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La mappa del confino: aggiornamento

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di Rita Bosso

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La nostra mappa del confino – se ne è già scritto sul sito: leggi qui – si arricchisce di un’altra tessera (indicata in rosso con il numero 18).
Qualche tempo fa Genoveffa D’Atri mi raccontò che nella sua casa di via Corridoio aveva abitato un confinato, in seguito divenuto sindaco, il cui nome al momento le sfuggiva.
In quella casa ho trascorso i periodi ponzesi dell’infanzia, perciò i particolari che Genoveffa citava li avevo ben presenti; ricordo bene, ad esempio, la porta a vetri sulla sommità della rampa di scale ma non sapevo che vi era stata collocata durante il confino per consentire alle guardie di effettuare i controlli notturni.
Era una casa bellissima, con tre ampie stanze affacciate sul porto e un’ala trasversale che sovrastava come un ponte via Corridoio, piena di stanzini e bugigattoli, con la cisterna abitata da un mostro e lo sprofondo del Cantinone nel quale sono finite molte delle mie bambole; insomma, resta per me il castello incantato abitato da fate e da draghi.

RobertoBencivenga
Sono tornata alla carica con Genoveffa e Giulia D’Atri recentemente, e subito le due sorelle hanno ricordato il nome del loro inquilino: si trattava di Roberto Bencivenga (Roma, 2 ottobre 1872 – Roma, 24 ottobre 1949), citato da Silverio Corvisieri come uno dei principali esponenti della massoneria relegati a Ponza. Le sorelle D’Atri ricostruiscono con precisione le date, collegandole agli eventi della loro vita familiare.
“Nella casa di via Corridoio si erano stabiliti i nostri genitori dopo il matrimonio; l’avevano sistemata e arredata adeguatamente e fu lì che nacque Giulia, la primogenita, nel marzo 1929. Qualche mese dopo la nostra nonna materna si ammalò e la famigliola si trasferì da lei, a pochi metri di distanza, ancora in via Corridoio, in modo che nostra madre potesse assisterla e occuparsi della rivendita tabacchi”.
La casa dei coniugi D’Atri, rimasta disabitata, fu affittata a Bencivenga a partire dal 1929; di tanto in tanto il confinato riceveva la visita della sorella, la quale rimproverava bonariamente la signora Adele D’Atri per aver dato in fitto una casa troppo ben arredata. Ricordo infatti un bello scrittoio, qualche consolle, un monumentale letto in ferro con decori di madreperla, bei mobili da solida casa borghese di un secolo fa, degna dimora di un medico quale era il papà di Giulia e di Genoveffa.

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Riporto da Wikipedia alcune note biografiche su Roberto Bencivenga.

Ufficiale di Stato Maggiore al Comando Supremo della Prima Guerra Mondiale, dopo Caporetto comanda la brigata Aosta alle battaglie del Grappa e del Piave. Dopo il conflitto è alla guida della Missione militare italiana a Berlino. Nel 1919 lasciò il servizio attivo col grado di generale di brigata. Alle elezioni del 1924 si candidò nella circoscrizione della Campania nella lista di Giovanni Amendola e fu eletto alla Camera.
Partecipò quindi, insieme ad Amendola, alla secessione aventiniana e alla fondazione dell’Unione Nazionale. Come tutti gli aventiniani, fu dichiarato decaduto dalla Camera nella seduta del 9 novembre 1926 e radiato dall’esercito per motivi politici con decreto del 15 luglio 1926, con l’aggiunta della condanna a cinque anni di confino a Ponza
Nel 1943 inizia a partecipare alla resistenza a Roma, come comandante del Fronte Militare Clandestino.
Dopo la liberazione fu per alcuni giorni Commissario governativo al Comune di Roma (6-10 giugno 1944), prima dell’insediamento del nuovo Sindaco Filippo Doria Pamphili.
Come aventiniano, nel 1945 fu nominato nella Consulta Nazionale mentre nel 1946 si candidò e fu eletto all’Assemblea costituente nelle file del Blocco Nazionale della Libertà, di cui divenne poi il presidente del gruppo parlamentare. Successivamente (gennaio 1947) aderì al Fronte dell’Uomo Qualunque; in virtù della III disposizione transitoria della Costituzione, il 18 aprile 1948 fu nominato “senatore di diritto” della I Legislatura della Repubblica Italiana, andando a comporre il Gruppo misto.
Non terminò la legislatura poiché morì a Roma il 23 ottobre 1949.
Il generale Roberto Bencivenga fu anche un massone di una certa rilevanza: prima del fascismo fu iniziato in una loggia del Grande Oriente d’Italia, nel 1943 costituì il “Gruppo di Reggenza” in Sicilia, raggruppando diverse logge già esistenti. Questo gruppo confluì nella Gran Loggia d’Italia nell’agosto del 1945.

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