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0031-031 l-05 c-2-20 ss15 9 Una delle volti delle camere delle grotte di Pilato

Componendo fango sotto il faro di un’isola imprecisata (1)

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di Derek White
Traduzione e commento di Silverio Lamonica

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Premessa 

Prosegue la visita di Derek e della sua ragazza a Ponza – per le precedenti puntate leggi qui e qui.
Il titolo di questo secondo “capitolo” cambia, perché il protagonista, avendo terminato la lettura di “The Fixed Stars”, ha iniziato a leggere l’opera di un altro autore: Peter Markus – “We make mud” (Componiamo fango).

Peter Markus. We Make Mud

“Peter Markus è uno scrittore in sintonia con il potere del linguaggio, come un mistico che crede che l’universo sia stato creato con una parola, come che il solo nominare qualcosa gli dia la facoltà di esistere. O come un bambino che sta imparando il potere del linguaggio per evocare le emozioni o ricreare il mondo. Peter Markus costruisce “We make mud” da piccoli elementi, come sono questi, semplici storie il cui potere emerge lentamente, attraverso la ripetizione, il raccontarle di nuovo, i piccoli cambiamenti di senso” (da: American Book Review).

Ed ora seguiamo passo passo questa simpatica coppia di visitatori, ancora alla scoperta di alcuni angoli molto suggestivi della nostra isola…

Il testo inglese si può consultare a questo link:
www.5cense.com/12/re-mud-ponza.htm

“Continuando la trama e mantenendo ancora il riserbo di non fare nomi, nemmeno nomi propri, ci svegliamo su quell’isola imprecisata. E’ il mattino dello stesso giorno di 2012 anni fa, dopo che un tale fu messo in croce, presumibilmente risuscitò e diventò nient’altro che un semplice mortale. Ci troviamo in questo luogo dove ci sono ricordi costanti di questo tizio che si presume sia morto per noi. Dopo che le tenebre della notte si sono squarciate, ci riempiamo la pancia fuori ad un terrazzo, sebbene faccia freddo. Anche se non piove come il giorno precedente, fa più freddo, e su quest’isola non hanno mezzi per riscaldare l’aria all’interno delle abitazioni, sicché molta gente si reca qui soltanto nei periodi più caldi”.

Uno dei limiti per cui è difficile avere un turismo nel periodo di bassa stagione a Ponza, certamente è la carenza di impianti di riscaldamento adeguati in alcuni alberghi e, soprattutto, nelle abitazioni private; l’isola è molto esposta ai venti e del resto il giorno di Pasqua nel 2012 era l’8 aprile…

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Edicola Cuore di Gesù ex scuola media La Piana

“Partiamo per scalare la collina più alta dell’isola per vedere ciò che c’è da vedere, zigzagando su per vialetti e sentieri, attraversando cortili di privati, finché le case finiscono e un sentiero rabberciato s’inerpica lungo un muro a secco. Dovrebbe uscire il sole, ci alleggeriamo di qualche indumento, ma poi il sole va a nascondersi dietro le nuvole, oppure ci fermiamo ad osservare qualcosa e quindi torniamo a coprirci meglio. Caldo, freddo, caldo, freddo e ci sono cani che sbucano dappertutto lungo questo cammino, come se lo facessero apposta, specialmente in posti determinati lungo il sentiero, all’incrocio di altri sentieri. In cima alla collina c’è una costruzione abbandonata, mezza rovinata ma ancora in piedi. C’è anche un uomo che lavora in un terreno, il quale possiede un cane nero dal pelo lucido che digrigna i denti, proprio sulla sommità della collina, presso una chiesetta.

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Corridoio diroccato del Semaforo

Lungo il sentiero sottostante ci imbattiamo in una serie di mattonelle in ceramica, simili a quelle che descrissi all’inizio del precedente capitolo (una Via Crucis osservata a Roma n. d. t. ) collocate per onorare sempre quel tizio che 2012 anni fa fu crocifisso in questo giorno, soltanto che in questa serie ci sono 15 stazioni, non 13. Seguiamo queste stazioni a ritroso,così sembra che egli venga giù dalla croce, si rivesta e porti la croce giù dalla collina, dove la gente lo ferma per lavargli i piedi e per asciugargli il sudore della fronte.

