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Un ponzese d’America, di Sylvie Morgan Brown (1)

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traduzione di Silverio Lamonica

 

Navigando in internet alla ricerca di sempre nuove pubblicazioni su Ponza, mi sono imbattuto nel “blog” di Sylvie Morgan Brown, scrittrice, blogger e cultrice di cucina casereccia di Brooklyn: www.sylviemorganbrown.com/neighborhood/.
Tra i suoi vari reportage descritti con uno stile piacevolissimo, propongo il seguente che riguarda un nostro concittadino nato negli States e la sua attività.
S. L.

Sam's Restaurant Pizzeria. BisLouis Migliaccio e l’esterno del locale: Ristorante – Pizzeria “da Sam”

Sono sicura che c’è un sacco di gente la quale, quando legge questo articolo, ha qualcosa da dire in merito a Luigi “Brooklyn Lou” Migliaccio, il proprietario del Sam’s Restaurant Pizzeria in Court Street.
Forse pensate che egli sia scorbutico. Può darsi che voi troviate il suo servizio insopportabilmente lento. Può darsi che riteniate la sua pizza non proprio ottima. Credetemi, avete tutto il diritto di restare della vostra opinione; non sono qui per convincervi. Luigi ha la lingua. Se volevo vedere un film al Cobble Hill Cinema, probabilmente avrei afferrato una bruschetta veloce al Bar Burrito & Taco di Burry. Volete discutere di pizza? Io sono una ragazza di Di Fara! (prestigiosa pizzeria di Brooklyn – N.d.T).

Vogliamo avere un po’ di rispetto? “Sam’s” ha 81 anni. Vuoi prendertela con tuo nonno di 81 anni? No. E ciò perché tuo nonno è quello che è. Consideralo nella sua condizione. Invitalo a sgranocchiare una noce dura. Il punto è questo: non può cambiare. E non dovrebbe farlo. Così sta a te decidere se vuoi adattarti a lui oppure no. Io penso che lo dovresti fare. Ma è ciò che penso io.

Two choices

Menu del giorno. Due scelte: prendere / lasciare

Alcune cose da tenere a mente: Lou gestisce in proprio il suo ristorante. Si reca di persona per acquisti nelle drogherie, lavora in cucina, serve a tavola, prende il tuo ordinativo, ti prepara qualcosa da bere, ti prepara il conto. Per sei giorni la settimana sta lì. In un ristorante in vero stile ‘casa e bottega’, fino all’età di dodici anni viveva nell’appartamento al piano superiore così, se stai lì, ti trovi a casa sua. E come in qualsiasi casa che tu visiti, sei ospite. Non devi dire a chi ti ospita ciò che non va bene a casa loro.

“La gente è strana” – dice Lou 54 anni, che ora vive solo in questa elegante casa di famiglia a Clinton Street, “dubitano di ciò che dico. Non mi piace. Credo di conoscere il mio lavoro. Non puoi venire qui a dirmi ciò che devo fare”.

“Ho avuto gente che mi importunava perché non volevo aprire la loro bottiglia di vino quando la portavano nel mio locale.” Dice Lou, citando un esempio del tipo di richieste che lo toccano sul vivo. “Non sono un BYOB (Bring Your Own Bottle = uno che serve chiunque porti da bere – N.d.T.). Io ho una licenza per alcolici. Io dico no e loro mi chiedono di fare un’eccezione. Non posso. Non credo che sia ben fatto dire loro di sì e no ad altri. Vedi, un cliente abituale non chiede una cosa del genere”.

La cassa e il reparto liquori

Egli continua.

“Ho avuto gente che ordina per telefono solo per mettermi in imbarazzo, si siedono e dicono: – Ma abbiamo già ordinato. Io dico loro che lo sportello del ‘prendi e porta via’ è sul retro. – Oh no, ma noi vogliamo mangiarla qui’ – dicono. Guardate, mi spiace, ma non potete farlo. Se ordinate per telefono è automaticamente ‘portar via’. Mi guardano come se avessi torto”.

Il Sam’s risale ad un’altra epoca, ma non aveva l’aspetto attuale. Sì, ai tavoli non c’erano le tovaglie a quadretti bianchi e rossi, i separé di vinile scricchiolavano quando ti sedevi, i fiori non sono veri, le vecchie cabine telefoniche si sono rotte e c’è una sorta di misteriosa oscurità che è un po’ difficile ignorare. Se fossi stata da sola al Sam’s, sarei rimasta lì, sospesa aspettando di catturare il fantasma di un vecchio barista mentre riempiva bicchierini di whiskey scozzese, nei riflessi degli specchi del retro bar.

