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Silverio Guarino, mio cugino

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di Silverio Guarino
Mio cugino Silverio Guarino. Orizz

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Lì per lì, avrei voluto fare solo un commento alla notizia della sua morte, avvenuta il 12 di questo mese di febbraio, ma poi ho ritenuto giusto parlarne un po’ più a lungo, con questo mio contributo, tanto Silverio non potrà leggerlo per poter poi arrossire di pudore, come avrebbe fatto al solo pensiero di un articolo su Ponzaracconta che parlasse di lui, Silverio Guarino, figlio di un fratello di mio padre, zio Tatonno ‘u ‘ianchiér’, il macellaio della Punta Bianca.

E non è questo un “coccodrillo” di cui ho avuto modo di dissertare nel passato, perché lui, di “coccodrilli”, non ne aveva certo bisogno.

Uomo mite, probo, schivo e pudico, mi affascinava (quando ero studente in medicina) con le sue lezioni di anatomia comparata, quando “sfasciava” il quarto di bue dividendo con i suoi coltelli muscoli e tendini, descrivendomi i diversi pezzi, senza tagliare mai e senza “rovinare” la carne da proporre al pubblico degli acquirenti.

….E intanto mi raccontava di quando studiava il latino e anche il greco, insieme a pochi altri allievi presso la scuola del mitico Don Luigi Parisi sugli Scotti e insieme ci ripetevamo le declinazioni e le coniugazioni che non tardava a ricordare una volta “stimolato”.

Quando i suoi genitori morirono (quasi contemporaneamente), lasciò la macelleria della Punta Bianca alla sorella Bettina e attivò un’altra macelleria a Le Forna, dove tutti lo ricordano ancora per i suoi modi dolci e il suo sorriso disarmante e sempre pronto alla battuta.

In vecchiaia, per i suoi dolori articolari (soprattutto alle ginocchia), mi faceva sorridere per i suoi tentativi di cura con l’apposizione locale di foglie di cavolfiore che, a sua detta, gli facevano bene (l’aveva letto su un giornale femminile).

Ma il bastone no; faceva troppo “vecchio”, anche se abitava alla “Salita Scarpellini”, che non fa bene né ai vecchi né ai malati.

E poi, la sua passione per l’Inter, ravvivata dal soggiorno della figlia Elisabetta a Milano (quando andava a San Siro con la sciarpa nerazzurra) e il suo dispiacere nel sapere che i miei figli (di dichiarata fede juventina) non potevano gioire come lui, nei tempi in cui la sua squadra vinceva tutto quello che si poteva vincere.

Nei tempi più recenti, facendo seguito alle mie domande, ricordava la sua partecipazione alla banda musicale di Ponza, con il suo “flicorno tenore”, mentre il papà (zio Tatonno) suonava il “bombardino”; mi ricordava anche quelle figure storiche di Ponza, che si affacciavano alla macelleria: “Urgentino” (detto “Martiello”) e Silverio ‘u matt’, riportandone aneddoti e curiosità.

E quando andava a messa, sempre di basso profilo, negli ultimi banchi, con pudore e con estrema leggerezza.

Un ricordo della mia infanzia: quando si sposò, io avevo sette anni e, durante la messa, sobbalzai alle parole del sacerdote: “Vuoi tu, Silverio Guarino, prendere in moglie… ”.

Mi girai di scatto verso papà che mi rassicurò subito con un sorriso: io ero quello “junior” e lo sposo quello “senior” dei “Silverio Guarino” della mia famiglia e la domanda del prete non era rivolta a me.

Ora, dopo la sua dipartita, non sono più né “senior”“junior”, ma sono l’unico Silverio Guarino della mia famiglia.

Ma il motivo ancora più importante per cui la sua figura deve essere ricordata è perché, che io sappia, è l’unico ponzese che non abbia mai fatto causa a qualcuno né che qualcuno abbia fatto causa a lui.
Il suo animo dolce e pacato non poteva diversamente manifestarsi.

Sicuramente ha tracciato un sentiero per chi, come me, vuole sporcare poco e lasciare un buon ricordo di sé.
Lui c’è riuscito

Silverio Guarino alla Parata

La foto, di oltre 10 anni fa, è legata a un bel momento e a un bellissimo posto, la Parata

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1 commento per Silverio Guarino, mio cugino

  • Franco Zecca

    Ho un ricordo molto preciso di Silverio Guarino dagli inverni passati insieme a Ponza, tra il ’67 e il ’71, in lunghe partite di “tressette a perdere” al bar di Sant’Antonio, da Veruccio ‘u Chiattone.
    Prima lo conoscevo, certo, ma non così bene. Penso che giocando a carte con delle persone, giorno dopo giorno, la conoscenza si approfondisca; molte amicizie nascono o si rafforzano giocando a carte insieme e si prolungano poi negli anni.
    Ho apprezzato molto il carattere vivace e sincero di Silverio. Mi mancherà.

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