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Interno di stanza semidistrutta del Semaforo con travi cadute; dalle aperture scorci di panorama dell’isola

Terminata la lettura del libro cui ho riferito nel capitolo precedente, ora ne ho subito portato un altro con me, in caso di pioggia. Quest’altro libro (“We Make Mud” di Peter Markus – NdT) che ho portato con me sul battello per raggiungere quest’isola, è stato scritto da uno che io chiamo fratello…

 

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Tratto interno di una scala a chiocciola in muratura

Derek si sofferma a commentare alcuni passi del libro, con riferimenti ad altre opere scritte da Markus, aggiungendo delle riflessioni personali su plagio e copyright.

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Piastrella della Via Crucis su un muro a secco e cartelli alla biforcazione per il Monte Guardia e per il Fieno

“Tornando alla storia da cui sto rielaborando virtualmente questo racconto, dopo che siamo discesi dalla collina più alta dell’isola – un’isola senza melma o fiumi, ma piuttosto rocciosa in mezzo al mare – stabiliamo che non abbiamo camminato abbastanza. C’è un cartello indicatore abbattuto che segnala il faro nella lingua dei suoi abitanti, vicino ad una di queste mattonelle che mostra il tizio con la croce addosso. Così decidiamo di proseguire per vedere questo faro. Non lo stesso faro che il fratello (del libro che sta leggendo – NdT) definisce “luna” o che la luna sia il faro, ma un faro, nient’altro. Sopra di noi le nubi diventano sempre più nere e non siamo preparati se non per una veloce scampagnata sulla collina più alta; quando ce ne allontanammo c’era il sole, ma proseguiamo attratti da questo faro, da questa sirena.   Quando siamo là, scoppia il temporale che forse rende questo faro più medievale di quello che è, simile ad una rocca fortificata da un castello, esposto su una rupe scoscesa e frastagliata da guglie che s’elevano a piombo, proprio come descritta in un altro libro famoso, in cui due fratelli nani vanno in cerca di un anello. Restiamo delusi scoprendo che ad un certo punto non possiamo andare oltre, perché vi hanno istallato un cancello in un tunnel che attraversa la roccia e non abbiamo la chiave. E piove,ma la pioggia non ha mai ucciso nessuno”.

Soffermiamoci un po’ sulla delusione di questi due ospiti nel trovare il cancello chiuso, che impedisce loro la salita e la visita al faro! Solo di recente si cominciano ad organizzare escursioni guidate, cito ad esempio le visite guidate del solerte Domenico Scotti, e alla Cisterna Romana della Dragonara a cura della Pro Loco, occorre però intensificarle e includere nel novero anche quella al Faro della Guardia. Inoltre è opportuno informare gli ospiti, con tutti i mezzi mass-mediali a disposizione, che in alcuni luoghi inaccessibili (stilare un apposito elenco) ci si può andare solo con una guida, per motivi di sicurezza e per scongiurare atti vandalici.

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Faraglione della Guardia e faro

“Trascorriamo la maggior parte del giorno cercando di asciugarci, rimanendo in quel modo, il che significa prendere un asciugacapelli e usarlo sui vestiti e le scarpe. Quindi ci rimpinziamo con animali oceanici commestibili, cercando di generare calore all’interno, poi ci ficchiamo sotto le coperte fino al nuovo giorno, quando ci riempiamo ancora la pancia e facciamo un’altra passeggiata verso le rocce al di sopra della spiaggia che ha preso il nome dalla luna.

 

Note
Il testo in corsivo (tradotto) è di Derek White; i commenti di S. Lamonica sono in carattere normale
Le foto sono di Derek White.

[Componendo fango sotto il faro di un’isola imprecisata (1) – Continua]

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