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p-06 ponza-cala-feola-sottocampo-maria-avellino-moglie-di-emiliano-sandolo-e-nonna-di-raffaele-sandolo-1952 ss02 allarme-aereo Immagini storiche di Ponza Una cintura di cistoseria a pelo d'acqua

Fantasticherie. Major e Minor (3)

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di Pasquale Scarpati
6. Silvano Braido. Uccello-conchiglia

 

Per la prima puntata, leggi qui;
per la seconda, leggi qui

 

Così, seduti in poltrona e sporgendo le mani intirizzite dal freddo, verso il caminetto, ripensavano ai fatti accaduti. Erano talmente presi dal torpore, stanchi e rilassati che non amavano pensare a nessuna novità per il futuro. “Le novità – disse saggiamente qualcuno di loro – portano sempre delle incognite, che è meglio non affrontare. Tanto tutti sanno quello che abbiamo e pertanto è sufficiente per noi non affaticarsi più di tanto se non in quel breve lasso di tempo”.
Un altro, salomonicamente, aggiunse che lo stare da soli per la maggior parte dell’anno, era un fatto voluto perché così si potevano preservare e conservare più a lungo nel tempo tutte le opere d’arte; ma non sembrava molto convinto della sua asserzione; forse ripensava a ciò che accadeva nel breve lasso di tempo quando c’era quell’enorme, gran confusione.
Ogni tanto, però, si sentiva qualche timido sbuffo intermittente, come l’ansare di una vaporiera (locomotiva) che affronta una salita, ma solo per questioni contingenti, di loro esclusivo interesse, mai di ampio respiro; aspettando, forse, che altri si muovessero in loro soccorso; forse pensando , nella loro semplicità d’animo, che lo facessero senza alcun interesse.

7. Silvano Braido. Conchiglia
Così, quando il Primo cittadino, forse mal consigliato o di sua iniziativa, ebbe l’ardire di mettere, in un consiglio comunale, all’ordine del giorno: Agevolazioni per i nativi non residenti, arrivati a discutere quest’ultimo punto posto all’ordine del giorno, tutti i consiglieri (anche quelli dell’opposizione che in genere facevano comunque sentire la loro voce), chi con un pretesto, chi con un altro, immediatamente, si alzarono e uscirono allontanandosi velocemente. Uno diceva di dover ritornare a casa per aver sforato l’orario consentitogli dalla moglie, un altro asseriva che la nonna, ammalata, aveva bisogno di assumere i medicinali e che lui era deputato a tale incombenza, un altro ancora diceva che gli era venuto un gran mal di testa e così via. Sta di fatto che il Primo cittadino rimase un po’ dispiaciuto, non disse nulla e si strinse nelle spalle.
– Eh! Bisogna andare con i piedi di piombo (essere prudenti) – commentò una persona mentre sorseggiava lentamente, insieme ad altri, una tazza di caffè – perché certe prese di posizione non si sa mai come vanno a finire.
Di questo argomento, infatti, non se ne sentì più parlare come se fosse stato un tabù o sottoposto a censura.

Ma quello più cattivo degli altri o che non ha peli sulla lingua nel sentire questa frase esclamò: Nunn’é che chist’ vonn’ ’u cocch’ nettàt’ e bbuon’?” (letteralmente: Per caso costoro vogliono l’uovo pulito e pronto da mangiare?) Cioè: “Per caso questi vogliono tutto senza ingegnarsi troppo?”
Detto questo andò via   con un sorriso sardonico (beffardo) perché il cattivo gode sempre delle disgrazie altrui. Dall’accento sembrava originario di quella Terra che i Romani, nella loro lungimiranza, definirono “felix” cioè ricca, feconda tra l’altro anche e soprattutto di idee.

8. Silvano Braido Città

Minor

Un poco più a monte ma sull’altra riva del grande fiume, appena dopo un’ansa, giaceva un paesino che era un poco più grande di Rio Bo. Una viuzza stretta stretta l’attraversava. Da essa si diramavano stretti vicoli senza nome, alcuni si andavano ad affacciare verso la montagna, altri verso il fiume, altri ancora erano senza uscita.
La viuzza terminava in uno slargo quasi semi sterrato delimitato sul lato destro da una chiesetta dalla facciata semplice con, in alto, un ampio finestrone. Al suo interno poche sedie. In fondo un altare e, in perpendicolo su di esso, un crocifisso francescano, pieno di polvere, di quelli cioè che, mostrando la sofferenza umana redenta, hanno il capo reclinato sul lato destro, una vistosa corona di spine e piaghe dappertutto.
Sulla destra, in una nicchia, un santo dalla barba nera e riccia guardava con occhi sbarrati quasi a terrorizzare o ammonire quanti si fossero prostrati ai suoi piedi. Francescano anch’esso come il Crocifisso. Dall’altra parte dell’altare una vecchia porta malandata. Al di sopra , sullo stipite, si leggeva: Sagrestia. Più in basso su un’anta di una porta scura piena di polvere, attaccato ad un chiodo arrugginito, un pezzo di carta sbilenco. Su di esso c’era scritto a caratteri cubitali: SILENZIO e più in basso, PREGASI BUSSARE ED ENTRARE UNO ALLA VOLTA (sic!)

9. Silvano Braido. Uovo-pesce-radici

Più che dal profumo d’incenso l’aria era satura di odore di muffa, come di luogo abbandonato da anni.
Chiesa addormentata o abbandonata.
Sul lato sinistro della piazza sorgeva un vetusto palazzotto dalle forme massicce ma non troppo eleganti. Unica nota architettonica di un certo rilievo era un piccolo ballatoio a tre arcate sorrette da esili colonnine con capitelli differenti: il dorico, lo ionico ed il corinzio. Sul lato destro un vecchio stemma gentilizio, annerito dal tempo nel quale a mala pena si leggeva “Dat virtus quod forma negat: Il valore dà tutto quello che la bellezza ci nega.
Questo motto secondo alcuni andava interpretato come: occorre dare più valore alla sostanza che alla forma; secondo altri: spesso la penuria di mezzi o di bellezze fa aguzzare l’ingegno. Praticamente erano validi ambedue.

Nelle vicinanze un antico pozzo circolare sormontato da una arco in ferro.
Davanti lo sguardo si perdeva verso una campagna ben disegnata ed ancora coltivata mentre su su per le colline la vegetazione spontanea, intatta, nascondeva animali stanziali e/o di passaggio che nutrivano i loro piccoli senza essere disturbati da chicchessia.
Colà avresti potuto ammirare alberi secolari ancora viventi o scorgere, nel sottobosco, alcune varietà di piante peculiari del luogo. Ma queste non erano visibili ad un occhio distratto, frettoloso o superficiale; occorreva, pertanto, molta attenzione e soprattutto conoscenza; perciò era necessario percorrere i sentieri a piedi e soprattutto camminare lentamente.

 

P.S. – Giacché si parla di uova (’u cocch’): Buona Pasqua a tutti!

10. Silvano Braido. Nautilus

 

Immagine di copertina e illustrazioni dell’articolo: opere di Silvano Braido

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