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La storia del soccorso sanitario aereo a Ponza (2)

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di Alessandro Romano
Foto 11 Elicottero leggero Agusta-Bell

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Un notevole salto di qualità si ebbe il 1º ottobre 1965 quando fu formato il 15º Stormo elicotteri SAR (Search and Rescue) presso il Comando Trasporto e Soccorso Aereo dell’Aeroporto Militare di Ciampino (Foto 12, 13, 14, 15). Il miglioramento riguardava due elementi fondamentali: la tecnologia e potenza del mezzo aereo, adeguatamente predisposto al trasporto di malati e/o feriti con tanto di equipaggio medico ed infermieristico (militare) e l’articolazione di turni di pronto impiego di tre equipaggi che riducevano ulteriormente i “tempi di reazione” (di intervento dalla chiamata).

Foto 12 Stemma 15 StormoStemma 15 Stormo

Foto 13 Elicottero SAR #001Elicottero SAR

Foto 14 Elicottero 15 stormo

Foto 15 Elicottero 15 StormoElicotteri 15° stormo

Naturalmente non bisogna mai dimenticare che questo nuovo eccezionale dispositivo non era finalizzato al soccorso sanitario civile, ma a quello militare (NATO: siamo in piena “guerra fredda”) e che l’impiego per usi non militari doveva essere solo un’eccezione. A Ponza, però, con le premesse che abbiamo visto, diventò un servizio sistematico ed essenziale.

Purtroppo l’utilizzo di questi nuovi e potenti elicotteri comportava qualche problema nelle fasi di atterraggio e decollo a Ponza. Le forti turbolenze mosse dalle enormi “ali rotanti” alzavano notevoli polveroni che raggiungevano la Dragonara ed il Corso e, spesso, arrecavano danni agli infissi ed alle tende delle abitazioni che si affacciavano sulle banchine. Un problema che il solito “comitato ponzese” (militari e medici) pensò di risolvere cercando un’alternativa alle banchine nuove. Va detto che in quegli anni la strada che portava alla piazzola militare di Monte Core era impraticabile a qualsiasi normale autovettura. Tra l’altro quella non era ancora un’area predisposta all’atterraggio, ma solo la base riflettente dell’antenna del VOR (VHF Omnidirectional Range), un’importantissima apparecchiatura necessaria ad orientare gli aerei di linea.
Dopo non pochi sopralluoghi, finalmente fu individuato un nuovo punto di atterraggio collocato questa volta nella miniera di Le Forna, in prossimità della Piana. Ma i primi soccorsi nella zona si presentarono come un film tragicomico. Le forti turbolenze delle eliche alzavano una nuvola di polvere e caolino talmente spessa che non si vedeva più l’elicottero che, a sua volta, perdeva la cognizione della sua posizione. Una tragedia se si pensa anche agli effetti che la polvere aveva sui motori. Occorreva cercare un altro luogo di atterraggio. Fu proprio in quel periodo che si tentarono degli atterraggi nei pressi della Caletta del porto e precisamente su quella piazzola posta sulla scogliera a ridosso della caserma dei Carabinieri, più o meno dove ora attracca la nave cisterna. Ma anche questa soluzione comportava dei rischi per le operazioni di volo e delle serie difficoltà per l’imbarco dei pazienti.

