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Non solo calcio a 5, anche Checco Zalone, Ventotene e l’Europa

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di Vincenzo Ambrosino

non solo calcio a 5

Le Forna Mare – Montilepini 3-10

Questo risultato parla chiaro, una partita dominata dai nostri avversari dal primo all’ultimo minuto.
I nostri avversari hanno rimesso in luce tutti i nostri limiti che sono sicuramente tecnici e tattici ma assolutamente caratteriali. A questo punto una riflessione è d’obbligo: se siamo ultimi in classifica ci sarà un motivo evidentemente, fino ad oggi abbiamo dimostrato di essere inferiori a tutte le altre squadre di questo torneo.
Dovremmo quindi aver elaborato questo pensiero: il risultato positivo è una eccezione che può far piacere ma di solito arrivano e arriveranno risultati negativi. Ma se il risultato negativo è una probabile normalità dimostriamo molto spesso, quando subiamo queste batoste, di non saper accettare il verdetto del campo, per cui perdiamo la testa con atteggiamenti assolutamente controproducenti che non consentono e non consentiranno processi di maturazione e quindi di crescita.

Consiglio ai dirigenti di elaborare bene queste sconfitte con i ragazzi perché  conoscere i propri limiti è la base per ricominciare a tessere la trama di un percorso di crescita, evitare di comprendere questo significa continuare a perpetrare nell’errore per cui decidere di convivere con i propri limiti.

Per fortuna la squadra di seconda categoria ha vinto e ha in parte bilanciato il risultato sportivo isolano ma dobbiamo certamente dire che questa è stata per Ponza una settimana non positiva e infatti, anche mentre si assisteva alle partite sia nel campo di Cavatella che a Calacaparra, si continuava a parlare del mezzo “veloce” Laura che anche oggi non partiva da Ponza e che per tutta la settimana ha fatto i capricci per cui ha reso un cattivo servizio ai pendolari ponzesi.

Mentre Ponza resta a leccarsi le ferite di sconfitte e disservizi, nell’isola di Ventotene si sogna di diventare il cuore culturale dell’Europa, un cuore culturale da rifondare.

Dopotutto Ventotene è la terra  del grande Sindaco Socialista Verde “Beniamino del suo popolo”, che aveva tracciato questa strada che altri Sindaci stanno percorrendo. L’isola di Ventotene  era predestinata a diventare l’isola verde, l’isola di S. Stefano con il suo storico carcere era destinata a diventare Centro Culturale per unire due culture quella mediterranea con quella  del nord Europa .

ventotene

Culture che i greci portarono a spasso per il mediterraneo, rafforzate in seguito dai Romani, stabilizzate dal cristianesimo,  rinnovate e modernizzate dal rinascimento, umanesimo e protestantesimo e, in seguito, dall’illuminismo, globalizzata dai successivi imperi e interessi economici liberisti occidentali e tenute sotto pressione da teocrazie islamiche.

Grande impresa rifondare la nuova Europa e Renzi sembra che ci voglia provare e ci prova anche con la promessa di far partire i lavori di ristrutturazione del vecchio carcere di S. Stefano. Per questa opera sono stati stanziati in un primo momento 50 milioni, poi sembra che in diretta sulla piccola isola il Sindaco di Ventotene Geppino Assenso abbia strappato la promessa a Renzi e Franceschini di altri 30 milioni e con questi soldi cominciare entro l’estate 2017 il sogno che fu di Altiero Spinelli e il progetto che fu di Beniamino Verde: fare di S. Stefano un punto di riferimento per tutti i giovani alla ricerca della loro origine europea.

Renzi a Santo Stefano

Ma vedo che per adesso nell’impresa di sposare le diverse culture europee, l’unico che ci è riuscito è Checco Zalone nel suo “Quo Vado”. Checco ha avvicinato la cultura del sud, mediterranea, legata all’assistenzialismo statale, al posto fisso, al mammismo, al clientelismo, alla furbizia individuale per la sopravvivenza, a quella del nord  governata dallo Stato di diritto (riconoscimento costituzionale dei diritti soggettivi, in cui si garantiscono a tutti le giuste opportunità a patto che ognuno riconosca i propri diritti e i propri doveri, pratica della vera parità tra gli uomini e donne.)

Questo matrimonio  civile fra questi due mondi – spinto dall’unica forza che muove “montagne”, l’amore – non si è celebrato a  Bruxelles ma in un paese africano con la benedizione  addirittura di un capo tribù.

Altro che  Juncker (il presidente della commissione europea) che non può decidere niente che serva ai popoli e avvicinare le culture, il capo tribù  (che nella sua terra ha ancora il potere di decidere del destino di un uomo)  dopo aver processato il nostro Checco di cui  ha ascoltato il racconto/confessione della sua vita (tesa a cambiare per amore  ma  bloccata da concezioni culturali in lui radicate fin dalla più tenera età) questo capo tribù gli offre la possibilità di redimersi, gli offre la libertà della ragione. Checco ottiene la libertà di decidere della sua vita, la potrà spendere per se stesso al servizio degli altri o continuare a vivere per se stesso governato dalla cultura della paura e del ricatto. Che cos’è la conservazione del posto fisso se non la paura verso l’ignoto in un paese governato dalla politica corrotta e dalla malavita organizzata a sistema?
da Quo Vado

Checco decide di rinunciare al “posto fisso”, quindi a tutto quello che c’è dietro, accettando di vivere il mondo con la certezza di avere a fianco una compagna libera da pregiudizi e assumendosi la responsabilità del proprio figlio, per cui la responsabilità di costruire un futuro migliore per le nuove generazioni. Ma per costruire un mondo nuovo c’è appunto bisogno di una nuova cultura.

Io non so se questo era veramente il messaggio nel film di Checco Zalone, ma è chiaro che non bastano stanziare denari ed edificare templi o trasformare carceri in centri culturali;  per avvicinare popoli e culture ci vuole una forza che scardina le paure che ci distanziano e che fanno erigere fili spinati , costruire muri, armare aerei o trasformare gli stessi uomini in terroristi senza pietà per se stessi e per gli altri.

Renzi dopo il breve e intenso  blitz a Ventotene è ripartito per i suoi impegni, per cui i riflettori della stampa e della televisione si sono spenti, e l’isola è ritornata ad essere silenziosa e abitata solo dagli isolani residenti.  Da soli si ritorna a riflettere da isolani per cui vedremo se le promesse del Primo Ministro diventeranno nel 2017 realtà a S. Stefano, ma una cosa nel frattempo possiamo farla noi isolani delle isole ponziane, quella di lottare insieme per migliorare questa Laziomar che veramente sta deludendo e ulteriormente isolando i residenti delle isole dal resto d’Italia.

1_-Isole-ponziane_-Nuvole_-Foto-da-Flickr-copia

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