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Memo 45. Smorzare… Insabbiare…

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di Sandro Russo
Insabbiare. Vignetta

 

Mi ha dato da pensare l’articolo di Concita Di Gregorio, da Repubblica di un paio di giorni fa… Il richiamo ad un sano buon senso, che contrasti l’orgia di superficialità dei tempi che corrono. Articolo intenso, di contenuti alti e ben scritto…
Che comincia così: Dipende. Vorrei vivere in un mondo dove fosse ancora possibile rispondere così a chi ti chiede — continuamente qualcuno ti chiede — cosa pensi della medicina naturale della riforma del Senato dell’accesso ai tracciati telefonici di un morto, delle donne che portano in grembo un bambino che sarà poi figlio di altri. Dipende, vorrei poter rispondere e invece non si può perché non c’è tempo, non c’è voglia di capire e di ascoltare, di distinguere: puoi solo votare adesso, mettere un mi piace, un pollice verso, scrivere un wow — oppure tacere.” (si può leggere per intero il relativo file .pdf in fondo a questo articolo).

Lo scritto della giornalista mi ha fatto riconsiderare i dubbi che da sempre nutro su Fb e congeneri, in quanto espressioni di un pensiero (troppo) semplice, di assenza di sfumature; come un rifuggire dalla complessità e dagli effetti positivi del dubbio.

Insabbiare

Dal generale al particolare…

Certi problemi sono troppo complessi per liquidarli con un “mi piace” o un pollice alzato o con facili battute (…eufemismo per stupide!); come quelle sui “nostri accademici della cruschetta”… E di Ponza racconta (balle)… ne vogliamo parlare?

Ma quando gli attacchi personali mostrano la corda, davanti ai fatti, ecco che scende la coltre del silenzio… Allora l’autore e i suoi più scalmanati supporters – quelli che in puro stile Fb commentavano “Mi piace”, “Bene così Assessore! Hai fatto bene a cantargliele chiare…” – ‘fanno pippa’ (vernacolare per ‘tacciono’).
Mai un ‘dipende’, un ripensamento; meno che mai una parola di scuse…

Abbiamo aspettato qualche giorno (leggi qui)… Ma pare che smorzare, insabbiare, far finta di niente… diventino le parole d’ordine, quando illazioni e offese o – diciamolo pure – ‘le cazzate’ mostrano la loro vera natura… Quando un grande vecchio esprime con voce ferma e pacata le sue ragioni non contingenti e il suo diritto al rispetto.

Tanto era dovuto a chi ciarla di “verità” e di “tasche bucate”.
Sandro Russo

Bambini
L’articolo citato nel testo, da “La Repubblica” di martedì 1° marzo 2016: Da Repubblica. Concita De Gregorio. I diritti dell’amore e quelli dei bambini

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