L’occasione propizia si presentò quando sulla piazzola di Monte Core doveva essere installata un’altra importante apparecchiatura, il TACAN (Tactical Air Navigation).
Il solito comitato ponzese pensò bene di suggerire al Comando di Roma di rendere praticabile quella stradaccia piena di buche e massi proprio per consentire, con snellezza e senza danni, il trasporto delle delicate e pesanti apparecchiature. Inoltre, al fine di far giungere sul posto con facilità ed immediatezza i tecnici NATO che avrebbero dovuto poi montare e collaudare le nuove apparecchiature, consigliarono di predisporre un “sistema di segnalazione removibile” per consentire l’atterraggio momentaneo degli elicotteri proprio sulla base riflettente metallica (25 metri di raggio) dell’antenna del VOR. Lo stratagemma funzionò e a Ponza finalmente fu realizzata per la prima volta una piazzola di atterraggio, seppur provvisoria. Ma, ultimati i lavori che durarono circa un anno, i militari, come previsto, stavano pronti a smontare le apparecchiature di segnalazione per l’atterraggio degli elicotteri.
Fu anche allora che il “comitato ponzese” entrò di nuovo in azione. Una provvidenziale “spintarella politica” ad opera dell’allora medico condotto e sindaco Sandolo, fece sì che il tutto non si toccasse anche in previsione di qualche “onorevole visita” con elicottero di Stato. Da quel momento furono anni felici per il soccorso sanitario aereo a Ponza.

Negli anni ’70, con la realizzazione delle USL, cominciarono ad arrivare i primi segnali di rinnovamento nel Sistema Sanitario Nazionale che gradualmente devolveva verso le Regioni le competenze statali. La realizzazione a Ponza del primo Poliambulatorio (nei locali dell’attuale Ufficio Postale di Ponza) con un presidio di Primo Soccorso (da non confondere con il Pronto Soccorso) non cambiò di molto la situazione del trasporto aereo urgente.

Ogni richiesta di soccorso veniva inoltrata sempre all’Aeronautica Militare di Ponza che provvedeva a far giungere un elicottero militare.
E’ giusto ricordare che, prima della realizzazione del Poliambulatorio, unitamente all’opera dei medici, spesso effettuava una funzione di vero e proprio primo soccorso la farmacia di sant’Antonio dove Don Mario Vitiello (Foto 15.1) e la moglie, titolare, apportavano i primi urgenti interventi in attesa dell’arrivo del medico. Don Mario, stimatissimo da tutti, fu un vero antesignano dei volontari, se si considera che non prendeva soldi per tutto quanto veniva fatto o utilizzato di materiale della sua farmacia durante il primo soccorso.

Foto 15.1 Don-Mario-Vitiello#001Don Mario Vitiello

 

Le cose cominciarono a cambiare nel 2000, quando la Regione Lazio istituì un servizio di Eliambulanza. (Foto 16).

Foto 16 EliambulanzaEliambulanza

In pratica con la devolution delle competenze sanitarie verso gli Enti Locali e, nello specifico, verso le regioni, lo Stato chiedeva il rimborso delle spese vive sostenute nel trasporto aereo per effettuare i soccorsi. Da allora, a seguito di una convenzione con il Comando Generale, ad effettuare il soccorso aereo utilizzando la piazzola militare di Monte Core furono gli elicotteri regionali della Elitalia (Foto 17).

Foto 17 elisoccorso-pegaso-eliambulanza#001

Pertanto i militari provvedevano solo a rendere disponibile la piazzola di Monte Core agli aeromobili civili e ad assicurare i trasporti con elicotteri militari, a titolo oneroso per la Regione, nei casi di avverse condizioni meteo.

E’ chiaro che, comunque, era una condizione di precarietà dato che sul tavolo restavano irrisolte due importanti problematiche: l’utilizzo di una zona militare chiusa e l’inadeguatezza degli aeromobili regionali nel fare operazioni di atterraggio e decollo in condizioni di cattivo tempo.

Problematiche che poi si sono manifestate in tutta la loro serietà quando il Comando Generale dell’Aeronautica Militare, Terzo Reparto al Volo, comunicava ufficialmente ai vari soggetti interessati ed al Comune di Ponza, di cercare un’alternativa al campo di atterraggio di Monte Core che di lì a qualche tempo non sarebbe stato più disponibile per gli aeromobili regionali.

Foto 27 Una fase del soccorso in un elicottero militareUna fase del soccorso in un elicottero militare

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[La storia del soccorso sanitario aereo a Ponza (2) – Continua]

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6 commenti per La storia del soccorso sanitario aereo a Ponza (2)

  • Alcune curiosità:

    Perché nell’articolo usi più volte l’espressione “il solito comitato ponzese?”

