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ernesto-b k2-15 v7-20 ponza-cala-feola-sottocampo-1952-mario-sandolo-con-nonna-maria-avellino ss03 La tana dei re di triglie

Un tavolo di lavoro regionale per il futuro del carcere di Santo Stefano

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di Sergio Monforte

Santo Stefano Carcere borbonico

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Ventotene – A pochi giorni di distanza dalla visita del premier Matteo Renzi a Ventotene e nel pieno della bufera economica che continua ad imperversare sui mercati e sulle borse di tutta Europa, acquista ancor più forza il messaggio che il nostro Presidente del Consiglio ha voluto lanciare dalla piccola isola pontina.

Tornare allo spirito del “Manifesto” di Spinelli, Rossi e Colorni è, oggi, un percorso necessario ed obbligato, per sbarrare la strada al nazionalismo sfrenato, alla rinuncia del trattato di Schengen, alla crisi della moneta unica e quindi, allo sfaldamento della stessa Europa unita.

Opinione, questa, ampiamente condivisa, non solo dal Movimento Federalista, ma da quanti amano l’antica Pandataria dove, nel 1941, fu pensato e redatto quel documento politico per un’Europa libera ed unita, che ha garantito al vecchio continente settanta anni di pace e di civile convivenza.

Tra le mai sopite tendenze isolazionistiche (Gran Bretagna), i sogni svaniti di grandeur (Francia) e le costanti ambizioni di primato (Germania), oggi, alle prime difficoltà, la visione di un’Europa dei popoli, così come agognata da Altiero Spinelli e fortemente propugnata nel Parlamento europeo, a metà degli anni ‘70, scricchiola paurosamente, per cui, è fondamentale ritornare allo spirito del “Manifesto” e valorizzare quel simbolo riconosciuto dei “diritti negati”, qual è il carcere borbonico di Santo Stefano, per rilanciare, in tutti gli Stati membri, il processo di una Costituzione europea e di un’Europa davvero libera ed unita.

Manifesto di Ventotene

Ma l’apprezzamento al messaggio di Renzi va esteso ancor più, per avere, il premier, ribadito la ferma volontà dell’Italia nel voler procedere al restauro ed al recupero dell’ex reclusorio borbonico di Santo Stefano, indicando anche cifre da impegnare e tempi di lavoro.

Un impegno cui va dato, con immediatezza, pratica attuazione, stabilendo procedure corrette e condivise, come auspicato nello studio proposto dall’ex assessore regionale Giovanni Hermanin e coordinato dal prof. Antonio Impagliazzo.

Dichiarato, nel 2008, “monumento nazionale”, con Decreto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e “patrimonio storico-artistico dell’Europa”, nel 2013, l’isolotto di Santo Stefano è, infatti, uno scrigno di storia e di architettura al cui interno possono trovare ospitalità diverse iniziative. Ogni futura destinazione d’uso richiede, tuttavia, uno studio profondo, saggio e rispettoso, che ne preservi l’impianto originario e non ne comprometta l’anima architettonica e spirituale, valorizzandone le proporzioni e mantenendo inalterata la sua intrinseca bellezza.

Proprio per questo, l’obiettivo dell’intervento, che sarà finanziato essenzialmente con fondi europei, attraverso il Mibact, dovrà essere modulato in una serie di step che prevedano, innanzitutto, il consolidamento statico e la messa in sicurezza dell’intero complesso monumentale, con il miglioramento dei sentieri e degli accessi, il recupero dei depositi idrici minimi ed una prima necessaria dotazione elettrica; procedendo, quindi, al restauro conservativo della struttura ed infine, decidendone finalità ed uso, con la previsione di due sezioni basilari: quella di Santo Stefano, dedicata ad attività di documentazione e quella di Ventotene, finalizzata ad attività integrative e complementari, come pure della formazione e della convegnistica, su tematiche mirate alle nuove soglie della ricerca scientifica e della tutela dell’ambiente marino e terrestre.

Ovviamente, alla luce delle negative esperienze pregresse ed al fine di non vanificare gli intenti del governo e la realizzazione stessa dell’opera, un ruolo fondamentale dovrà essere riservato alla Presidenza del Consiglio, affinchè possa seguire i lavori di consolidamento e restauro dello storico manufatto, attraverso un gruppo di lavoro di elevata professionalità, demandando a Regione e Comune le scelte sulla futura gestione del bene.

A tal uopo, appare opportuno che la Regione Lazio costituisca, di concerto con la Presidenza del Consiglio e dei Ministri interessati, un soggetto rappresentativo delle diverse anime, in grado, unitamente al Comune di Ventotene, al Movimento Federalista, alla Commissione ed al Parlamento Europeo ed alle forze sociali, culturali e della politica, di individuare e promuovere quelle azioni necessarie e dovute, per rendere il progetto complessivo orientato ad una lettura univoca della gestione, nei confronti di entrambe le isole di Ventotene e Santo Stefano e del mondo del lavoro.

Ventotene

Il custodire e valorizzare il simbolismo che esse esprimono, rappresenta, infatti, per tutti i cittadini dell’arcipelago pontino un segnale forte di aggregazione culturale e sociale, in grado di proiettare le isole dell’Arcipelago al centro dell’interesse nazionale ed europeo.

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1 commento per Un tavolo di lavoro regionale per il futuro del carcere di Santo Stefano

  • arturogallia

    Finché al tavolo sederanno solo politici, non credo si realizzerà nulla di buono. Spero vengano coinvolti gli attori locali e gli attori culturali, tipo le UNIVERSITA’ (centri di ricerca per eccellenza, e checché se ne dica, in Italia a livello universitario c’è l’eccellenza mondiale), che non mi pare siano state minimamente coinvolte…

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