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I brand dell’infanzia, l’imprinting

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di Luisa Guarino

che buono il formaggino
Tempo fa ho risposto a un sondaggio telefonico per conto (ma questo l’ho saputo solo al termine dell’intervista) della Kraft. La prima domanda è stata: “Quale marca di formaggi le viene in mente per prima?”, e io giù sicura: “Galbani”. Notare bene che in frigo non avevo neanche un prodotto di quella marca mentre in bell’ordine, si dice così, no? erano disposte sottilette, formaggini e qualcos’altro, rigorosamente con il marchio Kraft. Finita la telefonata ho dovuto fare un esame di coscienza: quella risposta era stata “un lapsus freudiano”, un “condizionamento” bello e buono.

Galbani vuol dire fiducia

Mi spiego. Nella mia infanzia, a Ponza, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, l’approvvigionamento di prodotti caseari era assicurato da rappresentanti di commercio che viaggiavano su furgoni verdi e gialli su cui spiccava proprio la scritta Galbani. Dico io: ne sono passati di anni e di prodotti da quella data… eppure la mia risposta è stata immediata e sicura. Anche i primi yogurt o similari erano della stessa marca: si chiamavano Galbi e avevano vari gusti; li trovavamo nel piccolo negozio di Filomena e Adele di Rosa ‘i Santella, zie della nostra Rosanna.

Per analogia poi mi sono venute in mente anche altre marche (adesso le chiamano brand) degli anni ’50, quando vivevamo alla Parata. C’era il latte Giglio nelle bottiglie di vetro, verdi per quello scremato, rosse per quello intero, ma c’era soprattutto il latte condensato Nestlè, gioia e delizia della nostra infanzia: un richiamo irresistibile ancora oggi, nonostante l’età e le bizze della glicemia. All’epoca la confezione era un barattolo di metallo, trasformatosi in tempi recenti in un tubo di plastica. Io e mio fratello Silverio ne andavamo matti e lo consumavamo per colazione e non solo in bicchieri blu molto belli e grandi, che conserviamo tuttora come reliquie.

Latte condensato Nestlè

Ma torniamo… a bomba. Mentre sto finendo di scrivere già pregusto il piacere di una fetta di Galbanino, la provoletta di circa tre etti che ho comprato l’altro giorno. Sopra c’è scritto “l’originale”: molto di più, dico io, “l’unico”. A conclusione di questo mio scritto preciso che per la sua stesura non ho ricevuto alcun emolumento dall’azienda in questione, né tanto meno dagli altri brand menzionati.

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