    E’ vero che il servizio civile è in possesso di elicotteri che possono viaggiare, al pari di quelli militari, anche in condizioni meteo avverse?

  • Il “solito comitato” era composto da: il maresciallo Luigi Tricoli, mio padre Giuseppe Romano, quindi il Dottore Sandolo, il dottore Coppa e il dottore Martinelli. Quando c’era necessità, si riunivano (dal dott. Sandolo al Comune) e cercavano insieme soluzioni per i problemi della popolazione ponzese. A quanto pare le soluzioni le trovavano senza troppe polemiche.
    In merito alle caratteristiche degli aeromobili civili, stai anticipando la terza ed ultima parte dell’articolo. Comunque la Regione Lazio dispone di elicotteri “ogni tempo”, cioè predisposti per voli strumentali, notturni e per affrontare relative avversità meteo, ma, credo, in numero insufficiente. Il costo di un volo militare è veramente alto.

  • Fabio Tomei

    Preg.mo Romano, seguo da sempre i tuoi articoli pieni di particolari e spunti vitali per rimarcare e rafforzare lo spirito Ponzese. Spirito fatto da uomini e donne fieri e ospitali, persone che si sono fatte rispettare ovunque siano sbarcate. Ricordo con affetto tuo padre, Responsabile sanitario del Teleposto dell’Aeronautica Militare, lo ricordo soprattutto per il suo senso del dovere e per la sua estrema disponibilità verso il prossimo. Lo ricordo quando mi vaccinò in seguito all’epidemia di colera degli anni 70. Ci tengo a precisare che il comitato Ponzese era anche costituito da mio padre, Riziero Tomei, Comandante del Teleposto dal 1969 al 1989, e dai compianti Ernesto Prudente e Peppe Tricoli. Lo sforzo di poter utilizzare, da parte degli elicotteri, la “piazzola” del V.O.R. e Tacan fu enorme, vennero fatte richieste continue e particolareggiate al Comando della II Regione Aerea, affinché potessero, gli stessi, atterrare in caso di emergenza medica.

  • Caro Fabio, consentimi il tono, ma ti ho visto bambino a Ponza con il tuo indimenticabile papà Riziero al quale ero molto affezionato. Certamente è giusto quello che aggiungi a completamento della mia nota. Il maresciallo Tomei, infatti, seguì nel comando il maresciallo Della Volpe che era subentrato al Tricoli. Tutti, anche i successivi comandanti cercarono come meglio potevano di portare avanti questo indispensabile servizio inaugurato ai primordi del Teleposto A.M. Di recente, esigenze superiori hanno determinato la condizione attuale che sarà meglio descritta nella terza parte. A presto e grazie.

  • Fabio Tomei

    Sandro, papà è vivo e sta alla grande, seguiremo insieme la tua terza parte. Ad maiora.

  • Il “solito comitato” era composto quindi da: il maresciallo Luigi Tricoli, Giuseppe Romano, il Dottore Sandolo, il dottore Coppa e il dottore Martinelli, il Comandante del Teleposto dal 1969 al 1989 Riziero Tomei, da Ernesto Prudente e da Peppe Tricoli.

    Più che un comitato era una commissione, un coordinamento di cittadini che contribuivano in base alla loro esperienza e funzione pubblica alla risoluzione del problema. C’erano infatti militari, tecnici e politici compreso il Sindaco.

    Se la storia serve a insegnare quello che è successo in passato per non ripetere gli stessi errori e al contrario per ripercorrere strade che hanno dato dei risultati positivi, questa storia insegna la positività di attivare commissioni di studio e/o tecniche per contribuire alla risoluzione di problemi strutturali e organizzativi.

    A mio avviso questa è una strada per raggiungere due obiettivi: democrazia e responsabilizzazione!

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