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Epicrisi (58). Dalla saggezza dei vecchi alla “timidezza” dei giovani

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di Vincenzo (Enzo) Di Fazio

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Lo “sparlare” di questo inizio settimana intorno alla nostra “flotta”, oggetto da tempo di discussioni quasi quotidiane, mi aveva portato a pensare in un primo momento, per questa epicrisi, ad un titolo tra il serio ed il faceto che potesse esprimere una sorta di “tragicommedia dei trasporti” dove da una parte c’è la problematicità di alcune situazioni come i fermi, i rinvii di partenze, i ritardi, le pedane, ecc. e dall’altra l’ironia che certe situazioni suggeriscono.
Insomma i disservizi sono da tempo talmente frequenti che è impossibile non ricamarci un po’ sopra. Così, a metà settimana ci siamo imbattuti nella satira dell’arguto e simpatico pezzo di Rita “La pazziella in mano alle criature” dove, come nei cartoons, la realtà diventa paradosso.
Scirocco chiaro...
E proprio questo pezzo, e gli scritti relativi, hanno portato l’attenzione, ancora una volta ahimè, sull’argomento dei collegamenti marittimi; tema che si imponeva rispetto agli altri.
Mezzi vecchi e nuovi al centro delle notizie: il Quirino, ritenuto obsoleto fin quando è rimasto sulla linea delle nostre isole, viene riutilizzato nel golfo di Napoli e, col senno di poi, appare incredibilmente efficiente e migliore rispetto al don Francesco, con problemi anche di attracco a Ponza per via della pedana; il Laura con le sue soste forzate per le condizioni meteo-marine avverse fa rimpiangere il “vecchio” aliscafo Monte Gargano che in tanti ricordiamo capace di “viaggiare con tutti i tempi” grazie alla perizia e alle qualità di un grande capitano come Elio Altomare.

Ma… le quattro morti di questa settimana mi hanno intristito ed imposto, di conseguenza, un cambio di rotta. Il loro verificarsi richiede rispetto e induce a qualche riflessione.

Che si prospettasse una settimana ‘grigia’ s’era capito, per la verità, fin da uno dei primi articoli, quello di Silverio Guarino (Io mi farò cremare. E tu?)
E, quantunque, Silverio avesse affrontato con un po’ di ironia il disagio di una comunità che comincia ad avere problemi anche oltre la vita, i commenti (tanti, diversi, accorati) hanno connotato la questione di un carattere maledettamente serio.

Sono tutti anziani quelli che, questa settimana, se ne sono andati; appartengono a quel mondo che,  fatto di persone di poche parole e molti fatti, sta scomparendo come ricorda Giuseppe nel suo bell’articolo ‘A vista ‘i fanale.
Ci auguriamo che trovino pace e, soprattutto ci auguriamo che abbiano trovato posto in quello splendido villaggio che è il nostro cimitero, dove accade sempre più spesso che si debbano adottare per le sepolture delle soluzioni di ripiego.

Cimitero di Ponza
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La questione posta da Silverio è, quindi – come dicevo – maledettamente seria. E dobbiamo  sperare che la malasorte non si accanisca contro l’isola e che le morti, da qui in avanti, si diluiscano il più possibile negli anni confidando che, nel frattempo, il problema sia stato risolto.

Quindi la Ponza del mare, quella dei pescatori e dei naviganti, quella degli esempi da imitare, delle viuzze imbiancate a calce, delle case brillanti d’estate e cupe d’inverno, la Ponza dei saggi, con la perdita degli ultimi vecchi si va svuotando dei valori legati, oltre che alla presenza delle persone anziane, alle raccomandazioni e ai consigli che sanno dare come ci ricorda, nella circostanza, chi ha avuto a che fare con Gaetano, Onorino, Baingio e Silverio.
Onorino-Mazzella.1
Mi piacerebbe sapere quanti bambini sono nati in questi ultimi tempi per allontanare il brutto pensiero dell’assenza del ricambio.
Tempo fa avevamo cominciato a farlo ma la conta si è fermata, spero solo perché non ne siamo stati informati…

Sarebbe bello continuare in questa conta col segno positivo per avere conforto e conferma che la vita sull’isola continua in nuovi sgambettii, in nuovi giochi, in nuovi pensieri, in nuove apprensioni, in nuovi impegni, soprattutto in nuovi progetti.
Per avere conferma che questa nostra terra, quest’isola che sembra diventata opaca possa trovare nei giovani (non solo in quelli di generazioni isolane ma anche nei giovani di generazioni di immigrati che vanno integrandosi) la forza e la capacità del riscatto a dispetto della pericolosa deriva verso cui può andare se l’individualismo, dove nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, prevale sul concetto di comunità.
maniVecchieEgiovani
La situazione di Ponza mi fa pensare “alla società liquida” di Zygmunt Bauman dove il consumismo e l’apparire si impongono a dispetto dei valori. In una piccola comunità come Ponza forse certi fenomeni sono meno appariscenti ma oggi tutte le comunità soffrono una crisi di valori essendo venuti meno i punti di riferimento di ideologie, come ad esempio i partiti, così il singolo ha difficoltà a sentirsi parte di qualcosa che ne possa interpretare i bisogni. (*)
Questa situazione di disagio e di scollamento la soffre il Comitato Rinascita per Ponza che, al di là dell’assetto costitutivo e delle vicende interne, pone all’attenzione degli amministratori la necessità di momenti di apertura e di confronto per affrontare  ed analizzare  i problemi umani, sociali, economici e di cambiamento dell’isola.

Ci vorrebbe una svolta, un cambio di passo, una reazione alla rassegnazione ed al senso d’impotenza che si percepiscono in quel “senza bannera, senza speranza, comme cane mazziate cu ‘i recchie avasciate” della poesia di Franco De Luca.
Cane Orecchie basse
Ce la farà la comunità isolana a prendere coscienza dei propri problemi? A rimuovere il torpore che l’avvolge? A coagulare le proprie forze intorno a delle idee comuni? A proiettarsi in una visione che vada oltre i limiti del proprio isolamento?
O sarà ancora disunita, frammentata, conflittuale come esce fuori dal confronto settimanale tra Giggino e Sang ‘i Retunne?

 

(*) per un approfondimento leggi http://espresso.repubblica.it/opinioni/la-bustina-di-minerva/2015/05/27/news/la-societa-liquida-1.214625?refresh_ce

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