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Brevi riflessioni sull’ipotesi progettuale del Museo di Ponza del Prof. Vincenzo Padiglione

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di Francesco Ferraiuolo
porta-deuropa

 

Gent. Redazione, invitato in qualità di consigliere comunale, ho partecipato all’incontro sull’ipotesi progettuale del Museo, tenutosi il 17 marzo scorso.
Sul tema ho visto vari interventi sia su Facebook che in Ponza Racconta e, pertanto, ritengo far conoscere anche la mia posizione espressa nel corso dell’incontro.
Allego copia dell’appunto.
Cordiali saluti.
F. F.

 

Tutti ricorderanno che nel mio programma amministrativo sostenevo che bisognava mettere in campo un progetto di sviluppo socio-economico basato essenzialmente su tre punti:

1) ampliamento del porto di Ponza e realizzazione del porto turistico di Le Forna con la conseguente loro gestione;

2) sistemazione dell’area ex Samip e sua riconversione ad attività turistiche, sportive e ricreative;

3) avvio delle attività museali e bibliotecarie favorendo lo sviluppo delle attività culturali e di recupero delle tradizioni, la valorizzazione della nostra storia, delle esistenze archeologiche e naturalistiche da fruire anche attraverso specifici percorsi (per la storia, pensavo, ad esempio, ad un percorso all’interno della linea di demarcazione della colonia dei confinati politici durante il fascismo);

Tre punti fondamentali per creare nuova occupazione per i giovani e le donne, assicurare nuovi proventi per le casse comunali ed arricchire e rivitalizzare culturalmente la vita dei residenti che così possono rielaborare la memoria storica e rinforzare la propria identità.

Alla luce di quanto detto, il proponimento di voler realizzare un museo trova in me, naturalmente, un interlocutore molto interessato e non solo per la mia particolare sensibilità di uomo che ha vissuto la sua vita nella scuola.

Non mi trovò d’accordo la proposta approvata con la delibera di C.C. n. 5 del 13 aprile 2013 perché la stessa mi apparve alquanto sommaria, non corredata da un regolamento per la gestione del Museo, non prevedente, ad esempio, un Direttore ed un Comitato tecnico-scientifico preposti alla definizione del progetto culturale e istituzionale dello stesso (che è la base di tutto) ed al relativo coordinamento degli interventi; quella delibera, inoltre, statuiva costi difficilmente sostenibili per le attuali realtà associative culturali locali, basate sul volontariato e senza scopo di lucro, dotate di buonissime competenze, candidate al suo allestimento ed alla sua conduzione.

Ho sempre pensato che nella nostra piccola realtà insulare – però così ricca, come prima detto, di storia, di tradizioni, di usi, e di esistenze archeologiche e naturalistiche – il museo dovesse avere anche una funzione di rimando al territorio in tutte le sue esplicazioni.
Insomma, un luogo di conoscenza e di preparazione alla visita del territorio con pienezza di cognizioni; quindi, non un luogo statico, polveroso, ma funzionalmente dinamico per offrire all’utenza la possibilità di addentrarsi nella cultura locale e di carpirne l’essenza, di esserne coinvolta.

Il progetto illustrato dal Prof. Padiglione sembra che presenti una missione orientata nel senso da me esposto ed auspicato e, pertanto, parta con il piede giusto; al riguardo, in quanto museo narrativo, polifonico, partecipato – direi anche nella sua realizzazione – ma anche contemporaneo, mi permetterei di proporre anche un altro nome: Museo di Ponza – Gentes et genius loci.

 

Un’ultima cosa la voglio dire sul metodo di lavoro, perché dello specifico fattuale, credo, si avrà modo di approfondire nel futuro (ad esempio, nel museo, vedrei bene la riproduzione di ambienti domestici nelle case-grotta o nelle abitazioni in muratura dell’ottocento, con particolari elementi di arredamento che ancora sono reperibili).

Il coinvolgimento delle realtà associative locali nel processo realizzativo del museo è cosa a me molto gradita perché, per mia impostazione politica, credo molto nella partecipazione, ma non posso non notare, nell’invito a questa riunione, la mancanza di altre associazioni culturali presenti sul territorio, che hanno una loro significatività (senza per questo sminuire quelle qui presenti di cui ho un’altissima opinione e loro lo sanno).

Mi riferisco, ad esempio, al Comitato “Carlo Pisacane”, all’Associazione “Cala Felci”, all’Associazione musicale, all’Associazione “Compagnia di Trinchetto”, all’Associazione “Ponza Racconta”; altre, probabilmente, mi sfuggono, ma non sono meno importanti.

Nel progetto si parla dell’importanza della ricchezza di riferimenti e testimonianze che si trovano negli archivi informatici della rete on-line; ebbene, a me sembra molto importante potersi avvalere anche dell’Associazione “Ponza Racconta” che gestisce l’omonimo sito internet in cui, all’insegna di “prima che il tempo cancelli le tracce, raccogliamo insieme la storia e la cultura di Ponza e dei Ponzesi”, oggi presenta una produzione di oltre seimila articoli, tra i quali una ipotesi progettuale di museo.

Naturalmente, il coinvolgimento della scuola e degli studenti, per il potenziale formativo che ha l’iniziativa in parola, sarebbe fortemente auspicabile.

La cultura non ha e non deve avere steccati; il mio auspicio è che tutti possano essere coinvolti e possano apportare il proprio contributo proprio perché venga valorizzato il concetto di inclusione, che mi sembra essere un punto fondamentale della missione del progetto.

17 marzo 2016
Immagine di copertina: “Porta di Lampedusa, Porta d’Europa” in ceramica refrattaria e ferro zincato, alta 5 metri, inaugurata il 28 giugno 2008, e’ un’opera di Mimmo Paladino voluta e realizzata da Amani.

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