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La nave che si arenò a Sant’Antonio

di Franco Zecca

 

La fotografia “Ponza in rosa” capitatami sotto gli occhi casualmente  mi ha fatto ricordare un fatto avvenuto nel 1968, che se fosse accaduto quando è stata scattata la foto avrebbe provocato una tragedia peggiore di uno tsunami.

Ponza in rosa (foto da Flickr) [1]

Erano i primi di maggio o giù di lì, a Ponza c’era la troupe cinematografica per girare il film “Il sole nella pelle” del regista Giorgio Stegani Casorati con interpreti una giovanissima Ornella Muti e Alessio Orano, all’epoca esordienti ed in carriera [per: “Un’antologia dei film girati a Ponza”, leggi qui [2]].

Molti amici ponzesi, allora ragazzi, parteciparono come comparse a quel film e quel giorno c’era molta gente sul molo Musco a vedere e a partecipare inconsapevolmente ad una delle ultime scene del finale del film.

Locandina-di-il-sole-nella-pelle [3]
Ebbene proprio durante uno di quei “ciak” accadde un evento alquanto “spettacolare”. Mentre si sentiva solo il ronzìo della cinepresa qualcuno dalla piazzola del lanternino gridò: – Ma che ffà chillo? Maronna mia, se so’ ‘mpazzute abbuordo…!

In effetti una nave superò l’ultimo scoglio della scogliera radendolo e ad alta velocità si stava dirigendo verso la spiaggia di Sant’Antonio in direzione del “Gennarino a Mare”.
Né le grida della gente né il gommone della Capitaneria di Porto, che era in acqua a sostegno della troupe, riuscirono a fermarla. Nel frattempo il regista aveva fatto girare la cinepresa verso la nave e forse il filmato ripreso, chissà, sarà in qualche magazzino impolverato di Cinecittà.

La nave russa sugli scogli [4]
La nave, di cui l’indomani si conobbe la provenienza russa e il suo equipaggio abbondantemente ubriaco di vodka, si fermò con la punta della prua a circa 3 metri dal balcone dell’ultimo piano dell’albergo, in equilibrio stabile perché si era arenata nella sabbia morbida e gli scogli sottostanti l’albergo l’avevano fermata definitivamente.

Il fatto, all’epoca, suscitò meraviglia e tante discussioni. Negli anni successivi la scogliera della caletta fu allungata e resa più possente e sicura, e non per fare la Cassandra, ma una riflessione si impone: cosa succederebbe oggi se si verificasse qualcosa di simile, con tutte quelle barche ormeggiate nella rada come nella foto di cui faccio cenno all’inizio del mio ricordo?

Sono quindi d’accordo con chi vuole aumentare i posti di ormeggio o quantomeno dislocare altrove (Le Forna?) l’esubero di barche… ma si evitino i pontili galleggianti, per favore.

Comunque quella nave russa rimase lì per un bel po’ di giorni, finché non vennero da Napoli due grossi rimorchiatori che la disincagliarono e la trainarono via, lasciando sul fondo del mare un grosso solco, per tutta l’estate e che io esplorai: non c’era più la posidonia e non sarebbe mai più ricresciuta.
Il solco rimase fino alla prima levantata di autunno e molte cose cambiarono, ma questa è un’altra storia.

 

Commento di Biagio Vitiello
A proposito della nave ritratta nella foto… non era russa, ma neanche americana!

Per Sandro Romano: la nave-cisterna Sesia non era in origine americana, ma della nostra “gloriosa” Regia Marina Italiana, del 1934.

Sesia1934 [5]

 

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Nave cisterna Sesia.2 [6]