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k1-16a ambrosino-06 f-04 ss24 la-galite-2009 L'ingresso pricipale delle grotte di Pilato presso il porto

Donne, fuoco e fiamme

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di Gabriella Nardacci
Le streghe di Peveragno CN

 

Ci fa piacere pubblicare per la ricorrenza dell’8 marzo questo articolo di Gabriella Nardacci, che fa da contraltare – ma neanche tanto, per essere un diverso aspetto dello stesso fenomeno: la violenza sulle donne – a quello su Santa Maria Goretti ripreso giovedì scorso (3/3) dalla stampa pontina e riportato ieri sul sito (leggi qui in file .pdf: Latina Oggi. Santa Maria Goretti)

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La porta di casa era di solito aperta o con la chiave nella toppa. Io e i miei fratelli, allora bambini, correvamo su e giù per le scale fino alla strada, dove avvenivano i nostri giochi e da dove la mamma raccoglieva o stendeva il bucato con lo sguardo attento su di noi e da dove ci chiamava a voce alta quando era ora di rientrare in casa che si era fatto scuro. Dopo che anche mio padre era rientrato a casa dal lavoro, allora si toglieva la chiave e si chiudeva la porta e chiunque veniva a trovarci dopo cena, bussava dicendo a voce alta il suo nome.

In alcuni giorni, però, e molto frequentemente nei giorni in cui c’era mercato, accadeva che qualcuno ci avvisasse che erano arrivate le “stroleghe”. Mia madre allora, chiudeva a chiave la porta di casa e ci invitava a stare zitti. Le stroleghe erano ritenute pericolose e ci mettevano sempre tanta paura. Ci rifugiavamo accanto alla mamma, in silenzio fino a quando, mia madre, controllava alla finestra che la situazione generale, in strada, era ritornata nella norma.

Il termine strolega era usato in forma dialettale e significava appunto “strega” e zingara.

Nell’immaginario collettivo erano donne brutte, anziane, vestite di stracci e anche capaci di volare su manici di scopa (povera Befana!) e che avevano a che fare con il diavolo. Donne che sapevano leggere il destino e che rubavano anche i bambini per venderli, ammaliavano gli uomini sposati con pozioni e fatture, rubavano l’oro e i soldi e portavano malattie e malocchio.

Probabilmente il Medioevo aveva caricato questa immagine di donna, di tanti elementi negativi da farla considerare una creatura inferiore e per questo da tenere alla larga. Anche la Chiesa contribuì con il processo di demonizzazione delle streghe e le considerò eretiche e punibili con la morte sul rogo.

Numerosi sono stati i libri e i film che hanno raccontato di processi davanti al Tribunale dell’Inquisizione e ogni forma di tortura serviva per far confessare le sventurate.
A loro si attribuivano rapporti con il diavolo e feste orgiastiche.

In alcuni testi inquisitoriali, sono riportate le confessioni di una strega sabina Bellezza Ursini che racconta l’arte della stregoneria. Racconta di aver intrattenuto rapporti con il diavolo e con animali, di aver partecipato a sabba, di essersi cosparsa di unguenti contenenti sostanze allucinogene… Stremata dalle torture la povera Bellezza Orsini si suiciderà in carcere, colpendosi più volte alla gola con un chiodo; sfuggirà così al rogo.

E in effetti le torture erano così dilanianti e feroci che la donna raccontava quello che l’Inquisizione voleva sentire.

Per circa trecento anni, queste donne, furono considerate responsabili dei mali dell’umanità e tanto fu la convinzione che si scrissero alcuni trattati su come annientare una strega. Si ricorda, a tal proposito, uno fra i più terribili manuali del XV secolo “Malleus maleficarum” (letteralmente “Martello delle malefiche”, dei frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer – 1487) e il film muto, Haxan” del 1922, diretto da Benjamin Christensens, prese spunto proprio dal suddetto trattato.

Malleus Maleficarum. Book

Haxan

La stregoneria attraverso i secoli (Häxan), un film del 1922 diretto dal regista Benjamin Christensen, prodotto dalla Svensk Filmindustri

Sono stati fatti processi a non finire, torture indicibili che terminavano con la morte. Alcune imputate, sopravvissute alla tortura, furono arse vive.

Alla fine del XV secolo e all’inizio del XVI, in uno scritto si legge che a Como, seicento imputate furono arse vive e a Tolosa, in un solo giorno, ne arsero quattrocento.

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Fredegonda fa giustiziare Ennio Mummolo e alcune donne accusandole di stregoneria per aver avvelenato il figlio Teodorico – miniatura dalle “Chroniques de France ou de Saint-Denis”, 1332-1350

Due domenicani, in un testo, scrivono: “Se una donna pensa con la sua testa, pensa male…” e ancora “donne buone ce ne sono, ma poche. Le più sono una minaccia”.

