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Epicrisi 68. A volo d’uccello

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di Enzo Di Giovanni
Ponza a volo d'uccello (dal monte la Guardia)

 

Non ricordo altre settimane monopolizzate così tanto da un solo argomento.

Ma perché la caccia rappresenta un nervo così scoperto da suscitare, e non certo solo da oggi, una tale partecipazione emotiva, nonostante Ponza vive situazioni di disagio ben più importanti per la qualità della nostra vita?
A ben vedere la caccia, con tutte le sue implicazioni più estreme (compreso il bracconaggio e gli appostamenti notturni dei militanti anticaccia) rappresenta oggi un fenomeno talmente di nicchia da risultare inconcepibile una dinamica così accesa per chi non ne è coinvolto. Capita di parlare, a Ponza, con piccoli agricoltori ugualmente infastiditi dall’aggressività di doppiettisti ed ambientalisti, tanto il risultato è lo stesso: i propri terreni invasi e le coltivazioni danneggiate…

La risposta che riesco a darmi è semplicemente una: la caccia, a Ponza è diventata, non essendo più un fenomeno legato alla sussistenza, un simbolo. Simbolo di libertà, di appartenenza e fruizione del proprio territorio da parte di chi la pratica; simbolo di barbarie da parte di chi ci vede come un popolo di delinquenti, pirati, cannibali.

In entrambi i casi mi sembra che siamo fuori dalla storia, fuori dal mondo.

Rammento un episodio di qualche anno fa. Era il 1998, ed era appena stato pubblicato il decreto del ministro Ronchi che dava corpo ad un disegno organico di riserva integrale: divieto assoluto praticamente di tutto, comprese molte cose che di fatto già erano vietate (come il campeggio, o l’apertura di cave minerarie).
Ci fu una sommossa popolare, in piena estate. Al culmine della manifestazione, venne una troupe di una tv nazionale che chiese cosa rivendicavano i cittadini ponzesi. Non ricordo chi, ma cosa qualcuno gridò: a noi interessa la caccia!

Caccia

A vivere di simboli si rischia l’assurdo di dare ad un’attività come la caccia, da un lato una priorità che non ha, e dall’altra parte di concentrare la responsabilità degli squilibri ambientali-faunistici nelle mani di chi non si ritiene in linea con le tendenze ecologiche attuali: il che nelle vicinanze della terra dei fuochi e delle centrali nucleari dismesse credo sia francamente sconcertante…

Ogni giorno noi ponzesi viviamo sulla nostra pelle la perdita costante di vivibilità.

Negli ultimi decenni abbiamo visto peggiorare la qualità scolastica, sanitaria, dei trasporti. Abbiamo perso residenzialità, viabilità, posti di lavoro.

Solo una cosa è “migliorata”: la burocrazia, che ci rende sempre più precari, sempre più asfissiati da gabelle, ingabbiati da norme sempre più rigide che stanno rendendo la vita sull’isola impossibile.

Non va bene; non si vive di simboli, si vive di sviluppo sostenibile e salvaguardia del territorio. Che vanno di pari passo: negare questo significa negare la vita.

Soprattutto, fa perdere di vista il senso delle cose: ma se questo senso non lo focalizziamo noi, come pretendere che dall’esterno ne vengano a conoscenza?

Una delle tante tipologie di commenti che in questi giorni si sono letti sul web, soprattutto su portali esterni a Ponza, diceva che anziché “divertirsi” a sparare a poveri uccelletti i ponzesi farebbero bene a sviluppare il “turismo escursionistico”. Tra le righe, tra un emoticon e l’altro, si intendeva: “…ma questi quattro matti zoticoni sapranno di cosa parlo?”.

Io, matto zoticone ponzese che non è mai andato a caccia pur avendo amici cacciatori, che preferisce il birdwatching alle doppiette, so di cosa si parla: ma so anche che i più bei percorsi naturalistici sono interdetti, come le coste, come le discese a mare, come Chiaia di Luna, come cala Inferno, ecc.

Non sarebbe finalmente ora di focalizzare le problematiche vere, di confrontarsi e fare fronte comune per salvare questo microcosmo fragilissimo: altrimenti di cosa parliamo?

Ed infatti, manco a farlo apposta, il comune sentire, la solidarietà, sono il filo conduttore sul nostro Ponzaracconta questa settimana: a cominciare dal convegno: Natura e cultura nelle piccole isole, il cui senso, e lo si capisce dal programma, è proprio la rappresentazione della peculiarità delle isole minori.

Ischia Castello aragonese

Proseguendo poi con Franco De Luca, prima ci parla della pettula cacata (Rovistando nell’armadio) e poi in Sorrisi di primavera, che la nostra è una terra che genera felicità. E’ un ossimoro? No, è un teorema in due passaggi:
1) riconosciamo i nostri difetti, con onestà intellettuale
2) ri-costruiamo un’indole unitaria non rancorosa.
Insomma: se Ponza è bella, perché continuiamo ad ostinarci a voler essere brutti e cattivi? Non ci speriamo del tutto, ma condividiamo lo spirito: ormai dovremmo aver capito che con la divisione ed il rancore siamo perdenti…

Non so, non sappiamo, in effetti se una Ponza diversa sia mai esistita sul serio: si sa che con la patina del tempo ogni cosa assume una luce diversa, più romantica. Però ad ascoltare le memorie delle generazioni precedenti, ovviamente si capisce che rancori e liti non sono mai mancati, ma anche, di pari passo, solidarietà e condivisione. E non bisogna poi andare troppo indietro nel tempo, come nel bel ricordo di Giovanni Ronca: Sanità a Ponza: un ricordo di cinquant’anni fa.

E sappiamo che dobbiamo essere solidali anche perchè spesso non ci viene riconosciuta la stessa moneta aldilà del mare: persino nello sport: Un altro impedimento contro il Le Forna mare Futsal

La fatica di Sisifo
Un caro saluto da parte di tutta la Redazione a Mirella Morlè ed alla sua famiglia – Mio fratello Gennaro Romano non c’è più -, che ha voluto ricordare sulle nostre pagine con parole che ci hanno toccato molto. L’amore per la propria famiglia, e per questa piccola isola sembrano sentimenti scontati, ma non lo sono, ed hanno un valore che nessun concetto può rappresentare.

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