Ma se uno dei motivi per cui ti rechi al Sam’s è crogiolarti nel suo arredamento d’epoca, hai la necessità di portare con te qualche regola del vecchio mondo. Qual è il tipo di persone che mette in discussione le buone maniere? Guarda, i bambini non dovrebbero correre per la sala da pranzo (Lou ha sei punti di sutura dietro la testa, dovuti a mancata osservanza delle regole). Gli uomini non dovrebbero aspettarsi di essere serviti stando in canottiera. Finisci lo spuntino e il caffè prima di entrare nel ristorante (sei qui per assaggiare le pietanze del Sam’s).

Nessuno di costoro può dire che a Lou non piaccia scherzare… perché lo fa. Il suo humor può non andar bene a certi clienti, ma la maggior parte può accettare il suo sarcasmo perché sanno che non intende disprezzare nessuno. Quando Lou dice al tuo bambino ‘siediti e mangia la pizza, altrimenti ti lego alla sedia’ in realtà non fa una cosa del genere. È il suo modo di girarci intorno. Lascialo fare, è divertente.

Le porte del Sam’s si sono aperte fin dal 1930. I fratelli Danny e Sam D’Arco (prozii di Lou) progettarono di aprire insieme il ristorante. Ma Sam morì prima che ciò potesse accadere. Fu questo il motivo per cui fu dato il suo nome al ristorante. Col passare degli anni Danny assunse i membri della famiglia a lavorare nel Sam’s, compreso il nipote appena immigrato, Mario Migliaccio, padre di Lou. Era il 1950 e Mario iniziò come lavapiatti a 20 dollari la settimana.

Oggi è normale che i clienti ricordano Mario come il maestro della pizza che si poteva vedere finanche nel retro, mentre si sporgeva dal finestrino dal quale vengono servite le pizze da portar via. Avendo lavorato al Sam’s per circa cinquant’anni, Mario indossò il grembiule fino al 2009 quando la morte di sua moglie Rosa lo spinse a tornare all’isola di Ponza, in Italia. È il luogo in cui loro due sono nati e cresciuti; erano vicini di casa.
Ora, a 83 anni, è felice di essere tornato a casa. Finalmente può riposare.

Sam's Restaurant Pizzeria

 

Note
Photos by Max Flatow
June 20, 2011 /Sylvie Morgan Brown

Documento completo in versione originale: Sam’s Restaurant Pizzeria by Sylvie Morgan Brown. English version

 

[Un ponzese d’America, di Sylvie Morgan Brown (1) – Continua]

Sam's-Restaurant.B.N. Resized

Al centro con gli occhiali Aniello (Danny) D’Arco (1900 – 1970), fondatore del locale. Alla sua sinistra Mario Migliaccio (padre di Luigi). A destra di Danny: Rosa De Stefano (moglie di Mario) e Carmela D’Arco (moglie di Danny); a sinistra di Mario: sua sorella Angela e il marito Gaetano D’Arco (ospiti); quest’ultimo non era parente dell’allora titolare. La foto fu scattata nel locale, nella prima metà degli anni ’50 del secolo scorso.
La foto in bianco e nero fa parte dell’archivio fotografico Lamonica – Sandolo.

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1 commento per Un ponzese d’America, di Sylvie Morgan Brown (1)

  • Luisa Guarino

    Caro Silverio,
    Ho letto con piacere la tua immagino impegnativa traduzione dello scritto che tratteggia la pittoresca figura dell’italo-(ponzese)-americano Louis (Luigi) Migliaccio. E ho avuto modo di scoprire che ne conosco i genitori, Mario e Rosa De Stefano: quest’ultima, scomparsa nel 2009. La loro conoscenza è avvenuta nell’agosto dell’ormai lontano 2000, in occasione di una gita in barca a Zannone, in buona e numerosa compagnia, di cui facevano parte tra gli altri mia cugina Rosanna, la moglie di mio cugino, Rita, Iva e Paola Aversano, “zia” Rosaria Zecca, la mamma di Giovanni il farmacista con il figlio Carlo, Angelina Coppa (anche lei non c’è più).
    Ricordo quella bellissima giornata, un po’ faticosa ma piena di momenti indimenticabili. In barca ero seduta abbastanza vicina a Rosa e lei, una volta saputo “a chi appartenevo” mi ha abbracciato con affetto con il suo inconfondibile sorriso: mia madre Olga era stata la sua maestra! Quanti ricordi e quanto affetto da allora, ogni volta che ci incontravamo, soprattutto a Sant’Antonio.
    Ho rivisto lei e Mario molto giovani nella bella foto in bianco e nero aggiunta all’articolo, in cui ho riconosciuto anche Danny (Aniello) D’Arco e la moglie Carmela, che ho frequentato di persona a Ponza, negli anni della loro maturità. Al loro fianco all’epoca c’era quasi sempre un’altra coppia molto giovane, Mirella e Ciccillo.

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