ma se ne trae un immenso guadagno (anche di onde elettromagnetiche).

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