L’ultima strega fu condannata in Svizzera nel 1782.

***

La storia insegna che le donne, isolate nella campagna e conoscitrici di erbe e radici buone da mangiare e per curare, in alcune notti di luna piena (per vederci meglio?), insieme con altre donne, andavano nei boschi per raccogliere queste erbe.Il giorno lo dedicavano a tutte le altre mansioni che sbrigavano da sole.

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Le streghe son tornate (Las brujas de Zugarramurdi – Le streghe di Zugarramurdi), film di Alex De La Iglesia (Spagna 2013; Italia 2015), con Carmen Maura

Dopo aver raccolto le erbe, si riposavano sotto un albero e si scambiavano suggerimenti, ricette, e metodi curativi da mettere in pratica con le erbe raccolte.

S’improvvisavano anche medici, poiché questi ultimi abitavano in città ed erano costosi e non andavano a curare in campagna.

Le donne conoscevano anche il corpo umano. Sapevano sistemare le ossa slogate (in alcuni paesi, ancora oggi c’è qualche donna anziana che sa fare queste pratiche e mi risulta che a Ponza c’erano guaritrici famose), preparavano impiastri da spalmare sulle parti doloranti e preparavano sciroppi e tisane varie. C’erano donne che leggevano il destino nell’olio e nei fondi di caffè e con formule, canti e gesti vari, toglievano il cosiddetto “malocchio” (l’uocchie sicc’).

C’erano donne che per amore e odio e anche per “volare” inventavano i “filtri magici” e a proposito del “volo” su un “Trattato di magia” si legge: “…bagnare i gambaletti in un ruscello prima del sorgere del sole, indossarli. Scrivere per terra la destinazione e puntare un ramo di leccio, in precedenza tagliato dall’albero, verso la direzione da prendere. Per fermarsi in aria, agitare il ramo come frusta e gridare la parola: Amech”.
Per lo stesso scopo è anche riportata la pratica di ungersi di grasso di avvoltoio, sangue di nottola e sangue di bambini lattanti, invocando il demonio e recitando la formula: “Unguento, unguento, mandame a la noce di Benivento, supra acqua et supra ad vento, et supra ad omne maltempo”.
Non si hanno notizie concernenti persone che hanno provato a farlo e mi viene da sorridere a tal proposito.

Noce di Benevento

“Un gran noce di grandezza immensa germogliava d’estate e pur d’inverno; sotto di questo si tenea gran mensa da streghe, stregoni e diavoli d’inferno

Le stroleghe leggevano la mano e le carte e cercavano di predire il futuro osservandone i segni.
Certo è che, di là dalla superstizione, molte donne sono state delle abili curatrici.
Sono state le prime ad aver intuito che “il papavero alleviava il dolore, gli infusi di tiglio, malva, camomilla calmavano, la digitale curava le malattie del cuore e le acque minerali, il fegato”.

Io mi ricordo di un liquore fortissimo che si chiamava il centerbe e che si usava anche per il mal di denti. E mi ricordo delle tisane di malva per il mal di pancia e dei fumenti con alloro, salvia, rosmarino e bucce di arance e limone per la tosse secca e il raffreddore e di una crema al peperoncino e non so che altro, la quale, spalmata su una parte dolorante, faceva passare il dolore.

Rimedi naturali che funzionano ancora a oggi e cui si ricorre spesso quando non si vuol rimanere intossicati dai troppi medicinali che riempiono gli scaffali delle farmacie. Rimedi naturali che svolgono azioni terapeutiche senza effetti collaterali. Una medicina alternativa che va incontro a quella ufficiale, insomma.

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Le streghe (The Witches) è un romanzo per bambini, del 1983, dello scrittore inglese Roald Dahl

Nei libri di storia le prime donne sono state le raccoglitrici di erbe e sono quelle che, nella sedentarietà dopo tempi di nomadismo, hanno dato inizio all’agricoltura e man mano, nei periodi storici successivi, hanno fornito prova di grande intelligenza e capacità in ogni ambito.

Un potere al femminile che ha generato anche false dicerie e grandi offese ma che, inconsciamente riconosce a noi donne quella forza silenziosa che, a parole, chiamano “fragilità”.

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Gruppo di donne – miniatura dalla “Genesi di Vienna”, Siria, VI sec. – Vienna, Österreichische Nationalbibliothek

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Le streghe di Eastwick (The Witches of Eastwick) è un film del 1987 diretto da George Miller, basato sull’omonimo romanzo di John Updike; con Jack Nicholson, Cher, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer

 

Immagine di copertina: La commemorazione attuale dei roghi alle streghe di Peveragno CN (fra il 1485 ed il 1522)

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