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Refolo pasquale

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di Francesco De Luca
Campane.3

 

Sono stato chiamato in causa dallo sbattimento del batacchio delle campane. Nei mesi invernali mi rintano nei vani, al riparo dagli scossoni dei venti in subbuglio. Mi basta una apertura per uscire a riprendere il respiro quando ne sento l’urgenza.

Pigro, sono un refolo pigro quando lo sconquasso frastorna l’isola e la frulla, mostrandone la fragilità fisica, e mi ringalluzzisco quando avverto il sopravvenire di un frizzo, di una primizia. Allora mi agito, mi elettrizzo, reagisco con prontezza.

Oggi le campane sono agitate con una energia nuova. Il suono mostra un che di giovanile. Mi porto all’esterno e appuro che due ragazzi si cimentano con le campane. Uno al ‘campanone’, grosso e maestoso, a se stante, e l’altro alle due campanelle. Mario dà al batacchio del campanone un ritmo grave, costante, mentre Ugo produce suoni intervallati, giacché con una mano comanda una campanella e con l’altra mano la seconda campanella. Scherzano fra di loro, chiamandosi per nome, ecco perché li conosco, e intessono insieme una sorta di motivo, con un suono di fondo costante e, su quello, variazioni di suoni più variegati. Motteggiano fra di loro, i ragazzi, come se tutto il paese, al di sotto, attenda da loro la notizia. Quale? L’ho capita rubando mozziconi di frasi e poi vedendo l’animazione dei cortili, l’agitarsi degli usci.
È la settimana di Pasqua, e una nuova gioia pervade insieme all’esultanza.

Monte Guardia è lustrato di giallo e un profumo soffuso scende e si spande, insieme agli uccelli migratori.

Preso dall’entusiasmo ho lasciato l’alto della cupola della chiesa e mi sono fiondato nella trama dei vicoli. Un’inattesa mistura di profumi mi ha colpito. In un vicolo donne e ragazzi con un viavai vivace danno segno di qualcosa di insolito. Portano fagotti ripieni, entrano in una casa e ne escono con altrettanti. Ho sbirciato furtivo e un profumo di dolci fuoriesce da quella casa, dove certamente opera un forno. “Temì… – chiamano le donne. Un ometto tarchiato le accoglie, disciplinandone le richieste.

CRO  pizza AL  forno (newfotosud)

È il forno di Temistocle, e tutto il vicinato confluisce lì per cuocere casatielle, pizze ‘i grane, pastiere. Frotte di donne e ragazzi.

Seguo una ragazza. Porta il suo casatiello ancora caldo e lo ripone in un luogo a parte. “Con questo faccio ’u pascone” – ha detto, rivolgendosi alla mamma. La quale invece porta una torta fatta con la pastina da minestra, quella a forma di stelline. Una pastiera dolce, dal sapore casareccio. Non eclatante, non esuberante, dalla dolcezza frenata.

È la settimana di Pasqua! Profumi dalla campagna, profumi fra i vicoli, l’incenso in chiesa, e il sorriso di una nuova stagione negli animi.

Anch’io riprendo ad arieggiare per il paese, che mi appare spronato ora ad affrontare le nuove sfide che il tempo plasma, gli uomini impastano e il destino impone.

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