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Abb’ coglie, iastemma no

di Franco Zecca
Orso pensoso [1]

 .

Da questa curiosità scambiata con mio cugino Sandro è nato un approfondimento che mi fa piacere partecipare ai Lettori di Ponzaracconta, su un detto che spesso si sentiva a casa nostra. Specie da parte dei più vecchi: da nonna Natalina, per dire…

E’ una frase dal significato piuttosto oscuro: “Abb’ coglie, iastemma no!” per il relativo oblio cui è andato incontro nel dialetto corrente, il termine abb’, abbastanza desueto.

Abbiamo effettuato una ‘ricerchina’ sul web e tra gli amici, anche in altri dialetti:

La frase esiste nel calabrese: U gabbu coglia, a jestima no” (Il gabbo colpisce, la bestemmia no)
“Bellissimo detto che entra nel cuore della cultura gizzerota [2] (di Gizzeria in provincia di Catanzaro, nell’hinterland di Lamezia Terme), attraverso il concetto di “gabbo”. Il gabbo è in parole povere la meraviglia che si prova nel vedere una persona ridotta male, una meraviglia spesso associata a un celato godimento. La superstizione vuole che chi prova questa meraviglia poi si troverà nella stessa situazione della persona commiserata. La bestemmia invece è un augurio di morte o sciagura riferito a una persona, e può “colpire”, cioè avere effetto, ma in genere non lo fa.

E nel dialetto siciliano, ci chiarisce Tano (Tano Pirrone, comunicazione personale – NdR) esiste quest’espressione: Né iabbu né maravigghia!”

“È il severo monito – figlio di secolare esperienza trasmessa da generazione in generazione – con cui si censura l’atteggiamento di chi prende in giro o si scandalizza per comportamenti a suo avviso scandalosi o inopportuni. Mai criticare o scandalizzarsi! Ciò che desta critica o meraviglia potrebbe accadere a te – anzi certamente accadrà per una collaudata forza del destino. Tutti nuotiamo nello stesso fiume, tutti ci bagniamo con la stessa acqua, mai sentirsi diversi o al sicuro delle imprevedibili sorti che il fato tesse. La figlia di Tizio, studiosa, educata, riservata, tutta casa e chiesa è rimasta incinta e non si sa chi sia il padre? Non criticare, non sbalordirtene perché la stessa cosa potrebbe avvenire a tua sorella o a tua figlia (Tano Pirrone, comunicazione personale)”

Si desume che “gabbo” (trasformato inopinatamente nel napoletano/ponzese abb’) sia una poco cristiana irrisione, mascherata da malcelato senso di superiorità

Correlato allo stesso concetto c’è un altro ammonimento: Nun te fa’ mast’! (sottinteso: …perché potrebbe capitare anche a te).

Come si vede nella cultura popolare ammonimenti a sfondo morale non mancano…

Gradiremmo commenti e contributi dei lettori su detti e proverbi dal significato un po’ oscuro e/o andati in disuso nel tempo, come per le curiosità innescate per altri modi di dire: “Dio ‘u ssape e ‘a Maronna ‘u vede”: (leggi qui [3]) e “A vist’ ’i fanale” (leggi qui [4]).

Vignetta Sergio Staino [5]